RONDINI - Melania Valenti - La "Via della spina"- viaggio intorno alle autrici siciliane

 

ph. Melania Valenti

Leggendo di donne di Sicilia, poetesse e autrici che nei secoli hanno imposto un proprio modello di vita, prima che di scrittura, tra un frullino che monta panna e mia figlia che ne conduce il ritmo mi imbatto in questa strana idea di scrivere a mia volta qualcosa su di loro. E, continuando a leggere, conduco una mappa immaginaria che da Nina Siciliana, vissuta nel XIII secolo e, a quanto si sostiene, prima donna a scrivere liriche in volgare, porta fino ai giorni nostri, documento in cui i miei appunti scorrono intorno ad alcune parole chiave: ribellione, amore, catene, maschilismo, oppressione, libertà. In breve, autodeterminazione. Ma non in questa sede, chissà più avanti, condurrò a termine la mia personale Via della spina[1] – così è intitolata la mia via delle “artiste siciliane ribelli”, con la polisemica spina come incontro di ostacoli, parte di fiori affascinanti e colonna dorsale metafora di volontà ferrea -. Adesso, all’alba del nuovo anno, scrivo soltanto ciò che ne ho tratto come lati ispiratori in comune.

L’Amore è sempre al primo posto, come testimoniano i testi che si fanno risalire a Siciliana, della quale non si sa con certezza nemmeno il luogo di nascita, se Palermo o Messina, né quale sia stata la sua effettiva formazione culturale. Le uniche testimonianze che ci sono pervenute, si trovano all’interno di una raccolta fiorentina, Sonetti e canzoni di diversi autori toscani in dieci libri raccolte, stampata a Firenze nel 1527. È un amore sempre vissuto in modo contrastato e quasi utopistico, un amore non raggiunto o un amore non corrisposto, generatore di lacrime e versi accorati, la visione che se ne trae e che, con l’andare dei secoli, continua ad essere principio ispiratore di tante autrici di Trinacria.

La ribellione alle convenzioni ristrette di un’isola del Sud Italia (sud e, per di più, isolato e isolano) è altra spinta comune alle scrittrici che in ogni tempo vissero in Sicilia, riscontrata ad esempio, facendo un balzo di secoli in avanti, anche nei versi di Goliarda Sapienza, poeta ai margini, come da me definita in un testo dal titolo Ancestrale, Goliarda ed io e pubblicato in precedenza qui sul blog (https://finestrelama.blogspot.com/2024/02/melania-valenti-ancestrale-goliarda-ed.html). Donna ribelle alle convenzioni, indipendente e anticonformista a suo modo, di famiglia colta e molto conosciuta (figlia di Maria Giudice, socialista e rivoluzionaria, e di Giuseppe Sapienza, avvocato catanese, che la incoraggiò agli studi di arte drammatica) riversò nei suoi testi in poesia -pubblicati tutti postumi e che, non me ne voglia nessuno, preferisco alla sua pregevole scrittura in prosa- la sua indole indomita e schietta, allo stesso tempo legata a doppio filo alle figure genitoriali, che gli ispirano l’intera raccolta Ancestrale.

C’è sempre questo filo comune che unisce le donne siciliane che si impongono sulle usanze che le vorrebbero in casa ad accudire figli e fornelli, e che seguono invece la propria passione artistica; un filo che unisce la forza alla esasperazione per una condizione di oppressione psicologica, cui sottrarsi con veemenza per potersi autodeterminare. Oppressione e soggezione da parte di una società maschilista e autoritaria, ancor più nei confronti di chi volesse intraprendere studi o percorsi letterari e artistici, che vide spesso nel trasferimento in altre città la possibilità di esprimersi più liberamente. Di Maria Costa (Messina, 15/12/1926-7/09/2016), ho già scritto in precedenza 

(https://finestrelama.blogspot.com/2024/12/rondini-melania-valentiillusione.html); non mi dilungherò qui, ma non poteva mancare in questo mio attraversamento insulare sulle tracce delle donne e la loro scrittura.

Altro punto che unisce più autrici dell’isola è una grandissima vocazione alla scrittura civile, sia in prosa che in poesia, come in Livia De Stefani, nata a Palermo agli inizi del ‘900 da una famiglia di ricchi proprietari terrieri, che non vedeva di buon occhio la sua passione per la letteratura. Come già detto, allo stesso modo di gran parte delle figure femminili di spicco, che scrissero e imposero la loro passione al di là di ogni ostacolo, anche De Stefani diede sfogo alla sua scrittura una volta trasferitasi altrove, a Roma, per la precisione, sede accogliente per molte, come per Goliarda Sapienza, che rimaste in Sicilia non avrebbero forse avuto modo di uscire allo scoperto. Livia De Stefani si ricorda, e spero lo sarà a lungo, soprattutto per essere stata una delle prime donne a scrivere apertamente un romanzo, La vigna di uve nere, di aspra denuncia contro la criminalità organizzata.

La forza: ecco ciò che rinvengo maggiormente, al di là delle diverse scritture o periodi storici; che si parli di Giuseppina Turrisi Colonna, poetessa e patriota palermitana, Mariannina Coffa, che ebbe il coraggio di allontanarsi per sempre dalla casa coniugale, Maria Messina, narratrice di Palermo molto apprezzata da Giovanni Verga, con cui strinse una fitta corrispondenza, la magnifica Jolanda Insana, insegnante di lettere, traduttrice e grecista, nata nel 1937 a Messina, scoperta da Giovanni Raboni e da lui inserita in una sua collana, tanto il valore che le riconobbe, e che conobbe già in vita la soddisfazione dei molti e meritati riconoscimenti, o ancora Graziosa Casella, poetessa dimenticata come troppe altre, ma che fece scandalo nella “Catania perbene” del secondo dopoguerra. Una poesia, quella di Casella, che ella non ebbe timore di mostrare così per come nasceva, dal contenuto forte e per quell’epoca “scandaloso”, in cui descriveva l’amore, la passione, senza maschere perbeniste.

Continuerò, quando vorrà la penna, questo “cammino emotivo e letterario”, avendo avuto solo l’intento di iniziare a percorrerlo insieme.



[1] Esiste in toponomastica una Via della spina, strada romana antichissima, della quale si possono leggere notizie su https://umbria.italiaguida.it/via-della-spina



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