RECENSIRE AL FEMMINILE - Ester Guglielmino - Sulle poesie sparse di Francisco Soriano
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| Francisco Soriano, poesie sparse, Aurea Nox, 2026 |
Sono nuvole evanescenti le poesie d’amore di Soriano, sprazzi di colore che si stagliano su variegate campiture, cammei di attimi sospesi come tele di ragno che combaciano la terra con il cielo. Un raggrumarsi di sensi per cui il concreto smarrisce in un soffio la sua carne, il giorno indaga il suo riflesso tra le ombre, la ragione apre il varco all’intenzione di spingere lo sguardo ben più oltre. Là dove l’amore diventa rivelazione del senso della vita, là dove le pietre ci parlano del passato custodito tra gli anfratti, là dove gli amanti scoprono d’essere partiture d’un dialogo già scritto da tempo indefinito. Ma si tratta di un viaggio, appunto, più che d’una folgorazione, di un percorso consapevole che si trasforma in una scriptio poetica continua, in cui il dialogo amoroso sorvola le fratture del reale e s’affida al senso d’una conquista progressiva: l’occhio che scardina la linea di confine tra il qui e l’oltre, che esplora il quotidiano come simbolo del mistero nascosto della vita:
e dicesti:
ecco – non vedi in quella trama d’alabastro
le vene di un fiammeggiante eterno?
e metti da parte i dolori
dicesti –
insieme a tutti questi
eppure e malgrado che.
si era a gettare reti,
per incanto
nell’aspro/odore della tramontana.
felicemente invece
il senso del dove
divenne il guscio pieno del nostro amore.
[…]
D’altronde cos’è l’amore se non il filo rosso che tesse trame d’incanto tra il computabile e l’eterno? Il sentire provvisorio e contingente che più di tutti sconfina in uno spazio inconoscibile e superno? Il piede allora vacilla su un terreno mobile, in cui ogni passo può diventare sentiero saldo o precipizio. C’è una donna vestale (amante, madre, figlia? poco importa…) che si muove tra le righe, custode fedele di un segreto universale: la potenza rigenerativa dell’amore, radice d’ogni forma d’essere, germoglio che affiora in superfice con una potenza simbolica continua. È il disvelamento del senso profondo della vita, un movimento che procede – a tutti i livelli - per costante attrazione, che permette sempre la rinascita laddove c’era stata una disgregazione:
ecco i passi delle ombre –
basta leggere in rima
i versi senza orme.
fiele? così l’amore
fedele solo al sole
mi scuote versa muove.
ogni alba ha il suo perché
eterna e sognante
seduce il mio dolore.
che cosa si nasconde?
vertigine è il vuoto
l’odio non ti si addice.
[…]
Possiamo quindi scegliere, se fermarci alla realtà palpabile di corpi, luoghi, cose oppure farne punto d’accesso a intuizioni salvifiche cui aggrapparci, nonostante gli ‘scorni’ disseminati sulla via; il confine in fondo è molto più labile di quanto si possa credere. Ogni dato si offre alla nostra percezione nella sua semplicità essenziale e noi possiamo isolarlo oppure allargare lo sguardo, seguirne lo smagliarsi delle sfumature e derivarne un avvertimento ineludibile di complessità. Anche il lessico utilizzato da Soriano duplica questo procedimento: sceglie la semplicità dei termini e li somma, creando intensità di linguaggio nuove. A volte si tratta di coppie colore/attributo (biancoantico, neroverde, azzurrolucente, verdeansimante, violabluastro):
“dal lastricato – il biancoantico,
quella luce che scava, leviga, acceca
e i tuoi passi
piedi sacri sul sentiero d’argento.”
****
“e allora – dal tuo canto
attendo la tela intessuta
con l’azzurrolucente
dell’egeo sognato”
****
neroviola è il colore del cuore
e sulla pelle – corteccia del sonno:
ora la voce, senso e sostanza
respiro sordo sulla soglia stanca.
****
Altre volte di nessi sintattici che inglobano in un’inusitata unità i propri confini:
“se i fiori tacciono
sotto le volte degli arcani
chi può credere che non sia
un brivido – un eterno perdutosguardo
a spezzare ogni male”.
****
“ti vesti,
ti svesti.
abitavi nella quiete
di una dimora di pietre –
il tuono, infatti,
lambiva-ogni-dove.”
Altre volte, ancora, sono oscillazioni di senso a cui il poeta non riesce a rinunciare:
“che cosa –
se non
mondi che vacillano
sotto i tuoi piedi bianchissimi –
torri e binari
che fuggono chissà dove,
nel cuore che abbatte misteri
fiorisce nell’arcano/nel palmo della tua mano”.
In ogni caso si tratta sempre di una lingua controllatissima e ricercata, che punta sulla musicalità, recuperando sovente l’eleganza – diremmo dannunziana – dell’allitterazione insistita:
“allora piove, non oso dirtelo –
ancora brilla nel botro il merlo;
ritorna sola che il mondo assedia
(il mondo brucia),
d’incanto perisce e poi rinasce.”
****
“la tua epiclesi – è il glicine insensato
sinuoso
sul muro disegnato dal sole;
immobile sull’intrico dei rami
l’anima lieve esplode germogli”.
****
“la radura si perdeva –
gelata nell’invisibile vuoto
sulla pineta.
tutto quello che si amò
fu lo stelo carnoso
del ranuncolo velenoso –
neppure su una voragine
a picco sul mare
resisté all’imbrunire.”
****
In coerenza con le scelte lessicali, la sintassi di Soriano limita al massimo i segni di interpunzione, preferendo nettamente i trattini o gli slash che evidenziano alternative piuttosto che creare gerarchie di senso. Le maiuscole sono sempre e volutamente disattese, quasi a suggerire la pari importanza di tutti gli elementi in gioco. È un procedere paratattico che predilige l’effetto di sospensione e di isolamento della parola - come se essa si stagliasse a galleggiare nel nulla, sola - e predilige, parimenti, le callidae iuncturae, le espressioni nominali, le apposizioni complesse, approdando a un registro che recupera la tradizione poetica classica e, nel contempo, la riformula col proprio apporto originale:
e di tutte quelle primavere inutili
non v’è più traccia:
in noi brillava il vento –
perduto
a guidare
l’ultimo slancio
oltre il borro di un silenzio.
ed eri la sola/senza lume
a guidare le parole
che – appena sinuose
sui germogli di un ramo d’aprile
ansimavano.
guardo – la ruggine
che conquista gli ultimi avamposti
di relitti incandescenti al sole.
nessuna crudeltà ci sovrasta,
in cuor nostro
il vuoto ci culla –
e, la morte, la irridiamo
con le sole nostre forze.
lo so.
da questo insensato dove –
canti i giorni che sempre sono stati.
Un’opera di rigenerazione, appunto, in cui il poeta si sente partecipe di un progetto oscuro, il cui senso – per fortuna – a nessuno è dato sapere.
Nota bio-bibliografica su Francisco Soriano
Francisco Soriano vive a Ravenna dove svolge l’attività di docente. È stato insegnante e dirigente scolastico per diversi anni nella Scuola Italiana di Teheran, “Pietro della Valle”, promuovendo un’intensa promozione della cultura italiana all’estero, organizzando varie manifestazioni dedicate alla “Settimana della Lingua nel mondo”. Si è occupato di inclusione e didattica dell’italiano a stranieri, traduzioni di testi dal persiano e giornate dedicate alla poesia persiana e italiana. Ha pubblicato numerosi saggi storici e raccolte di poesie tradotte anche in persiano: Dove il Sogno diventa Pietra, Vita e Morte di Mirza Reza Kermani, Nuova antologia poetica di Zahiroddoleh, Dalla Terra al Cielo. Tusi e la setta degli Assassini di Alamut. Ha collaborato con diversi articoli di biografie e saggistica letteraria sulla rivista «Argo» e «Pangea». Attualmente collabora con la rivista «Carmilla» ed è redattore nella rivista di critica letteraria «Retroguardia». Ha scritto i seguenti volumi pubblicati da diverse case editrici: Fra Metope e Calicanti (LietoColle, 2013); La Morte Violenta di Isabella Morra (Stampa Alternativa, 2017); Haiku Ravegnani (Eretica Edizioni, 2018); Noe Itō – Vita e morte di un’anarchica giapponese (Mimesis Edizioni, 2018); Non porgere l’altra guancia (Eretica Edizioni, 2019); La Via Lattea (Eretica Edizioni, 2020); Frammenti (Eretica Edizioni, 2022); poesie novissime (Eretica Edizioni, 2023); ex voto, (Eretica Edizioni, 2024); Virgilia D’Andrea, una poetica sovversiva (Nova Delphi Edizioni, 2024); Endecasillabi, incipit di Claudia Valsania e disegni di Carlo Bugli (Eretica Edizioni, 2025), Poesie sparse (Aurea Nox, 2026).


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