UGO FA COSE – Viola Bruno – IO E ME - APRILE (-8)

 


«L’attenzione, nella sua forma più alta, è la stessa cosa che la preghiera.»

Simone Weil, Attente de Dieu, 1950


Ad aprile ho fatto uno spettacolo.

Ho preparato anche i volantini

per i miei compagni,

con il titolo e l'orario:

"IO E ME

Sabato alle 15, a casa di Ugo".


Ho costruito un palco

con le cassette della frutta.

Non era dritto, ma reggeva:

da sopra si vede meglio.

Mi sono seduto e ho detto: “iniziamo!”

Non c’era ancora nessuno,

ma ho iniziato lo stesso.


Ho parlato tanto.

Ho raccontato la storia di un re

che stava su un trono altissimo

e non riusciva più a scendere.

(Secondo me non voleva).

Ho fatto anche una parte

dove non ero io.

Facevo buuu. Uscivo,

e poi rientravo io.


Dopo ho fatto la magia della penna che sparisce.

Non mi è riuscita,

ma ho detto wow lo stesso.

Poi un balletto dove cadevo apposta.

Quello è venuto bene.

Perché sono caduto davvero.

Dopo ho iniziato a fare domande al pubblico,

e per fortuna non c’era,

così ho risposto io.


A un certo punto è arrivato Tommaso.

Ha detto: “Posso salire?”

Io ho detto:

“No, adesso tocca a me essere me.”

Lui ha detto: “Ma sei già te.”

E io gli ho detto: “Appunto.”

Poi è arrivata anche Giulia.

E poi altri due.

Si sono messi lì sotto.


Io allora ho fatto ancora di più:

ho parlato più forte, ho rifatto una magia,

ma non è riuscita neanche quella.

Quando ci sono gli altri

devo essere ancora più me.


All’inizio mi guardavano.

Poi guardavano in giro.

Poi hanno iniziato a parlare tra di loro.

Poi sono andati via.

Io però ho continuato.

Uno spettacolo non si interrompe,

neanche quando manca il pubblico.

Se nessuno guarda, guardo io.


Alla fine ho fatto io anche gli applausi. Per me.

Sono venuti bene.

Solo che facevano poco rumore.

Sono sceso dal palco

e sotto non c’era più nessuno.

Allora ho battuto le mani un’altra volta.

Più forte.

Così magari tornavano.


*

Ci sono bambini che cercano uno sguardo.

E poi ci sono adulti che non smettono mai di

cercarlo.

Cambiano i palchi, ma non cambia il bisogno.


A forza di dire “io”, si finisce per costruire una

stanza tutta propria,

dove però non entra più nessuno.

Non è arroganza, quasi mai. È una fame che ha

perso il nome.

La fame non nasce mai da sola. Nasce dove

qualcosa è mancato.


Oggi siamo pieni di parole, di immagini, di

presenze.

Ma sempre più poveri di attenzione.

Quella che non interrompe, che non misura.

Quella vera, quella che ascolta.

Tanto che il desiderio di relazione si piega

diventa richiesta.

Ma ciò che si cerca non arriva mai davvero.

Arriva forse un applauso, ma non un incontro.

Arriva un “bravo”, ma non uno sguardo che resta.


È lì che prende forma anche l’invidia.

L’invidia, a guardarla bene, altro non è

che dolore per una misura che non si sente propria.

È lo spazio tra ciò che si è

e ciò che si crede di dover essere per essere amati.

È vedere l’altro illuminato
e non sapere dove posare la propria ombra.


Forse è per questo che certi “io” diventano così

rumorosi.

L’ascolto, quando manca all’origine, non smette

mai di mancare.

E si continua a cercarlo altrove, senza mai trovarlo

davvero.


Si cresce storti, come piante in cerca di una luce

che non arriva.

Ci pieghiamo, ci allunghiamo, fino

ad esporci troppo.

Non per vanità. Per bisogno.


Allora si insiste. Si reclama qualcosa senza darle un

nome.

Ma l’attenzione non si chiede: accade. È incontro.

C’è un punto in cui capire l’origine di questa fame

non basta più.

Il dolore rivela, ma se vi si abita troppo a lungo,

diventa una casa senza porte.

Non è più solo ferita, ma un modo di stare al

mondo.

Bisogna provare ad uscirne, guardandosi davvero,

per una volta senza pubblico.


E comprendere che lo sguardo non si riceve

soltanto.


Ugo tutto questo non lo sa. Però lo mostra.

Sale su un palco storto, si applaude da solo,

e poi resta lì

ad aspettare qualcuno

che non deve guardarlo di più,

solo guardarlo davvero.


Io lo guardo. Non lo interrompo.

Tengo solo pronta una sedia,

nel caso voglia scendere.


*


Musica: Not That Simple — Yann Tiersen 

https://youtu.be/XATEKqPw5Kc?is=sGwgAI1Sy3dsI84U


*

Chi è Ugo?
https://finestrelama.blogspot.com/2025/07/0-ugo-fa-cose-viola-bruno-calendario.html

N.B: l’immagine di Ugo è stata generata con intelligenza artificiale. Il bambino rappresentato non esiste, non corrisponde a persone reali, vive o esistite, ed è utilizzato a scopo illustrativo, narrativo e simbolico.

Se riconoscerete questo bambino, se vi sembrerà di averlo già visto,

è solo perché in realtà Ugo… esiste dentro ognuno di noi.


Commenti

Post più popolari