FRASEGGI DI LUCE - Annalisa Lucini - Da dove «piovono» le immagini nella fantasia?

Annalisa Lucini

 

Da dove «piovono» le immagini nella fantasia?

Torno a questa domanda presente nelle Lezioni americane di Italo Calvino perché da sempre mi chiedo da dove arrivino luoghi, volti e storie che immaginiamo.

Che sia inconscio individuale o collettivo, che si tratti di epifanie di un certo momento, non so dire.

Che si tratti di discese nel trascendente e che, nella risalita verso la luce, la mente riporti a sé immagini già viste, luoghi un tempo noti, voci dimenticate che tornano nella timbrica.

Forse ha ragione Calvino: il problema non è da dove vengano, il problema è quello della scelta tra varie immagini «piovute» nella fantasia.

Quando scriviamo, ci poniamo mai la domanda giusta?

Non cosa scrivo ma perché scrivo esattamente questo e non altro?

Se ci soffermassimo solo un istante, ci renderemmo conto che l’atto iniziale di qualsiasi scrittura è legato ad un’immagine.

Magari sfumata, o ben delineata, oppure offuscata tanto da non sapere dove mai ci condurrà.

Il nostro interiore dipende dalle circostanze.

Tutto parte dell’immagine, poi la parola scritta guida verso il contesto visuale e lo fissa, lo sviluppa, lo fa emergere.

Mi piace l’idea calviniana di immaginazione: “repertorio del potenziale, dell’ipotetico, di ciò che non è né è stato né forse sarà ma che avrebbe potuto essere”.


Amo i visionari, li riconosco all’istante.

Essi fissano le immagini nelle loro scritture, sanno offrire spazio a quel transito speciale “da lì a qui”, non snaturano l’espressione per accogliere immagini prefabbricate -anche perché non saprebbero farlo- e disegnano, a parole, su mappe fantastiche che non hanno bisogno di confini.

Comunque, tutte le «realtà» e le «fantasie» possono prendere forma solo attraverso la scrittura, nella quale esteriorità e interiorità, mondo e io, esperienza e fantasia appaiono composte dalla stessa materia verbale; le visioni polimorfe degli occhi e dell’anima si trovano contenute in righe uniformi di caratteri minuscoli o maiuscoli, di punti, di virgole, di parentesi; pagine di segni allineati fitti fitti come granelli di sabbia rappresentano lo spettacolo variopinto del mondo in una superficie sempre uguale e sempre diversa, come le dune spinte dal vento del deserto.

(Italo Calvino, Lezioni americane)

Commenti

Post più popolari