STELLE CONTROVENTO - Maria Pia Latorre -

 

Maria Pia Latorre

Tredicesima partita (Umberto Saba, Il canzoniere)


Sui gradini un manipolo sparuto
si riscaldava di se stesso.
E quando
- smisurata raggiera - il sole spense
dietro una casa il suo barbaglio, il campo
schiarì il presentimento della notte.
Correvano sue e giù le maglie rosse,
le maglie bianche, in una luce d’una
strana iridata trasparenza. Il vento
deviava il pallone, la Fortuna
si rimetteva agli occhi la benda.
Piaceva
essere così pochi intirizziti
uniti,
come ultimi uomini su un monte,
a guardare di là l’ultima gara.


Cari amici di Finestre, bello essere qui “come ultimi uomini su un monte”, a guardare senza vertigini un’ultima gara - prima dello stacco. 

Tempo d’estate, tempo di Finestre spalancate, di sogni che sconfinano a godere della stagione ardente, di distensione verso un altrove a portata di sogno.

Stagione torrida che ci costringe ad un adattamento-atto di sopravvivenza e a poter viaggiare (realmente o virtualmente) per staccare un po’.  

Di recente ho gustato dalla finestra di Ornella Mallo, il “Viaggio nell'indicibile”, come dall’oblò di Doris Bellomusto, “Un niente che è tutto” e dall’esotico spiraglio di Ermira Shurdha, “Trieste, la città che abita la soglia”.

Oggi sono qui a proporvi qualche mia esperienza poetica relativa a città che ho visitato e subito amato visceralmente, con grande senso di meraviglia - ritenendo la meraviglia una forma di rispetto verso la bellezza.

Vedo la poesia come un tutto con il suo contrario attaccato; qui niente di criptico, solo un andare sulle proprie gambe, in giro per città, ad acclamare la bellezza che c’è. Dal filo d’erba alla magnificenza della cattedrale, passando per il fresco fiotto di una fontana.




Ferrara


Mi porto via un pugno di terra arata, Ferrara

questo rosso solo tuo

che scalda il fiato e si fa soffio eterno

Ti ha impalmata

il castello

col suo anello smeraldo

e il maestro dei mesi

che ha scalpellato fatiche leggere come pietra

Mi porto un po' dell'ardore dei tuoi,

il verde seme vergato in poema,

la pazienza dei mattoni

la libertà turrita che

ha saputo gridare orgoglio

Mi porto un batticuore rosso

come un eterno ritorno

che accende il tempo


Ascoli Piceno


Si arrampica il Tronto sulla riva ascolana e io con lui.

S'entra nel trionfo travertino 

come in un quadro di Escher 

viluppo senza vie d'uscita

di rua in rua lumeggiando le basole nella fanghiglia.

E l'aria marzolina sfrigola vita

nei gorgheggi intonati dei nuovi piumaggi.

Chissà che pensano i bimbi delle maschere,

a passi incerti tra i coriandoli.

S'allunga un destriero di luce 

incorona di neve i Sibillini 

ora che la terra non trema più

un'altra giostra gira nell'Arengo.



Ravenna


Ravenna d'anima tarsia

lo sguardo alto

d'oro cromo 

mosaica un tempo perpetuo


Ravenna numeri d’involucro rosso

la magnifica subsidenza che pesa

tessere e mattoni 

alla nostra verità 


Tasselli d'eternità

impastano fughe di mare e terra 

l'anima che martella schegge 

policrome



Torino


Nel freddo gennaio 

si dispensano abbracci 

geometrie di strade

deviano dritto al cuore

una nuova poesia 

una nube che si sente montagna 

lì ferma a guardare,

Torino

corona di ghiacci le Alpi

nel sole sfuggente

guglia e spiovente

ripassano in punta di baffi 

il profumo delle caffetterie

scalpiccio di zoccoli

impresso per strada a ricordo

nei portici coperta la fame si siede paziente

dall'abbaino una luce

sorride sorniona

al profumo di note



Viterbo


La nera lavica

riveste secoli di silenzi 

rotti solo dai tocchi

che sanno a memoria il ritmo del tempo.

Ad alzare lo sguardo

musi di imposte chiuse

bisbigliano segreti anneriti 

stesi sugli archi a cavalcare ore.

Compare un'ombra scompare

intrisa di bellezza 

slarga nelle fontane a fuso

s'arrampica sui profferli 

a cercare respiri.

Da lì la gronda è un lontano annuncio

solo le rondini padrone del sole



Palermo


Trasi trasi

rintu a questo denso mare

che scappa da tutte le parti

Trasi trasi 

alle palme che pittano il cielo di ceramica

Trasi trasi 

co' vucciari

e li fimmini che sono anch'esse siculi nei seculi

Ammia mi piacciono

della trinacria gli adduri...

bagarre di zagare e limoni 

l'eros dei cannoli canditi

e come te lo devo spiegare?

ammia mi ha stregato come ti guarda, Palermo la terribile

che non si tocca! Non si tocca!

L'hanno salvata

Falcone e gli eroi ammazzati, 

questo paradiso trigambe 

che ogni giorno 

accende salvezze a santa Rosalìa

Palermo, mori d'ammuri 

tra teste di mori e teste di minghia,

tanto che tornai intontita 

Palermo, asciutto silenzio tessuto 

di razze

in un tempo dei tempi

Ma tu futtitinni 

che anche lu mari tiene ritorno


Chiedo venia per il meticciamento e vi ringrazio se siete giunti fin qui. Buona estate!



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