FRASEGGI DI LUCE - Annalisa Lucini - Buco nero
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| Annalisa Lucini |
Pensava che, di certo, sarebbe andato
all’inferno.
Le tre e quarantadue sparate sulla parete di fronte al letto. Un colore verdolino su un muro nero. Proiezione dell’orario: 3.42 rappresentazione visiva del tempo sullo spazio. Luce sul buio. Numeri sul niente. E poi quella sensazione, come di avere un cappio al collo stretto al punto giusto per farla finita, il prima possibile. Pensava che quella fosse l’unica cosa da fare. Se solo fosse riuscito ad appendere un lenzuolo al lampadario con la certezza che quel cazzo di orpello, un agglomerato maniacale di gocce di cristallo, avesse retto il peso del suo corpo... Se solo...Poi erano cambiati anche i numeri sulla parete. Le tre e cinquanta. Si alzò dal letto, andò in bagno, lavò accuratamente i denti e indossò la vestaglia da camera di velluto bordeaux. Prese le chiavi di casa e si chiuse la porta alle spalle. Salì sull’ascensore e scese all’ottavo piano. Una rampa di gradini per trovarsi davanti alla porta d’accesso del lavatoio. L’aria era fresca quella notte. Odore misto di umidità e smog, indefinito pot-pourri olfattivo nel quale sentire ogni cosa. Mescolanza di cucine etniche, pane caldo, piscio in orinatoi improvvisati, gas di scarico di auto. «Com’è bella Roma» pensò. Dal pensiero all’azione fu un attimo. Salì sul cornicione, fece un bel respiro e trattenne il fiato. Mentre cadeva nel vuoto si ricordò di aver dimenticato di pisciare e di non aver lasciato neanche un biglietto di addio. Intanto nella stanza da letto dove dormiva ancora sua moglie, l’orologio proiettava sul muro le 4.04. E stavolta la parete sembrava davvero un buco nero. Buco nero in una notte di città. |


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