INCROCI - Iolanda Cuscunà - Uscire da Omelas per diventare colui che ama. Ursula Le Guin e Stig Dagerman

 

 Iolanda Cuscunà 

Immaginate una società, in cui tutto va per il meglio, in cui la popolazione vive felice e beata non patendo nulla, proprio nulla. Una società in cui ciascun cittadino dispone del necessario. Bene, immaginate ora che tutti sappiano che la loro felicità è strettamente legata all’infelicità di qualcun altro, nello specifico un bambino. Rinchiuso in una cantina e torturato questo bambino, con la sua sofferenza, garantisce la felicità di tutti.

Questo scenario è quello raccontato dalla scrittrice americana Ursula K Le Guin in un breve scritto del 1973 il cui titolo originale è “The Ones Who Walk Away from Omelas”  (Coloro che si allontanano da Omelas). Ad Omelas, bisogna raggiungere una certa età per venire a conoscenza della “formula della felicità” e quando il segreto è svelato succede qualcosa: la maggioranza della popolazione accetta. Sì, accetta la regola, accetta la posta in gioco, accetta che un bambino venga sacrificato per il bene di tutti. In fondo, è uno soltanto. In pochi ritengono questo sacrificio mostruoso e sono proprio quelli che si allontanano da Omelas.



Ho introdotto a grandi linee il fortissimo racconto della Le Guin, che se non aveste ancora letto potrete recuperare facilmente sul web, per incrociarlo con un’altra visione di uno scrittore e poeta che amo molto: lo svedese Stig Dagerman. Nato nel 1923 concluderà la sua vita giovanissimo, nel 1954. Sono certa che Dagerman, nell’immaginaria popolazione di Omelas, sarebbe stato uno di quelli che si sarebbe allontanato. “Chi costruisce prigioni si esprime meno bene di chi costruisce la libertà” ebbe a scrivere, e il suo modo di riflettere sulla vita e sulle relazioni sociali mi pare “Incroci” perfettamente quello di Ursula Le Guin scrittrice coetanea di Dagerman, nacque infatti nel 1929, che vivrà fino al 2018 continuando a scrivere sul suo seguitissimo blog.

La Le Guin e Dagerman, dai loro libri, sembrano interrogarci. Soprattutto in questi ultimi anni le suggestioni che sorgono dalla lettura dei loro scritti ci chiamano prepotentemente in causa.

Anarchici entrambi, Dagerman e Le Guin, lontani nello spazio e nel tempo da noi e anche tra di loro, dalle loro pagine riflettono sulle società utilitaristiche, sui concetti di libertà e solidarietà. Immaginano una deriva del mondo moderno partendo dai segnali sotto i loro occhi. Ursula Le Guin è passata alla storia per essere una delle più importanti autrici di Fantascienza, mentre di Dagerman è famosissimo, tra gli altri, “Autunno tedesco” il reportage che realizzò in Germania all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. Entrambi hanno visto cosa l’uomo è capace di fare, quanto grande possa essere il male da lui prodotto. L’una lo ha visto con l’occhio della mente, proiettando in un futuro (che per noi è diventato presente) la possibile deriva, l’altro lo ha registrato con il suo sguardo finendo per raccontarlo con una scrittura evocativa ed estremamente lirica.

Leggiamo questa poesia in prosa di Dagerman tratta da “Il nostro bisogno di consolazione” pubblicato da Iperborea:

L’uomo che ama trova una conchiglia sulla spiaggia. Quando la porta all’orecchio non sente né il mare né il vento né gli angeli, ma la sua stessa voce che canta: Ti amo. Non ha mai udito niente di così bello. Su un’altra spiaggia giacciono tutti gli uomini addormentati. Qualcuno cammina lentamente sulla spiaggia, li solleva uno per uno, se li porta all’orecchio e rimane in ascolto. In alcuni uomini-conchiglia sente un abbaiare di cani, in altri un lontano ruggire di tigri o colpi di martello, in altri ancora un pesante rombare di macchine. Ma in una conchiglia echeggia il grido di un pesce. È questo il suono dell’uomo che ama quando qualcuno se lo porta all’orecchio. Se i pianeti potessero amare uscirebbero dalle loro orbite e sarebbe il caos. La sopravvivenza dell’universo è garantita dal fatto che l’amore è impossibile. Anche l’uomo che ama ha il presentimento che l’amore sia fratello della morte. Ma questo non gli impedisce, lui prigioniero della sua orbita, di aprirsi una breccia fino alla cella del vicino, gridando di gioia: Sono libero! 


Dagerman scrisse questa poesia all'età di sedici anni, mostrando già una maturità e una sensibilità fuori dal comune. Non può esistere un amore incondizionato, sembra dirci. Esiste solo il riflesso di un egoismo che viene scambiato per amore ma amore non è. Ci sono delle regole e tutti, per sopravvivere, per non cedere al caos dobbiamo rispettarle, godendo di ciò che ne viene. Pazienza se queste regole prevedono il sacrificio di qualcuno o qualcosa. Eppure, quanta gioia riuscire ad aprire una breccia “nella prigione della propria orbita” per raggiungere un vicino che soffre e fargli sentire la propria vicinanza!

E allora cosa ha senso se non lottare? Se non sforzarsi di non cedere all’arresa? Cosa ha senso se non coltivare il sentimento di giustizia? Mantenere sveglia la nostra mente affinché lo status quo  non finisca per annichilirci tutti?

Equinozio ’75

Stufa di uomini e donne
non per questo elogio
con patetico romanticismo
la saggezza delle bestie
(a differenza nostra: sono
saggie senza bisogno di lodi).
Ammiro le stelle ma non
disprezzo i dotti Astronomi
che dopo tutto le fissano
molto più spesso di me.

Nella malattia canto, ancora, ostinata,
le mie passioni intellettuali.

Non me la prenderò con Jeffers:

rivolgiti alle pietre che sono qui

prima di noi e ci resisteranno.


Una pietra è insensata se non la guardi.

È di pietra il paesaggio

che mi abita in questi giorni: montagne,
stelle, cieli spaccati.
Neanche un albero. Spiagge
vuote al crepuscolo.

Una stella


è pietra in fiamme.


La mente, l’occhio


sono polvere di pietra, stella sbriciolata
e luce che riempie i vuoti


pura luce.

Il grigio greto su cui cammino:
è forse il principio
o il margine dell’ultima parola?

Non so nulla. Cammino
da sola, ai bordi di tutto,
arrabbiata, impaurita, di tutto incerta
con gli occhi aperti in un ruggito.

“Cammino da sola arrabbiata, impaurita” scrive la Le Guin che continua però a cantare le sua “passioni intellettuali”, stufa degli uomini, certo, ma mai rinchiusa nel suo mondo. “Ai bordi di tutto...con gli occhi aperti in un ruggito”

Se il mondo deve continuare a girare, se i pianeti devono mantenere la loro orbita, se alcune leggi sono ineludibili, abbiamo “il potere delle parole da opporre a quello del mondo” ci ricorda Dagerman. Abbiamo ancora la possibilità di scegliere.

Cosa sceglieremo dunque? Saremo quelli che “si allontanano da Omelas” e “aprono una breccia” o continueremo come la rana a bollire?

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Ursula Kroeber Le Guin, conosciuta come Ursula K. Le Guin (Berkeley, 21 ottobre 1929 – Portland, 22 gennaio 2018), è stata una scrittrice e glottoteta statunitense, autrice di fantascienza e di fantasy. Ha vinto otto premi Hugo, sei premi Nebula e ventiquattro premi Locus[- i massimi riconoscimenti della letteratura fantastica - ed è considerata una delle principali autrici di fantascienza. La profondità e attualità dei suoi temi, che spaziano dal femminismo all'utopia e al pacifismo, hanno reso i suoi romanzi noti e apprezzati ben oltre il tradizionale circolo di lettori di genere. Tra le sue opere si ricordano in particolare La mano sinistra delle tenebre (1969), I reietti dell'altro pianeta (1974) e il Ciclo di Earthsea (1968-2001).



Stig Dagerman Anarchico lucido e appassionato incapace di accontentarsi di verità ricevute, militante sempre in difesa degli umiliati, degli offesi e dell’inviolabilità dell’individuo, Stig Dagerman (1923-1954) appartiene alla famiglia dei Kafka e dei Camus e resta nella letteratura svedese una figura culto che non si smette mai di rileggere e riscoprire. Segnato da una drammatica infanzia, intraprende molto giovane una folgorante carriera letteraria bruscamente interrotta dalla tragica morte, lasciando quattro romanzi, quattro drammi, poesie, racconti e articoli che continuano a essere tradotti e ristampati. Iperborea ha pubblicato Il viaggiatore, Il nostro bisogno di consolazione, Bambino bruciato, I giochi della notte, Perché i bambini devono ubbidire?, La politica dell’impossibile, Autunno tedesco e Il serpente e la raccolta di poesie Breve è la vita di tutto quel che arde.


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