POESIA? NO, GRAZIE – Vincenzo Lauria - "Un Poeta"
“Heme
aquí, un hombre anticuado, dinosaurio, portador de agravios, merecedor de
condenas, frágil soñador. Mas no pierdan su fe en este poeta triste que está
intentando escribir un poema feliz.”
Simón
Mesa Soto
"Eccomi qui, un uomo
antiquato, un dinosauro, portatore di rancori, meritevole di condanne, fragile
sognatore. Ma non perdete la vostra fiducia in questo poeta triste che sta
cercando di scrivere una poesia felice."
Iniziare dalla fine può essere un buon inizio?
Ci eravamo salutati a metà luglio, chiedendoci se finire o non finire per
frinire in un cicaleggiante BLOB :https://finestrelama.blogspot.com/2026/07/in-pieno-l-uglio-frinire-di-cicale-la.html
Ed eccoci di nuovo qui, (diversi spunti nel frullatore ), a
decidere ancora con cosa e da che parte iniziare.
Ché poi, a ben vedere, un sottile fil rouge c'è
quasi sempre tra una fine e un inizio, anche se la trama si spezza e niente
sembra essere più uguale.
Potrebbe essere la calura ad accomunare questi due mesi con
in mezzo un silenzioso baratro emozionale. Un'arena estiva per sfuggire alla
canicola, dei posti a caso per vedersi meglio sullo schermo, ritratti, quasi
sbeffeggiati, sul filo di una lama veritiera: trama che ti trama.
Arriva dalla Colombia il messaggero, niente sballo questa volta,
solo sieri di verità.
Dice di chiamarsi Oscar
Restrepo indossa la tua faccia, fa quello che anche tu potresti
fare: fallire, ritentare. Dice di venire da Medellín, quella del Festival
Internacional de Poesía, ma di poesia ce n'è poca
o forse troppa...scegli tu la tua bugia.
Avanza a tutto schermo, ti indica tra il pubblico apre le
fauci, ora tu sei lui/lei, che lo sappiano anche gli altri. Tutt'uno di
menzogne dette a se stessi, con la voce da bambino, rime
come alibi, parole che non sfamano figli. Madri, sorelle disperate per la tua
povera sorte.
E dai che ce
la puoi fare, non gettare la spugna non bere come una spugna, con la spugna
pulisci, pulisci la lavagna, pulisci il gesso, calma e gesso, insegna, insegna
anche quello che non sai, vedrai, vedrai!
Dai banchi si leverà silenzioso un grido: anch'io scrivo. E
t'aprirà quaderni che sono vita, t'aprirà la porta dopo le strette scale,
toccherai fame, folle di parenti, vedrai, vedrai.
Sublimerai l'ambizione, le farai da goffo pigmalione. Verrà
presto il concorso, la grande occasione, si libreranno avvoltoi a farne
fenomeno da televisione.
Fermo immagine: uccelli che fanno a gara nel
cielo-pisciatoio: ancora questione di poetica dimensione?
Resterai solo col tuo senso etico schiacciato da burocrati,
giganti di io e piccini d'altro, profittatori di ambigue circostanze. E del
talento innato c'è chi non saprà che farsene, ascolterà il rapper che ti ha
oscurato nel passaggio televisivo tanto agognato, laccherà unghie e cotonerà
capelli, sogno telenovelico, sogno periferico, sogno e son desto.
Sogna poeta, poeta sogna, quando un uomo vive per le
sue parole o non vive più
Testo liberamente ispirato dalla visione del film "Un poeta"
del regista colombiano Simón Mesa Soto
nonché autore dei versi che aprono questo articolo e chiudono la
pellicola magistralmente interpretata dal poeta e insegnante di filosofia Ubeimar Ríos
Un poeta per la prima volta attore, un regista che finisce
in poesia, un racconto sui risvolti
della vita, della poesia e sul loro intreccio.
E
tu, e noi, e lei, fra noi....
Può un poeta triste scrivere una poesia felice? Quanto la
narrazione di Mesa Soto ci rispecchia? Tristezza e poesia sono un connubio
frequente e felice?
A voi le vostre personali risposte.


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