UGO FA COSE - Viola Bruno - LA PROTESTA DEI FIORI – MARZO (-7)
«Il vento si alza! … Bisogna tentare di vivere.»
— Paul Valéry[1]
A
marzo i grandi guardano gli alberi.
Non li guardano davvero. Li controllano.
Si
avvicinano ai rami come si osserva il telefono
quando non prende:
stringono gli occhi, inclinano la testa, cercano un segnale.
«Ancora niente»
«Sta per arrivare»
Come
quando aspettano l’autobus.
O il fine settimana.
O qualcosa.
Basta che arrivi.
Io non
ho capito cosa.
Loro invece lo sanno già.
Ieri
ho piantato dei semi.
Li ho messi nel vaso grande.
Quello che d’inverno sembra morto,
ma mamma dice che dorme.
Io non
ho mai visto uno dormire
con tutta quella terra addosso.
Ho
fatto i buchi.
Ho messo i semi.
Ho richiuso tutto.
Fine del lavoro.
Dopo
due giorni mamma è venuta a guardare.
Ha toccato la terra.
Ha detto: «vedrai che spuntano.»
Io ho detto: «se vogliono.»
Il
giorno dopo, ancora niente.
Mamma ha annaffiato un po’ di più.
Poi ha spostato il vaso verso il sole.
Ha detto di nuovo: «vedrai che spuntano.»
Io ho
guardato il vaso.
Era uguale al giorno prima.
E anche a quello prima ancora.
E andava bene così.
Allora
mamma ha cambiato posto al vaso.
Poi l’ha girato. Poi l’ha rigirato.
Sembrava
che i semi potessero confondersi
e uscire dalla parte sbagliata.
A
marzo tutti aspettano qualcosa.
Si
mettono giacche leggere,
poi rimettono quelle pesanti.
Aprono le finestre. Le richiudono.
Dicono che l’aria è cambiata,
ma poi tossiscono.
Il
vento cambia idea ogni cinque minuti.
Gli alberi pure.
Io no.
Io aspetto senza aspettare.
Mamma
dice che è aria di cambiamento.
Secondo me è aria che non ha ancora deciso.
Ha
guardato ancora il vaso. Poi me.
“Non
sei curioso?” mi ha chiesto.
“Sì,”
ho detto.
“E
allora? Non vuoi vedere quando nasceranno?”
“Se
nascono, si vedono.”
Io non credo che succeda prima
se uno sta lì con le mani sui fianchi.
Il
vento oggi ha spostato la terra nel vaso.
Non
tanto. Solo un po’.
Come
quando uno passa
e non vuole disturbare.
I semi sono ancora lì sotto.
Mamma
ha sorriso,
ma un sorriso un po’ stretto.
Come
quando le cose non succedono
come dovrebbero.
Io non
so bene come fanno le cose
a sapere quando è il momento.
Chi lo
dice al seme: spunta adesso!?
E se quel giorno lì non gli va?
Mamma
dice che la primavera arriva sempre.
«E
nonostante tutto.»
Sempre
è una parola grossa.
Secondo me sta stretta anche alle stagioni.
*
Su
quel balcone comprendo
che non sto aspettando un germoglio:
sto
aspettando una conferma.
Chiedo
che marzo faccia marzo,
che il mondo continui
secondo
una grammatica già nota,
come ogni anno.
Non solo perché amo i fiori.
Di più
amo la certezza del loro puntuale ritorno.
Marzo,
per me, doveva rispondere.
Invece esita, come tutto ciò che è vivo.
Guardiamo
la natura come si guarda un orologio.
Non per stupirci, ma per verificare che continui a funzionare.
Se
germoglia, tutto è in ordine. Se tarda, qualcosa non torna.
Così i
cicli si sono fatti promesse,
le stagioni garanzie,
la rinascita un’abitudine.
Del
miracolo non attendiamo più lo splendore,
ma la puntualità.
Eppure
in questi giorni sembra
che perfino il mondo
abbia dimenticato la propria grammatica.
Le
cose accadono fuori stagione.
Le certezze cambiano posto.
Vorremmo
che la vita obbedisse ai calendari,
che ogni cosa tornasse al suo posto,
che il germoglio fosse una risposta
e non una possibilità.
Abbiamo
imparato ad amare ciò che ritorna,
molto meno ciò che cambia.
A trattenere. A restare uguali.
E
invece la vita va altrove.
Non conserva le forme: le muta.
Non premia chi stringe,
ma chi lascia andare.
Ugo
non aspetta la nascita dei fiori.
Non forza. Non interpreta. Non chiede.
Aderisce
alla loro silenziosa protesta
con
una naturalezza che non è pazienza,
ma elasticità.
Il
vento si alza davvero, a marzo.
Oggi attraversa il balcone, sfiora le cose,
le sposta appena.
Non porta risposte.
Porta movimento.
Mentre noi continuiamo a chiedergli stabilità.
Forse
è questo che ci inquieta:
non la
possibilità che qualcosa muoia,
ma che qualcosa cambi forma
senza chiederci il permesso.
Ugo
non attende un risultato.
Abita
l’intervallo.
Quella
regione imperfetta
in cui nulla è ancora visibile
e tuttavia tutto è già in movimento.
Noi
chiamiamo vita ciò che fiorisce.
E
dimentichiamo la parte immensa, silenziosa,
in cui la vita si prepara.
Osservo
quel vaso sul balcone ogni mattina.
Lui
no. Passa, guarda, continua.
Le mani sporche di niente.
Forse
la primavera arriverà.
Forse è già qui.
E
comincio a sospettare
che tra noi due
quella fuori stagione
sia proprio io.
Musica:
First Rendez-Vous — Yann Tiersen
https://youtu.be/Q-uYClWIHW0?si=dvzQ8dxW3Z1R2d9C
*
Chi è Ugo?
https://finestrelama.blogspot.com/2025/07/0-ugo-fa-cose-viola-bruno-calendario.html
N.B: l’immagine di Ugo è stata
generata con intelligenza artificiale. Il bambino rappresentato non esiste, non
corrisponde a persone reali, vive o esistite, ed è utilizzato a scopo
illustrativo, narrativo e simbolico.
Se riconoscerete questo bambino, se vi sembrerà di averlo
già visto,
è solo perché in realtà Ugo… esiste dentro ognuno di noi.

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