COSE CHE VEDO - Doris Bellomusto - Fino al giorno del primo vagito

 

di Doris Bellomusto

Le cose che vedo so che mi mancheranno e così le fotografo per sottrarle all’oblio. Sono cose che parlano la mia lingua madre, mi dicono che un paese non solo ci vuole, ma è tuo per sempre. Non si può sciogliere il nodo dell'appartenenza, si può solo stringere o recidere. Io parto tra pochi giorni, ma in qualche modo resto qui. Vivo due vite, belle tutte e due e non posso scegliere, né sciogliere niente. Tengo tutto: le luci, le ombre, le sedie al sole.


Mi salutano le strade 

con panni stesi e vetri rotti 

le case mai finite 

e quelle abbandonate

le tende sdrucide.

I sogni andati a male 

mi svelano verità bugiarde: 

il tempo è signore e padrone, 

‘sta terra è na Madonna addulurata.  

Io non rispondo a niente, 

non ai marciapiedi 

neppure alle finestre o alle travi esposte 

Io non ci credo più a questa storia. 

‘Sta terra si è ammalata di ricca miseria e sta bene così. 

Terra bambina e vecchia, capricciosa e languida quest'anno non m'incanta e vado via col cuore rotto

chè noi nati a Sud 

siamo orologi impazziti 

il tempo lo sputiamo a ogni ritorno 

e non sappiamo mai se andiamo avanti o se torniamo 

indietro, indietro,  indietro

fino al giorno del primo vagito.


Ho scritto queste parole all’alba del 21 Agosto 2026, nel mio paese in Calabria, accanto a mio figlio che dorme sereno. Leggerò di nuovo ogni frase spezzata, quando sarò a casa, in Toscana, tra le faccende di sempre, nel guscio degli amori scelti e non ereditati. 

Il cuore abita mondi invisibili e siamo stella e radice, sangue e mare. 

Queste parole sono per mia madre e mio padre, al nodo sciolto del loro amore che mi lascia andare.



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