LADRO DI STELLE – Marco Brogi - M’innamorai del libro che non lessi mai

 

Marco Brogi


Non so che cosa ci trovai, nel libro che non lessi mai.

Forse domande senza risposte, tante domande che piagano le giornate dei fragili o forse ci trovai la speranzella che da qualche parte esistesse un libro di poesia che disegnasse una resurrezione. Poesia, non romanzo o racconto. Perché la parola della poesia è sacra e seducente, pura e macchiata di desiderio, umbratile e lucente. Come l’esistenza.

Nel libro che non lessi mai incrociai l’ansia della Szymborska di mettere in scena le coincidenze che governano le nostre vite e farle parlare, dire che il regista degli incontri, delle cose che accadono, è il caso, è lui che decide se il pigiama delle tue notti sarà di raso o di spine. È lui che fissa il confine. Nel libro che amai e non lessi mai la parola dubbio era dappertutto: all’inizio, a metà, nel finale. Era anche sulla copertina, ma era scritta piccina piccina, chissà perché. Nel libro che amai e non lessi mai c’erano tanti spazi bianchi, a volte intere pagine bianche. Quanta pienezza contenevano, quante possibilità, quante uscite di sicurezza, quanta leggerezza, quanta non compiuta carezza. Nel libro che non lessi mai trovai le impronte del mistero, dell’indecifrabile, le aveva forse lasciate Pascoli scrivendo di quel cielo nero di pece, in combutta con l’ignoto. O magari Campana, sempre in ansia per il segreto delle stelle. Il libro che amai e non lessi mai lo vorrei tutte le notti sul cuscino, vicino vicino, e vorrei che finisse con la parola resurrezione. Da vivi.


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