FRAGMENTA - Deborah Prestileo - Per #FakirAbderrahim o per una (imperfetta) teoria dell’umano
( Ph. dal web) La prima volta che mi chiesero che cosa bastasse a fare di un uomo un uomo, stavamo parlando di un albero. Era il canto di Pier delle Vigne . Fu allora che L. mi chiese: «Prof., quindi è il linguaggio a definirci umani?» In quei versi, lo sappiamo, Dante si trova davanti a una creatura che dell’uomo non conserva più neppure le sembianze: un albero contorto, spezzato, ferito, senza volto, senza mani, senza occhi, privato di tutto ciò attraverso cui siamo abituati a riconoscere un nostro simile. Una creatura condannata a una forma che sembra aver cancellato ogni traccia della persona che fu. Poi Dante spezza un ramo e il legno, ferito, fa ciò che fanno gli uomini: sanguina e parla. È dalla ferita che nasce la voce ed è attraverso quella voce che Dante riconosce l’uomo, Pier delle Vigne, comprendendo che dietro la corteccia, dentro quella forma straziata e irriconoscibile, non c’è qualcosa ma c’è qualcuno: una persona che il dolore rende nuovamente visib...



