OLTREVERSI - Silvia Rosa - XII. Sulla terra rotta | Antonella Sica

 

"Sulla terra rotta" di Antonella Sica, Arcipelago Itaca 2026

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a scrivere questo libro e gli spunti che ne hanno ispirato i testi?

Le immagini che arrivavano ‒ e che continuano ad arrivare ‒ quotidianamente da Gaza, soprattutto quelle dei bambini spaventati, mutilati, uccisi, hanno aperto una ferita che mi rendeva difficile continuare a vivere normalmente; tornavo di continuo a quei corpi, a quei volti, e insieme alla propaganda autoassolutoria dell’Occidente che, salvo le impotenti voci dissonanti provenienti dal basso, reagiva con indifferenza, a volte addirittura mettendo in dubbio la veridicità delle immagini. Intanto, sopra tutto questo, continuava (e continua) a proliferare il mercato delle armi.

Un giorno mi sono svegliata con una parola nella testa: «Deflagra». Intorno a quella parola si è agglutinato il primo testo:

 

Deflagra la luce sul campo
coi bimbi salta la palla
il sorriso minato
in pezzi nel cielo con gli arti

in volo i piedini, le mani.


In questo testo iniziale il gioco e l’esplosione entrano nella stessa frase, quasi senza soluzione di continuità; la palla salta insieme ai bambini e il sorriso diventa minato, già attraversato dalla distruzione. Ho cercato di fermare l’istante in cui l’infanzia viene spezzata, di rendere visibile l’orrore, senza commentarlo.

Da quel momento, per due o tre mesi, ho continuato a scrivere un testo dopo l’altro, partendo dalle fotografie e dai video che giungevano da Gaza. Scrivevo per riuscire a guardare, per non voltarmi dall’altra parte. Le parole sono state delle mediatrici dell’orrore, mi hanno permesso di avvicinarmi a quelle immagini.

La seconda sezione, Fermo immagine, è nata per contrappunto, quando ho sentito la necessità di rivolgere la penna verso l’Occidente e verso la posizione dalla quale noi osserviamo la guerra, ossia attraverso gli schermi, dentro la continuità protetta delle nostre vite. Per rappresentare questa distanza ho utilizzato lo stesso campo semantico bellico della prima parte, trasferendolo negli oggetti e nei gesti quotidiani: «due cellulari carichi» accanto ai coltelli; il mirino e il bersaglio di un videogioco

quando il corpo cade
(dall’altra parte del mondo)
non sente
il joypad vibrare

oppure i corpi in palestra che

sul tappeto corrono
inchiodati a un punto
senza sapere
chi li insegue.

La guerra, in questa seconda sezione, non è più soltanto ciò che accade altrove, ma anche il modo in cui viene raccontata e consumata; la ripetizione incessante delle immagini dell’orrore finisce per anestetizzare lo sguardo.

 

Come hai scelto il titolo?

Il titolo nasce da un verso di uno dei testi della prima sezione: allineano i sacchi bianchi / sulla terra rotta. Mi è sembrato subito capace di contenere l’intero libro. La terra è anzitutto quella di Gaza, materialmente devastata dalle bombe e ridotta a macerie, ma è anche il mondo comune che abitiamo, spezzato sul piano umano e morale. La parola “rotta”, inoltre, mi riportava inevitabilmente all’infanzia e ai giocattoli rotti, a ciò che un bambino tenta ancora di usare anche quando non può più funzionare. Penso in particolare al bambino che, nel salotto distrutto della sua casa, cerca il gioco interrotto e cammina tra le macerie

con un volante in mano
come se potesse
tornare.

Quel volante non è soltanto un giocattolo, è un oggetto simbolico con cui il bambino tenta di rientrare nella vita di prima, quando la casa era ancora una casa e il gioco poteva continuare. Ma quel ritorno non è più possibile.

Quali sono stati i passi che ti hanno portato alla sua pubblicazione, nello specifico come ti sei orientata per la scelta della casa editrice e quali ostacoli hai eventualmente incontrato?

Ho avuto la fortuna di essere tra i vincitori del Premio nazionale editoriale di poesia “Arcipelago itaca”. Con Arcipelago itaca avevo già pubblicato la mia precedente raccolta, Corpi estranei, e mi ero trovata molto bene; già conoscevo la serietà della casa editrice, la cura riservata ai libri e l’attenzione nei confronti degli autori. La pubblicazione di Sulla terra rotta si è inserita così in un rapporto editoriale già consolidato e per me molto positivo.

Durante la preparazione del volume ho sentito però l’esigenza di recuperare anche la componente visiva che era stata all’origine della scrittura. Molti testi, infatti, erano nati da fotografie e video provenienti da Gaza. Ho cercato quindi una nuova mediazione dello sguardo e ho chiesto la collaborazione di Attilio Zinnari, un disegnatore di grande sensibilità.

I suoi dieci disegni presenti nella raccolta non illustrano semplicemente le poesie, ma le attraversano e le reinterpretano, creando un ulteriore passaggio tra l’evento, il mio sguardo e quello del lettore. Credo che i disegni di Attilio abbiano dato al libro un importante contributo, rafforzandone la coerenza visiva senza trasformare il dolore in spettacolo.

 

Che cosa auguri a questa tua opera in versi?

Vorrei che Sulla terra rotta riuscisse a restituire peso e presenza a ciò che rischiamo di percepire soltanto come una successione di notizie; e vorrei anche che continuasse a porre una domanda sia ai lettori che a me: da quale distanza stiamo guardando?

 

Da Sulla terra rotta (Arcipelago itaca 2026)

 

Lo tiene come una culla

sussurra parole d’amore

al corpo scorticato

 

sistema una scarpa sgangherata

come prima, quando andava a scuola.

 

 

*

Sussulta come coda di lucertola

la voce

          arriva dal fondo

all’aria si strappa

 

solo lui si è salvato

                         solo lui

 

una mano lo attira

nell’incavo di una spalla

il corpo si disarticola

nel pianto.

 

*

Un palazzo trattiene

il tramonto tra le vertebre

 

spogliato dalle bombe

resiste all’inferno

del giorno in piena.


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Antonella Sica, genovese, laureata in Lettere Moderne, è regista e manager culturale nel settore audiovisivo e cinematografico. Ha pubblicato Fragile al mondo (Prospero Editore, 2015), La memoria nel corpo (Rayuela Edizioni, 2018), L’ira notturna di Penelope (Prospero Editore, 2022) e Corpi estranei (Arcipelago itaca, 2025), con cui ha vinto il Premio “InediTO - Colline di Torino”. È presente nelle antologie Singolare, molteplice (Puntoacapo, 2022) e Settimo repertorio di poesia italiana contemporanea (Arcipelago itaca, 2023). Suoi testi sono stati selezionati e premiati in diversi festival e pubblicati su riviste e blog letterari.


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