INCROCI - Iolanda Cuscunà - Nomi di cosa-nomi di persona | Per ogni nome una poesia
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Iolanda Cuscunà |
Settembre segna, convenzionalmente, la fine delle vacanze,
quel periodo breve e felice in cui ci si ritrova liberi dai soliti impegni
quotidiani. È un mese malinconico, almeno per me. Ed è forse per questo che per
il primo appuntamento con "Incroci" di questa nuova stagione ho
deciso di fare un salto indietro, a giugno: il mio mese di vacanza, tempo di
viaggi e letture.
Ho viaggiato tra l’Umbria e la Toscana, lasciandomi
incontrare dalle parole nei libri. Quelli scelti su una bancarella a Lucca e
quelli scovati a Lucignana, nella ormai famosa Libreria Sopra la Penna di Alba
Donati.
A Lucca ho trovato una raccolta poetica di Margherita Rimi
edita da Marsilio, pubblicata nel 2015: “Nomi
di cosa - nomi di persona”, con una splendida foto di Letizia
Battaglia in copertina. Qualche giorno dopo, spinta dalla curiosità, sono
andata a trovare Alba Donati nel suo minuscolo paese. La sua libreria è uno
scrigno immerso in un paesaggio meraviglioso. Lì è accaduto un fatto strano,
che racconto senza remore perché credo fermamente che la fragilità non sia un
difetto, ma un’arte.
Dunque, avevo portato il mio libro, “Il sogno di Esaù”, per
farne dono ad Alba. Non è solo una collega libraia, è una poeta che stimo molto.
Inaspettatamente mi sono ritrovata intimidita e, al tempo stesso, testarda
nell’inseguire un riconoscimento davanti a lei: “Sono una libraia da più di vent’anni, scrivo, ho
pubblicato due libri. Questo è il secondo”.
Alba è impegnata. Quello che inseguivo non lo trovo: mi
aspettavo un dialogo tra anime affini e invece incontro la cosa più ovvia, il
libro giusto per me: “Per ogni
nome una poesia” di Pierpaolo Orlando (InternoLibri). Appena inizio
a sfogliarlo noto che si lega in modo perfetto a quello comprato a Lucca. Lo
acquisto.
Prima di lasciare il giardino della libreria, però, gli
occhi cadono su una frase affissa al muro d'entrata, c'è scritto un nome: Iole.
Scopro che era la madre di Alba. Solo in quel momento mi rendo conto di non
essermi nemmeno presentata. Così il mio nome letto lì, sul muro di un'altra, mi
rammenta chi sono, mi riporta al centro.
Con i due libri tra le mani ho capito a cosa dovesse servire
quel tempo ritrovato: a svuotarmi da tutti quegli appellativi che mi sono data,
che certamente mi definiscono ma non mi esauriscono. Una rivelazione che ho
trovato stampata, quasi per magia, proprio nelle prime pagine del libro di
Orlando, dove il poeta scrive:
Per oggi propongo di abolire
gli appellativi: compagno compagna
fidanzato fidanzata
marito moglie.
Chiamiamoli con il loro nome.
Pierpaolo Francesca Marilena
Elsa Renato
Ora vi riconosco!
Questo invito a ritrovare la purezza del nome dialoga perfettamente con l'opera di Margherita Rimi, "Nomi di cosa - nomi di persona". Rimi, che come neuropsichiatra infantile cura la fragilità dei bambini, ci ricorda nei suoi versi che ritrovare il proprio nome significa mettersi al sicuro dal caos del mondo:
Della congiunzione
Decide il mio cervello:
Il mio cervello esagera
Perché mi fa sognare
scambia le sillabe
scavalca le vocali
ha scoperto il bambino:
il a trouvé la lettre qui manque
il a trouvé son nom
Tutti hanno un nome
Nella mia testa
non sono più al sicuro
Non sono al sicuro
Neanche le parole
Non sapevo che tutte queste
erano domande
Che tutte queste
si chiamano risposte
Nella mia testa
una sinapsi su due- Dicono-
di essere un’anima
Di nuovo Pierpaolo Orlando sembra farle eco con i
suoi versi confessando la fatica di uscire dal sortilegio del mondo.
Ancora non conoscevo la domanda
che alzai la mano per esprimere quello
che non sapevo e non sapevo argomentare.
Uscire dall’originario imbroglio dal sortilegio
con la voce.
Ascoltarsi sentirsi era il primo passo.
Testardo sostenevo le pretestuose ragioni
chi poteva sapere che cercavo solo di conoscermi.
Imparare a conoscersi è davvero un’impresa ardua, soprattutto in un mondo che tende ad incollarti addosso così tante etichette che finiamo per credere di essere davvero quello che ci dicono, sin da piccoli. In fondo basterebbe ricordarsi che: «siamo un nome, non altro»[1] e questo è quanto.
Margherita
Rimi è nata a Prizzi
(PA) e risiede in provincia di Agrigento. Poetessa, medico e neuropsichiatra
infantile, svolge da anni una intensa attività di prima linea per la cura e la
tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, lavorando in particolare contro le
violenze e gli abusi sui minori e a favore dei bambini portatori di handicap.
Fa parte della redazione della rivista Quaderni di Arenaria. Collabora
alle attività della Fondazione Antonio Presti-Fiumara d’Arte-La Piramide e a
varie riviste italiane di poesia fra le quali L’Immaginazione e Poesia.
È consulente culturale del Premio Telamone di Agrigento.
Pierpaolo Orlando
Psicanalista e
scrittore, brindisino di nascita e altoatesino per familiarità, vive e lavora
tra Firenze e Lucignana.
Ha fondato nel
2017 “Fenysia – Scuola di Linguaggi della Cultura” di cui è presidente e
direttore artistico.


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