MARGINALIA - Milton Fernández - Il duende, l'anima inquieta della poesia
Milton Fernández Ci sono parole che sembrano fatte apposta per non essere tradotte. Duende è una di queste. Possiamo avvicinarci a lui parlando di ispirazione, estasi, magia o talento, ma nessuna di queste parole basta davvero. Il duende è qualcosa di più sfuggente. È una presenza che si avverte, ma che sfugge a ogni definizione. Federico García Lorca gli dedicò una delle sue conferenze più celebri, Gioco e teoria del duende, pronunciata a Buenos Aires nel 1933. Per Lorca il duende non ha nulla a che vedere con l'ispirazione. L'angelo illumina. La musa suggerisce. Il duende, invece, combatte. Non scende dal cielo: sale dalla terra, «dalla pianta dei piedi». Viene dal sangue, dalle ferite, dalla memoria, da tutto ciò che ci rende fragili e profondamente umani. Per questo il duende ci pone, prima di tutto, una questione di verità. Non appartiene soltanto alla poesia. Attraversa ogni manifestazione autentica dell'esistenza. Lo si incontra nel flamenco, ...




