KĀLĪGRAFIE - Vincenzo Lauria su Distorsioni – Poesia Italiana Queer dell'Ultracontemporaneità – Marco Saya Edizioni

 

Distorsioni – Poesia Italiana Queer 

dell'Ultracontemporaneità –

Marco Saya Edizioni, 2025


Ben ritrovati nello spazio di Finestre lit-blog!

Nello scorso appuntamento, la nuova rubrica: Kālīgrafie si affiancava alle già avviate: "Poesia? No, grazie!" e "Te lo leggo negli occhi", con l'intento di soffermarsi su opere scritte da più coautori e coautrici. Il numero di apertura era stato dedicato alla deliziosa plaquette: Cucinar parole di due protagoniste di una stagione fervida della poesia fiorentina: Maria Pia Moschini e Liliana Ugolini

(KĀLĪGRAFIE - Vincenzo Lauria - Cucinar parole di Maria Pia Moschini e Liliana Ugolini – Intravisioni )

 

Per questo secondo appuntamento faremo 13!

Siete pronti a immaginare una dea Kālī dotata di 13 paia di mani?

Sì, perché ci occuperemo di Distorsioni, un progetto che ha coinvolto 13 poetə, curato da Alessandro Brusa e Sonia Caporossi e pubblicato da Marco Saya Edizioni nel 2025 con la postfazione di Franco Buffoni.

 

Ma partiamo proprio col "tentativo di definizione" con il quale si apre l'introduzione al libro curata dagli stessi Brusa e Caporossi.

«Il termine Queer viene fatto derivare dal tedesco quer e dal latino torquere con il significato di trasversale, diagonale, obliquo. Nella lingua inglese è presente fin dal XIX secolo nell'accezione di eccentrico e insolito; ma è intorno alla seconda metà del XX secolo che, nei paesi anglossassoni, assume un significato dispregiativo, utilizzato nei confronti degli omosessuali, in antitesi a straight, inteso come normale, diritto, eterossessuale. Sarà soprattutto negli anni '90 del secolo scorso che parte della comunità, ora denominata LGBTQIA+...ne farà un nuovo utilizzo, nella forma di una riappropriazione aggressiva proprio da parte di tutti coloro, che con e da quella stessa parola venivano stigmatizzati e disprezzati, risignificandola sino a condurla verso una vera e propria ri-contestualizzazione». […] «Il progetto si pone lo scopo di utilizzare la sensibilità, l'istinto, l'esperienza ed il percorso poetico (ndr: degli autori scelti) non tanto per cercare di dare una definizione univoca di cosa sia il queer, ma per raccontare e riformulare universi multiformi e multidimensionali fino a rinominare il corpo, il luogo, ed il tempo stesso della parola queer alla luce dell'atto poetico e viceversa».  […] «Su questo mutare, su questo costante ri-pensare generi, categorie, sessi e sessualità, proprio perché in grado di mettere in discussione ogni forma di codifica, il queer si posizionerebbe come istanza decostruttiva perenne, che non perviene mai a una sintesi». […] «per i nostri autori l'essere queer rappresenta un fatto fondativo dell'atto creativo stesso, ed è proprio questo a rendere l'opera queer, indipendentemente dal tema affrontato, perché prodotto di una alterità e di una queerness che sono essenza fondante e imprescindibile, anche se non esaustiva, di un'identità umana e artistica». […«i/le poeti/e queer non solo dicono cose queer, ma le dicono in modo queer».

 

Al di là di ogni "tentativo di definizione", consapevole di essere tale, a farci entrare nel vivo di questo lavoro è proprio la diversità di voci e di registri. Non è stata impresa facile scegliere uno e un solo testo per ogni autorə.

Ma, prima di entrare nel vivo poetico, sento doverosa ancora qualche considerazione.

A chi si stesse domandando se vi sia necessità di un'antologia queer oggi (al di là dell'indubbio valore letterario che il progetto reca in sé), basterebbe rispondere citando il recente caso di cronaca che ha visto un senatore, esponente della maggioranza attualmente al governo, sentirsi in diritto di redarguire un semplice gesto di affetto tra una coppia di uomini all'aeroporto di Fiumicino o le spiazzanti affermazioni dell'ultimo rampante acchiappavoti che riducono i diritti alla possibilità, già magnanimamente concessaci di frequentare le scuole, usufruire della sanità pubblica e persino, udite udite, di poter guidare un veicolo...

A chi si stesse domandando invece quale sia il senso delle lettere LGBTQIA+ ricordiamo che ognuna di esse è stata una conquista e può rappresentare, per chi sente il proprio essere in divenire, una possibilità di identificazione, uno spazio in cui sia prevista la tua accoglienza, una mano tesa al tuo sentirti solo nel chiuso di una stanza.

Penso a quanto sarebbe stato di aiuto e conforto per persone come me, che negli anni 80 si confrontavano con il proprio corpo, i propri desideri, le proprie "distorsioni", nella solitudine (internet era di là da venire) delle piccole realtà di paese, sapere che le leggi dello Stato prevedessero la tua esistenza riconoscendo la tua unione in coppia e magari punissero (speriamo in un prossimo futuro) i reati di omotransfobia, o prevedessero delle possibilità di formazione di un proprio nucleo familiare.

Con profonda gratitudine per chi prima di me si è battuto, con ogni semplice gesto della propria quotidianità (che è già di per sé messaggio politico) o di attivismo, contro la diffidenza comune e il pregiudizio, per una società e uno Stato più accoglienti, che restituiscano dignità alle persone, spero che le tutele e le opportunità per le generazioni future si amplino a dispetto del buio momento storico che stiamo vivendo.

 

Rispettando l'ordine alfabetico proprio dell'antologia Distorsioni, lasciamo ora che sia la poesia a suscitare riflessioni ed emozioni:

 

LUCA BALDONI 

Phoenix Park 

Il Parco della Fenice gettava un'ombra che

non aveva fine e un così ampio spessore:

muraglia estesa compatta orizzontale

dietro la scia di macchine e semafori

snodata lungo il confine urbano.

Oltre il cancello monumentale con due

torri e aquile sui merli, dentro il limite

conosco il territorio più battuto – me l'hai

mostrato tu una volta ma era di giorno –

sulla sinistra dietro il paravento

della siepe il prato aperto come un lago

dove l'obelisco di Wellington

svetta sul podio

 

e da lontano i punti rossi come lucciole

delle sigarette dei ragazzi che si offrono e

dei clienti che gli girano dintorno.

 

Due anni fa quando ero ancora a scuola

mi dicesti che venivi a venderti lungo questi

viali. Ero troppo orgoglioso per dimostrare

sgomento o apprensione, e poi c'era il fatto

che ti amavo. Ma ora che mi sfuggi che sono

solo in un paese nuovo che non so dove vai

quando esci e poi non torni

 

che temo una tua illimitata sovranità

 

mi getto sulle ombre

dei tuoi passi, competo con i tuoi

orizzonti, tremo nella notte

di fronte a uomini più forti.

 

ALESSANDRO BRUSA

La pelle si discosta un istante

il tempo appena perché                              a bruciapelo                                     tu mi chieda

 

: lo vorresti un figlio?

 

ondeggio

le mani che scivolano sul dubbio che non c'è

su questa mia sterilità di stato

squadrato da quel ghigno che hai sulla faccia e da

quella maschera che evita accuratamente i miei occhi con l'ignoranza e la volgarità di questi giorni

ottusi

richiusi

come

una tomba

come una disgrazia

 

cerco di non pensarci

ti dico

 

spostando lo sguardo a terra e poi di lato e sui muri a cercare una fuga credibile una crepa

in questa vostra violenza per nascondere quel dolore alla bocca dello stomaco che tra qualche ora si scioglierà dietro il cielo congelato da quell'assenza

 

se vorrei un figlio?

cerco di non pensarci

 

SONIA CAPOROSSI

sesto giorno della creazione

 

mi compiaccio dell'imminente riposo,

                     contemplazione narcisistica del settimo giorno.

                                   infine mi riconosco

                                 io sono l'ermafrodito,

sorgo dal fango e dal mio stesso ventre.

non ho bisogno di essere e nulla, soltanto di divenire.

lo specchio s'innamora di me

                                               più di me stesso.

venite ad ammirare la meraviglia circense!

                              ché la mia vita è perfezione.

 

GIORGIO MARIA CORNELIO

Se chiedono,                         rispondi:"

faccio         come il dente strappato."

 

Non c'è correttura che

rivolti all'indietro, siero o leva

per il nato di contro.

 

Lepri a buchi, ganimedi,  bestie torte, femmine

con ruggine: questo eravamo. Ora, nel fondo

a cocci del tempo, un altro tempo concede amnistia,

                                           mette fine al censimento.

 

Ma quale ammenda   ci darà indietro tutta la vita

già morta?   Chi cancellerà   il guasto che

sempre ci  precede?

 

Un giorno di pace è più corto del

suo giuramento.  Noi portiamo il monito

dove è più in vista.

 

I cresciuti intatti, i nuovi dimentichi,

taceranno il vecchio allarme.

                                 Poi, guardandoci

come si fissa    l'ultimo

scampato alla brace, diranno:

"passato   il rogo per l'ardore."

                            É  splenduto?

 

LELLA DE MARCHI

è importante ma non sempre necessario

scendere in piazza e manifestare non sempre

è necessario manifestare per essere felici.

o giusti. o al passo coi tempi. o accorti.

o più sinceramente accolti. i diritti si hanno,

ma occorre conquistarli. e possederli

non sempre cambia le cose nel profondo.

ma il coraggio di viversi e toccarsi le cambia.

tutto comincia sempre nel chiuso di una stanza.

 

ANGELO NESTORE

Rilascio della cittadinanza spagnola per residenza

(si prega di compilare il seguente modulo)

 

Vorrei barrare la casella maschile

con la stessa facilità con cui mio nonno

sapeva impilare i mattoni

e chiamarli una casa,

con la stessa indifferenza che mostrava

quando teneva in mano il corpo caldo di un uccello

e lo falciava con un gesto brusco.

 

E poi sentire le lodi di mia madre:

Guarda, il pollo è insaporito e ripulito,

Guarda, tuo nonno ha costruito questa casa con le sue mani,

e so che il giorno della sua morte

mia madre pianse mentre lavava i piatti,

ti ho visto piangere, mamma,

quando mentre ripulivi i piatti dalla carne

con la forza precisa e misurata

di chi ha dovuto spuntare una casella per tanti secoli

e dire donna

e nascondere la goccia di sudore

in quel secchiaio di acqua calda e stagnante.

 

Mamma, guarda, questo lavandino è un cimitero a buon mercato

di miserie annegate per amore di chi comanda:

Ecco perché non posso sopportare il pensiero di vivere sotto un tetto

che non sia il tuo,

sei tu che tieni in piedi questi muri

con le ossa rotte delle tue spalle.

Perché quando ti togli i guanti, esausta,

le rughe dei tuoi polpastrelli

si mostrano con la franchezza di un epitaffio,

ti guardo, allora, e segno una X nel posto sbagliato,

e lo faccio con la stessa inerzia di un uccello sgozzato

che con il collo spezzato e da un lato

corre in cerca di una via d'uscita.

 

FRANCESCO OTTONELLO

Come tu ti vuoi

 

Sarebbe stato costretto in un corpo

il vuoto suo una condanna senza fine

Eliogabalo imperatore, invece amò

trucco e parrucco e non dirsi vir

sposa, puttana, regina per Ierocle

e amante di Zotico atleta di Smirne,

poi transitata con un  nuovo apparato

not just a drag, but the only queen.

 

SACHA PIERSANTI

Tre chiodi

 

Sei sicuro, Cristo, che tre chiodi

furono quelli che ti fecero

da figlio del nulla che tu fosti

simbionte di carne e legno vivo?

 

E se fossero tre membri

di altrettanti farisei

che tu volesti, uno e trino,

amanti amati come me?

 

Cristo, sei convinto

che dagli squarci dei tuoi palmi,

dagl'intagli sulle tempie

zampillasse insieme al sangue

spirito e non seme?

 

Se fosse tutta colpa

della furia con cui all'uomo

giocasti fino in fondo?

Se fosse la tua morte

potenza di potenza

d'orgasmi incontrollati?

 

Non ti voglio mezzo dio

ti voglio tutto mio

a rasparti a lingua dura

il perdono e la condanna

tra le ascelle e la ferita

e sfiancato addormentarmi

con la testa sul costato

a turno io a te eva

a me tu primo adamo.

 

VALENTINA PINZA

Come posso rivivere la carne

che conosceva le sue mani

sfregare la pelle

tendere i muscoli

trovare di nuovo    il corpo che ero

sotto   ho queste cellule rinate

sangue sempre fresco

e se mi taglio un pezzo

nessun anello segna memorie

 

è fuori di me la mia carne perduta

ho infestato il corpo di tante

per non invecchiare    per non dimenticare.

 

JUNE SCIALPI

E poi a un certo punto c'è stato qualche intervento risolutivo nella sua vita. Probabile che sia stato più di uno, un accumulo di esodi. Si è trovato per un pò a convivere con un geco dentro a un cubo bianco. Ha sparito l'ac        qua dai chiodi, il cacciavite dal resto delle assi di legno. Ha messo insieme qualcosa senza sapere quale figura finale avrebbe composto. Tenendo insieme le geometrie ha rinunciato alle singole forme.

 

MARCO SIMONELLI

La prima volta

saranno solo sillabe sul muro

vergate con lo spray

da mani strafottenti.

 

Ti guarderanno come una minaccia

sicure prima o poi di rincontrarti.

Tu volterai lo sguardo e imparerai

che le parole hanno vita propria.

 

Le rivedrai un giorno

schizzare dalla bocca di un compagno

sul campo di calcetto doposcuola.

Saranno trementina in pieno viso

 

nonostante le tue vane proteste

ti rimarranno addosso come macchie

resistenti ai colpi di bruschino.

Ancora ti consideri un bambino.

 

Saranno le parole a ricercarti

le solite, affilate

taglienti nella loro noncuranza

svolazzeranno cupe dentro un bus

 

le sentirai per strada, al bar, a scuola

mentre fai la coda allo sportello.

Crescerai con la paura che

lo stiano dicendo proprio a te.

 

Non sono mai leggere le parole.

Hanno il peso di un corpo adolescente

che si lascia cadere dal balcone.

Finocchio. Frocio. Buco. Culattone.

 

PIERO TOTO

arcani maggiori

 

chi leggerà di noi

spalmando il futuro

le voci di noi

rappresi in un bosco di cera

per sciogliere il groppo del giorno

 

tuona che troverò

la pace dei gigli

nell'aria infusa di grigio

ma poi provando a parlarti

c'è solo il tuo corpo disteso

tra carro ed amanti

e l'onta e lo sguardo

di chi ha messo a processo

le stelle

 

non so se vorrai

reincarnarti in me

– ovunque noi siamo

porosi d'affetto

saremo sopravvissuti

alla nemesi del tempo

 

GIOVANNA CRISTINA VIVINETTO

Se da qualche parte c'è un buco,

una curvatura verso il basso, un decentramento,

è nella narrazione, in questa lingua

che ci rinsalda dentro un fragile orizzonte.

 

Quando mio padre seppe, l'acqua

del viso si smosse un poco, si aprì

e si richiuse – il dolore fu appena visibile.

Poi mandò avanti la voce: c'era questo

cugino che aveva amato come un fratello

e anche lui era diverso, femminile,

mio padre l'aveva aiutato ad andare via.

Dov'è questo cugino che hai amato,

gli chiesi senza ascoltare la risposta.

 

L'altro giorno mio zio diceva a mia madre,

nel tepore sbeccato della cucina, le sedie vicine,

che il figlio undicenne è effemminato, è effemminato

ma lo diceva così, senza intonazione, lo diceva

come un fatto, un evento della meteorologia .

Riesco a immaginare la voce di mia madre:

Giovanna, eppure guarda Giovanna come è venuta bene,

mentre con la mano gli stringeva la spalla.

 

Eccolo il buco, lo vedo chiaramente 

dentro la paura respira, si muove lenta

come un animale minacciato dalla neve.

 

La parola ci infonde coraggio, ci regge la testa.

La parola è quest'osso che tiene la mente

e alla mente impaurita non permette di affondare.

*** 

Alla potenza della parola unisco la speranza che le lettere dell'acronimo LGBTQIA+ che oggi ci identificano siano sempre meno necessarie in una società che accolga a prescindere da categorizzazioni.

E seguendo questa scia chiudiamo con toni più leggeri, ma non privi di riflessioni, condividendo il link del progetto video-musicale di François Trinchese e Francesco Bollino che vi invito a gustare:

Troppe Lettere - i'Bol feat. @Cis Monster Monster | Official Music Video

Riporto una breve descrizione del loro progetto:

Troppe Lettere nasce da una riflessione semplice: a volte il bisogno di definire tutto rischia di farci dimenticare ciò che abbiamo in comune. Tra sigle, etichette e identità, questa canzone prova a riportare l’attenzione sulle persone, sulle emozioni e sul desiderio universale di essere visti, ascoltati e accolti per ciò che siamo. Nel videoclip, persone di età diverse condividono lo stesso spazio, si incontrano, si osservano, giocano e si confrontano con lettere che sembrano volerle definire. Ma dietro ogni lettera resta qualcosa che non può essere rinchiuso in una parola: una persona. 

 

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