NUGAE - Doris Bellomusto - Scrivere e seminare

 


Se pareba boves

alba pratalia araba

et albo versorio teneba

Et negro semen seminaba. 


Spingeva avanti i buoi (cioè le dita), arava un bianco campo (cioè la carta), teneva un bianco aratro (cioè la penna d’oca, con cui si era soliti scrivere), seminava un seme nero (l’inchiostro, con cui si scrivono le parole


L’Indovinello veronese è un breve testo giocoso scritto tra l’VIII e il IX secolo da un ignoto scrivano veronese a margine di un codice latino. Mi viene in mente nel momento in cui decido che questo pezzo per Finestre voglio scriverlo a mano,  con la mia mano sinistra, senza pensare troppo.


Voglio che sia un esercizio di verità. Le mani non sanno mentire. 

Scrivere a mano potrebbe essere un quotidiano esercizio di onestà.


Io forse divento un po' più giovane, ho meno carichi sul cuore. 

Si scrive a mani nude, armate solo d’inchiostro, e quando la mano avanza sul foglio il pensiero traccia la strada con inaspettata chiarezza.


Scrivo e mi spoglio. Scrivo e non so dire di me niente di esatto. Sono una presenza leggera: filo d'erba, nuvola, briciola di pane.


Scrivo con la stessa tenacia che ha la formica, carica del seme destinato al formicaio. 

Io cosa porto? 

La verità irrisoria di una donna fortunata, consapevole del bene, del male, della morte e della sorte ubriaca.


Una che mentre si fa il caffè si riscalda le mani, esprime desideri, cerca nell'aria i sogni dell'infanzia.


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