POESIA? NO, GRAZIE - Vincenzo Lauria - "Poesia alla moda"
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| Vincenzo Lauria |
Ben ritrovati!
Nello scorso numero della rubrica POESIA? NO, GRAZIE - Vincenzo Lauria - "Vita da Influencer"partivamo da uno dei giochi da tavolo più gettonati come regalo natalizio ("Vita da Influencer"), per arrivare a considerazioni più ampie sulla quantità crescente di tempo che impieghiamo sui devices a discapito di quello trascorso a contatto con la natura, dedicato alle arti o agli affetti.
Rimanendo in tema di "tendenze", qualora il titolo dell'articolo di questo mese: "Poesia alla moda" vi avesse indotti a pensare che stiamo per discettare del fatto che sia più "glam" la poesia in prosa della prosa poetica o che la poesia in versi rimanga comunque la più "iconica" sappiate che siete completamente fuori strada! Sì, perché pare proprio che sia la poesia tout court, a prescindere da i suoi "canoni", a essere regina incontrastata del 2026!
C'è chi la invoca come unica arma bianca contro scenari quotidiani sempre più distopici e chi invece la prende a modello tanto da farne il proprio "core". Eh no ragazzi non partiamo coi cori sanremesi "Anema e core" e "saremo io e te accussì, sarà pe sempe sì"!
Calma, siate British, stiamo citando il termine inglese "core"!
Entriamo, in punta di piedi, nel "core" della questione. Pare che noi ignorati poeti o presunti tali siamo entrati nel core della moda 2026. Sì uagliooo, la moda ci studia, (attenzione ci studia, non vuol dire che ci legga, dormiamo pure sonni tranquilli, non scapicolliamoci a mettere in cassaforte le ultime copie delle nostre raccolte best seller, non corrono alcun rischio)!
Udite, udite: il neologismo "Poetcore" è tra i termini che ha subito un incremento iperbolico nelle ricerche online e sembra destinato a capitanare le tendenze dell'anno in corso. Ce lo spiega in dettaglio Barbara Sini in un articolo per la rivista Amica dello scorso Gennaio:
"Lo stile definito Poetcore richiama alla mente il modo di vestire e in un certo senso anche di approcciarsi alla vita degli intellettuali. Ma cosa significa seguire l'estetica Poetcore per i Millennials e per la Gen Z? Prima di tutto viene messo in primo piamo l'amore per la lettura di libri cartacei e per la scrittura su quaderni e taccuini, magari con la matita o con una penna stilografica.
E da qua si capisce anche quanto questa tendenza rientri nel macro trend del ritorno a uno stile di vita e a passatempi di tipo analogico. Una sorta di ribellione a tutto ciò che il mondo digitale e, in particolare, l’intelligenza artificiale ci ha portato via negli ultimi tempi.
Il Poetcore influisce poi anche sul modo di vestire. Ovviamente quello che si cerca è di dare vita a un look da intellettuale, a cavallo tra ispirazioni del passato e del presente: outfit con la cappa, borse di cuoio effetto cartella e cravatte, comprese quelle da annodare a fiocco...
Pezzi essenziali del look da poeta contemporaneo sono il blazer di tweed, il dolcevita, i maglioni e i cardigan maschili, i pantaloni di velluto a costine e i mocassini. Senza dimenticare le camicie, magari con colletti importanti da annodare in modo scenografico".
Esimie poete ed esimi poeti a correre seri rischi d'esser presi d'assalto non sono le nostre librerie, piuttosto i nostri armadi! E allora non ci resta che indossare le nostre cappe, le cartelle di cuoio, i pantaloni a costine, blazer e cardigan, cravatte, camicie, calzare tutti i nostri mocassini, come fossimo al controllo bagagli di una compagnia low-cost (scagli la prima pietra chi non ha vissuto almeno una volta nella propria vita questa esperienza paranormale!) per sentirci finalmente al sicuro, sotto il nume tutelare del trend, coccolati tra le braccia calde della moda. Noi finalmente in voga, finalmente regine venerate e re acclamati delle passerelle!
Come dite? Anche nel vostro armadio non c'è traccia dei capi di cui sopra? E allora non ci resta che rassegnarci al nostro stato di "tristi menestrelli"... chiuse anche stavolta le porte di accesso alla riconoscibilità, addio luci della ribalta, servizi fotografici, paparazzi appostati ad ogni angolo, addio sogni di gloria...
Prima di farci prendere dallo sconforto e optare per atti estremi, la giornalista tenta di mantenere viva in noi la fiammella:
...Ma anche i libri stessi diventano elementi da sfoggiare. Oppure soggetti da citare in altri capi di abbigliamento o accessori.
Leggere non è mai stato così chic. Così come scrivere, specialmente se inteso come atto di creatività e di introspezione.
Ed è quest'ultima affermazione a meritare qualche riflessione in più.
Pochi giorni fa mi trovavo nella splendida Milano, capitale della moda, per una presentazione e, il giorno successivo, ho colto l'occasione per assistere a un:
"Incontro di musica e poesia dal vivo.....in scena: 16 tra poeti, cantautori, musicisti e attori che condividono i propri mondi creativi per dialogare sul palco attraverso le loro arti..."
Fin qui, in estrema sintesi, l'allettante richiamo della foresta delle arti. Decidiamo, insieme ad amici, di prenotare tramite l'apposito link e riceviamo comunicazione, fin dal mattino, di un sold out e dell'inserimento in una fantomatica lista d'attesa.
L'aspettativa cresce e decidiamo di presentarci comunque all'incontro all'orario previsto. La sala messa a disposizione (uno spazio abitualmente utilizzato per conferenze e co-working) è effettivamente ampia e affollata da diverse decine di persone, ci appropinquiamo ad alcune sedie libere con disinvoltura da manuale degli imbucati, pronti allo svelamento scenico.
Dopo un interminabile prologo da parte dell'organizzatore (nonché presidente di un'associazione cresciuta in poco tempo fino a superare le duecento adesioni) aprono la serata tre giovani poeti, ognuno si presenta spiegando che ha trovato nella poesia un'ancora di salvezza o giù di lì, fino all'arrivo del sospirato momento in cui un'attrice legge due testi del poeta di turno. Dopo la prima terna di poeti cala la notte interiore, aleggia tra di noi lo spirito di Riccardo Pazzaglia. Giungono in nostro soccorso due giovanissimi cantautori che hanno un loro perché e ci traghettano verso una nuova terna (con relativo cambio di attrice, come da copione) che non fa che confermare l'impressione precedente e ci convince ad abbandonare la sala mentre applausi scroscianti riecheggiano, ed è il caso di dire che la claque non è acqua! E vissero tutti (in)felici e poeti!
Concludendo, rischiamo che la figura del "poeta" sia ridotta da un lato a santino polveroso osannato da nostalgici bisognosi di un emblema dello stile dandy; dall'altro che sia svuotata di spessore, di profondità di parola, da non restare che invocarne lo spirito in una seduta in cui alla catena di mani si sostituisca uno scrosciante applauso a scena aperta. Così è la poesia alla moda! Chiosando in stile sanremese:
La moda di Milano (e non solo di Milano) che fastidio!
Al link sottostante l'articolo completo di Barbara Sini:


Ben detto, manca proprio la via di mezzo. Ma non scoraggerei i giovani in quanto... there's always room for improvement, e già avvicinarli alla poesia è qualcosa. Purtroppo la mia limitata esperienza di poeta in Italia mi ha fatto constatare che agli eventi di poesia mancano spesso i giovani (molto, molto presenti nella mia esperienza all'estero), e che spesso ci si ritrova sempre tra 'i soliti' a cantarcela e suonarcela. Peccato!
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