FIORI DI LOTO - Maddalena Carbone - Questa è una poesia d’amore

 

Maddalena Carbone


Aprire vuoti nelle teste, aprire buchi nel discorso già costituito, fare spazio, aprire le finestre, le porte, gli occhi, le orecchie, il corpo, aprire mondi, aprire aperture impensate prima.”
(L’ora di lezione, Massimo Recalcati, 2014)

 

Qualche giorno fa, durante un’attività didattica dedicata a Ugo Foscolo, ho chiesto a un mio alunno quale poesia avesse preferito tra In morte del fratello Giovanni e A Zacinto. Sì, lo so: la domanda non è affatto semplice, specialmente se rivolta a uno studente tredicenne il cui unico pensiero, il giovedì alla quinta ora, è probabilmente il piatto di pasta asciutta fumante che lo aspetta all’uscita da scuola.

Paolo (nome di fantasia, ndr) ha tentato di accontentarmi e mi ha detto che aveva preferito A Zacinto. A quel punto non ho potuto fare a meno di rivolgergli la fatidica domanda: «Perché?». Due sillabe, sei lettere e un accento acuto capaci di mettere in difficoltà chiunque. Paolo è rimasto in silenzio, frugando avidamente tra le righe del libro alla ricerca di una risposta che lì, a pagina 288, tra un esercizio di comprensione e uno di analisi delle figure retoriche, non c’era.

Prima che Paolo precipitasse nello sconforto, ho provato a incoraggiarlo con qualche suggerimento: «La poesia ti è piaciuta perché ha un bel ritmo? C’è qualche verso che ti ha colpito particolarmente? C’è qualche immagine poetica che ti ha coinvolto?». Sapevo che non sarebbe stato facile, ma desideravo accompagnarlo verso una riflessione più profonda. Volevo spingerlo a dire qualcosa di autenticamente suo, che non fosse già scritto nel libro di antologia, ma nascesse dal suo pensiero critico. Mi aveva già dimostrato di saper ripetere le nozioni essenziali: della biografia di Foscolo conosceva anche le virgole e aveva capito che quella poesia era dedicata alla patria del poeta. Tuttavia, avevo bisogno che mi dicesse qualcosa di più.

E proprio mentre aprivo bocca per tirar fuori dal cilindro un’altra domanda, Paolo ha spalancato gli occhi e mi ha detto: «Be’, mi piace questa poesia perché parla d’amore!». Ho richiuso la bocca, deglutendo le parole che stavano per affiorarmi alle labbra. «D’amore?», ho balbettato. «Certo», mi ha risposto lui. «Questa è una poesia d’amore, perché si può amare tutto… Be’, a me piace l’amore, e per questo mi piace questa poesia».

Ho sorriso, ho annuito e sono passata al laboratorio di caviardage su un altro testo foscoliano. Per il resto dell’ora e, in seguito, anche a casa, ho continuato a pensare alla risposta di Paolo, alla semplicità del suo tono, a quelle spalle che scrollava con noncuranza, come se mi stesse spiegando la cosa più ovvia del mondo.


La primavera non inizia quando sbocciano i fiori.

Comincia sotto terra.


(Milton Fernández nel suo ultimo contributo al blog per Marginalia, visibile al link https://finestrelama.blogspot.com/2026/09/marginalia-milton-fernandez-linvenzione.html)

 

La poesia è un vento leggero, talvolta gentile, altre volte impetuoso, che ci sospinge verso terreni inesplorati, spazi bianchi da scoprire. In classe, per un momento, l’avevo dimenticato.

Volevo che Paolo mi spiegasse perché gli fosse piaciuto il testo, senza rendermi conto che ogni mia domanda lo allontanava dal suo modo di sentire, indirizzandolo verso pensieri razionali che non gli appartenevano e che erano frutto delle mie esperienze e dei miei studi. Non volevo imporgli un’interpretazione della poesia: desideravo soltanto aiutarlo a esprimersi, ad argomentare. Eppure, senza accorgermene, lo stavo conducendo verso la mia chiave di lettura, ma Paolo non aveva bisogno di una direzione già tracciata: gli serviva soltanto il tempo per trovare la bussola con cui orientarsi verso la propria rotta.

La sera, ripensando alla giornata scolastica, ho capito che per Paolo non era stato difficile riconoscere ciò che amava di quella poesia: era stato complicato spiegare razionalmente una preferenza che, per lui, non aveva bisogno di tante spiegazioni. Come può non piacere una poesia che parla d’amore, di qualunque tipo d’amore, se l’amore è il motore di tutte le cose?

Il lampo nei suoi occhi ha riacceso in me un turbinio di pensieri. Perché l’amore è una mano che stringe la tua quando vorresti abbattere il mondo; è l’amico che fa la guardia alla tua fortezza quando qualcuno prova ad assediarla; è il suono delle fusa la mattina presto e il profumo di un fiore spuntato tra le crepe dell’asfalto; è la terra in cui sei nato, che ti ha respinto e riaccolto; è l’ora di lezione in cui il segno non lo lasci tu, ma un alunno assonnato, che si riscuote dal torpore solo per ricordarti quanto sia semplice vedere le cose, se sei disposto a lasciarti andare. Se sei disposto a leggere quello spazio bianco in un modo autenticamente tuo, che forse neppure Foscolo, più di duecento anni fa, immaginava, ma che è il tuo, unico e solo, e per questo non meno prezioso.

 

 

 


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