Doris Bellomusto - Profane preghiere di Maggio

 

Doris Bellomusto



So rinunciare a Dio e agli angeli, a Santi, miracoli e sacramenti, riti e canti sacri, chiese e cattedrali. Eppure so pregare fra me e me, per chiedere attenzione alle mie umane imperfezioni. Non voglio angeli custodi, voglio custodire il cuore dei poveri diavoli che mi vivono accanto. So rinunciare al Paradiso, preferisco l'Inferno, lo attraverso cantando canzoni d'amore per lenire il dolore. Prego senza sapere come, cercando l'oro nel fango, certa dei semi che vedrò fiorire fra il cielo e l'asfalto in un giorno qualunque di Maggio.

Appunto qui le mie maldestre, profane preghiere, lieta e grata di poterle custodire in questo spazio magico.

 

Cerco una scusa per pregare,

trovo una rosa schiusa e una casa

chiusa: scale, specchi,

ferri vecchi in soffitta,

i miei denti da latte.

Trovo il primo bacio

fangoso e senza linfa,

il primo orgasmo

di terra fredda e nebbia.

Il chiasmo perfetto

lo cerco da sempre

e mai lo trovo.

Cerco l'amore,

trovo la memoria,

Cerco una nenia lieve

trovo un'aria nota della Bohème

l'irriverenza recitata a soggetto

il coltello fra i denti

il groviglio

un foglio bianco

un amore intatto

a dispetto del tempo

tempo nuovo

a dispetto di tutto.

 

Se io sapessi pregare

stasera potrei stare alla finestra

dare al fulmine la mia benedizione

credere che il cielo stia tuonando

per me, per dirmi di vivere forte,

mai credere alla sorte

avere a mente la morte

sempre, andare oltre,

a passo lento cercare

altrove il vello d'oro

strappare il velo

per ogni giorno che mi resta.

 

Per ogni giorno che mi resta

se io sapessi pregare

muta e tremante

direi la verità

a Dio e agli uomini.

Direi che la vita è un gioco

e non un giogo

il mondo non è nostro

e non esiste Padre Nostro

perché se esiste Dio

è il più imperfetto dei nostri figli.

 


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