KĀLĪGRAFIE - Vincenzo Lauria - "Cucinar parole" di Maria Pia Moschini e Liliana Ugolini – Intravisioni

 



Ben ritrovati nello spazio di Finestre lit-blog che mensilmente mi accoglie.

Oggi inaugureremo una nuova rubrica: KĀLĪGRAFIE, che andrà ad alternarsi con le già avviate: "Poesia? No, grazie!" e "Te lo leggo negli occhi".

Kālī è una delle divinità più potenti dell'Induismo, venerata come la dea della distruzione, del tempo, del cambiamento e della morte, spesso vista come una madre protettiva che distrugge l'ego e le illusioni. Figura centrale del Tantrismo, incarna l'energia femminile attiva, necessaria per il rinnovamento e la rinascita. Solitamente raffigurata con pelle scura o blu, lingua rossa sporgente, quattro braccia e un aspetto feroce.

Quale sarà il filo conduttore della nuova rubrica? Protagoniste di questo appuntamento saranno opere scritte da più coautori o coautrici.

Date libero sfogo all'immaginazione e visualizzate una versione 2.0 di Kālī che impugni penne tra le sue molteplici mani. E che sia...Kālīgrafia!

Sarà una deliziosa plaquette: "CUCINAR PAROLE" scritta da due poete a me care, protagoniste di una stagione fervida della poesia fiorentina: Maria Pia Moschini

(autori.poetipoesia.com/maria-pia-moschini/ ) e Liliana Ugolini (Liliana Ugolini - Wikipedia ) ad aprire questa rubrica.

È stata pubblicata nel 2014 per Intravisioni (spazio di ricerca multimediale fondato da Maria Pia Moschini e, in seguito, piccola casa editrice underground).

Attraverso questo lavoro respireremo una storia di amicizia di lunga data e d'altri tempi,  di sorellanza artistica a più riprese (le stesse due autrici hanno firmato, insieme a Rosaria Lo Russo, anche il graffiante ed esilarante "La Pissera" edito, nella collana Dissomiglianze – scritture di donne – diretta da Ernestina Pellegrini, da Ripostes).

Già il titolo potrebbe sembrare una risposta prosaica al tormentone: "Che cos'è la poesia?" Poesia potrebbe dirsi, dunque, "Cucinar parole"? Sarebbe diminutio o più una "riduzione", per rimanere in materia culinaria? E quindi: "una tecnica usata per far consumare la parte liquida di un alimento causandone l'evaporazione, attraverso cottura o più spesso ebollizione prolungata, aumentando concentrazione e densità; così in preparazioni liquide, salse, brodi o altro si concentra il sapore".

Immaginiamo per un attimo di smettere i costumi del poeta e di indossare un bel grembiule impataccato, di sostituire metriche con suon di mestoli, figure retoriche con pentoloni e padelloni. Dando il meglio di noi stessi, mondare, tagliare e rosolare, appassire, sfrigolare, seguire ricette tramandate o cimentarci in audaci esperimenti, per servire piatti succulenti. Per poi concludere, sospirando: "Ah, come si mangia a casa propria, non si mangia da nessuna parte!"

Tornando, più da vicino, allo stuzzicante lavoro di Moschini & Ugolini, costellato della loro raffinata ironia, riporto la breve introduzione firmata da Albert Sasso:

"I menu moderni, sempre più fusion, attraversano ogni tipo di linguaggio e di contaminazione. Un tempo la cucina francese primeggiava per eleganza e charme, era sinonimo di raffinatezza e stile.

Per non parlare dei deliri enologici dove il vino si costella di profumi e retrogusti a dir poco improbabili.

Perché allora, come nell'Operina Barocca, non cimentarsi con la descrizione di piatti in euforia di termini linguistici? Un gioco, se vogliamo, anche poetico, con quel pulviscolo di magia che le nostre autrici sanno gentilmente riversare nei loro scritti performativi e nelle loro ricerche linguistiche e pittoriche.

Con molta fantasia."

E, giunto il languorino, ecco servito un antipasto dei sedici divertissement delle autrici:

 

Aperitivi psicosemantici di avverbi discontinui in euforia alcolica

Il QUI, il LA, IL DOVE e il COME, mischiati

al PRESSOCCHÉ al SICCOME, al QUANDO,

al DUNQUE: il TROPPO esclude il TANTO...

Dolcemente agitati, versarli A MODO A MODO

ALLORQUANDO, PERÒ stile conduce

in magica euforia.

Questa è la via.

 

Arrostino misto in ossimori

Dicesi arrosto

il pasticcio di un'opera

opera d'arte, capolavoro

falso copiato, assemblage.

Contorno: patatine in anamorfosi

con prospettive in pollice.

Il modellato contempla

la verdurina leggera in tinte miste

in virtuosismo ornato di maniera.

 

Gli esercizi d'euforia linguistico-culinaria sono intervellati, nella plaquette, dalle fotografie di invitanti pietanze: sculture in cartone realizzate con sapienza da Giovanna Ugolini, artista visuale e sorella di Liliana, le foto e l'impaginazione grafica sono state curate (con estremo gusto) da Marco Zoli, figlio di Giovanna e nipote di Liliana.

"Cucinar Parole" diventa così concept che contempla brevi azioni performative alternate alle letture dei divertissement, oltre che sintesi amicale, familiare, intreccio di vissuti sfociati in arte.

È seguendo questo fil rouge che, lo scorso 23 Aprile, abbiamo ricordato, tra amici, Liliana e Maria Pia nella casa-studio di Giovanna Ugolini, ricreando quell'atmosfera d'altri tempi che fa parte di questo progetto e che la sola convivialità è capace di ricreare.

Concludo con la levità delle immagini contenute nel libro e con un flash di quel pomeriggio sperando di aver solleticato il vostro palato...ora non ci resta che tornare a "Cucinar Parole".

Nelle righe sottostanti, il link a un omaggio di Roberto R. Corsi a Maria Pia Moschini:

 

Maria Pia Moschini, sei racconti brevi - Roberto R. Corsi

https://rrcorsi.altervista.org/moschini-racconti/


 


 

 




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