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IL DIARIO DI DAFNE - Ester Guglielmino - La promessa di Manzoni

  « Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune. » [A.Manzoni, I promessi sposi, cap. XXXII] Quando Manzoni decise di dedicarsi alla scrittura de I promessi sposi la sua intenzione primaria era modernizzare il panorama letterario italiano, introducendo un genere - quello del romanzo appunto - che di fatto da più di un secolo spopolava in Francia, in Inghilterra e in altre zone dell’Europa settentrionale. Qui il romanzo era nato come genere letterario prevalentemente borghese, rivolto a quelle nuove classi sociali che si erano arricchite grazie alla rivoluzione industriale e che anelavano al raggiungimento di uno status culturale (e politico) adeguato alla nuova posizione.  Nella nostra penisola, l’arretratezza economica e politica avrebbe slittato di più di un secolo la comparsa di questa componente e vincolato, più del dovuto, la produzione letteraria a modelli vetusti, rivolti alla consueta e consunta élite di ascendenza religiosa o nobiliare...

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