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RADIO BABELE - Daniele Zanghi - Tre poesie di Tchicaya U Tam’si da Le mauvais sang

Daniele Zanghi X Dio mio questa irragionevolezza Sui miei passi lo stesso oblio, Nell’ombra, stesso scompiglio Contro l’autunno inoltrato Sempre lo stesso orizzonte Là una tomba dei tassi Degli uomini straziati Qui un prato, delle case Da cui sale il fumo. – Ah, bene, basta così Basta, sono ancora giovane Ho due mani, e un cuore d’oro ho audacia e fervore Tenete prendetevi il mio cuore XV Cuore che non si scorda cuore saccheggiato il filo si strappa rotto sulla trama la stagione crollante di uccelli pazzi costellata di nidi negli angoli verdi proclama: Morti disillusi, morti sacrificati, presto il tempo sarà sangue sulle fiamme dunque arrendetevi vendeteci le vostre anime affinché rifioriscano i trofei! Piove sempre sulla terra O Destino Chi mi ha promesso il tempo di una passeggiata Il ricordo… del gelsomino… L’albero graffia La ferita lavata nell’acqua che scorre I sogni sprofondano colti in fallo Ma il canto si ricrea sul battello. XVIII Le campane tacciono nella mia città Ma Tu sa...

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