BLISS: DALLE COLLINE - Alessandro Falconi - Post-ironia, amoralità, l’importanza di non essere earnest
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| Alessandro Falconi |
“il mondo finira tra quattro anni” recita una scritta in font “impact” (grafia tipica dei meme del primo decennio degli anni duemila, arrivata poi in massa nei ‘10 con la crescita a macchia d’olio di internet) stampata su una foto di Matteo Salzvini, intento — probabilmente snocciolando uno dei suoi celebri elenchi — in un qualche discorso, microfono in mano, piegato, con la sua inconfondibile mimica, in avanti, la bocca aperta in un ellissi e il completo blu ben stirato, riposato su camicia bianca; questo uno dei più recenti post, al momento della scrittura, del profilo “sgommona” su Instagram, al secolo Carlo Bragagnolo, occupatissimo sul tema della “Steam Machine” la nuova console Valve che promette prestazioni da computer di fascia alta e accesso allo store online, per l’appunto, “Steam”. Quello di sgommona è d’altronde un fenomeno del tutto bizzarro e intraducibile, di certo un primato ed un unicum nel panorama internettiano italiano, comparabile al massimo — e con una certa distanza dovuta ad una diversa raffinatezza e sensibilità, che rendono il suo profilo più approcciabile — alle esperienze “wiggertv” per cui c’è stata, con sgommona, più di una collaborazione, e all’arcinemesi (a buon diritto) “Pizzeria Asmara” prima che quest’ultimo togliesse ogni singolo dubbio sulla sua deriva autoritaria e neofascista per un po’ nascosta dal sottile velo di una presunta (dagli spettatori, come me d’altronde) ironia. La comicità sgommoniana, confinata per lo più alle piattaforme “Instagram” e “Kick” come quella, d’altronde, delle altre due entità internettiane, è esclusivamente esperibile nel contesto turbolento delle rispettive pagine social, che assumono carattere di vera e propria performance art: viene subito alla mente, in tal senso, nel periodo “siamo tutti schiavi, aiutiamoci” di sgommona, l’estenuante maratona di dodici ore su Clash Royale con Discord aperto ai propri follower, che potevano bene o male irrompere in live, durante i numerosi match e supportare o prendere in giro il ragazzo, intento al gioco, ripreso non da un semplice screen recording, ma da una telecamera esterna puntata sul telefono. Laddove la propria presenza su internet è messa a rischio da stringenti linee guida che moderano la community, compiere un atto del genere, in un secondo mondo qual è quello cibernetico, ricorda, in modo decisamente meno drastico, eppure profondamente assimilabile, quello del “Rhythm 0” della ben più celebre Marina Abramovič, alla mercè di qualsivoglia violenza psicologica e fisica. E nonostante la pratica sgommoniana sia quella di svincolarsi da ogni interpretazione (volendo dare l’impressione di assoluta caoticità), estendendo il proprio sguardo oltre l’effetto shock e clownesco del primo impatto, sembra, dietro ogni post, esserci un calcolato studio semantico e il disfarsi di un dedalo di interpretazioni, cui sarebbe del tutto scorretto non prestarsi autonomamente, ma guidati come si osservasse un quadro in una galleria: d’altronde la scelta mediatica dell’uomo Carlo Bragagnolo è chiara, distinta e incontrovertibile, scegliere internet, piattaforma tutto sommato democratica, vaso di Pandora pericolosissimo, utilizzare un profilo Instagram che è da considerarsi in modo del tutto organicistico (vale a dire che non si può considerare un post scollegato da quello prima e slegato da quello dopo, anche laddove si notano decisivi cambi di direzione, si veda il periodo dei video “confessionali”, che sembra proprio adesso volgere al tramonto) è scegliere l’unica instabilità che è in grado di partorire il mito post-ironico. Solo nell’internet controllato da enormi privati può nascere il mito post-ironico, cellula eversiva. Ed è infatti qui che emerge la necessità di un esserci e non esserci al contempo, perchè d’altronde questa è la statura del post-ironico: un essere medio e interposto che si regge su un sottile gioco di sensi, ingannevoli e fugaci. È giusto, comprensibilmente, prendersi del tempo per spiegare più a fondo cosa si intenda per post-ironico, concetto forse più comprensibile sotto i termini “iper-ironico” o “meta-ironico”, che segnalano non solo il superamento, già espresso dal prefisso “post”, ma anche e soprattutto l’ipertrofia di quello che è un vero e proprio atteggiamento morale, l’ironia. Il post-ironico è a suo modo figlio di un “aufhebung” un passo indietro ulteriore rispetto all’ironia, un ritornare sulla prima affermazione da cui ci si allontana con l’ironia tramite l’impiego di questa “oltre-ironia” confondendo ulteriormente le tracce: l’atteggiamento post-ironico sovverte di fatto il ruolo stesso dell’ironia per come la concepiamo, non si tratta più di capire se quello che viene detto sia vero o falso (ironia) ma di capire quanto sia vero e quanto sia falso, verità e finzione non sono separati ma integrati in modo difficilmente scindibile. La confusione si sposta dal piano qualitativo a quello quantitativo, ben più ostico. Per questo l’immagine citata in apertura strania: è vero che il mondo versa in condizioni critiche, geopolitiche e climatiche, ma sgommona non pretende né di metterci in guardia direttamente nè di smentire quest’affermazione, solo, e la descrizione del post lo conferma, sembra attaccare la modalità che si utilizza per mettere in guardia rispetto alla crisi che l’umanità sta attraversando — sferrando con tutta probabilità anche un colpo salace agli allarmisti —. Ecco che allora si svela un ulteriore tratto distintivo dell’estetica post-ironica: l’assumere una posizione morale del tutto neutra perché di fatto indeterminata permette di sfuggire qualsiasi tipo di etichetta e attacco: un’istanza “amorale” perché inservibile, un “non linguaggio” sfuggente e costitutivamente ambiguo, atomico, perché non permette parti o schieramenti. L’atteggiamento post-ironico è ormai del tutto proprio dell’internet, i meme se sono totalmente appropriati, ma è importante segnalare e ricordare che questi, nonostante siano ampiamente basati sulla riproduzione continua e virale di uno stesso concetto, mantengono una ferma matrice semantica e sono capaci di declinarsi e assumere una forte carica politica: è quindi frequente l’utilizzo del post-ironico in contesti come quelli dell'estrema destra di 4chan nel momento in cui questa si espande su altre piattaforme più rigidamente controllate, si vedano Instagram e X, le due più quotate, bisogna perciò rimanerne in guardia. La post-ironia è la nuova frontiera della comicità online, una comicità che cerca sempre più di sfuggire al controllo del mainstream e crea perciò linguaggi criptici e sentieri labili ed effimeri, l’”essere-forse” della post-ironia assurge a scudo che non permette alla multinazionale di appropriarsi di un linguaggio e un codice di significati che deve essere per tutti ma non di tutti. Bruciare tutti i ponti verso la corrente principale, osteggiare la longa manus dell’ideologia, occupare gli spazi che rimangono, finché rimangono.
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