RUGIADE. Novità sugli scaffali - Melania Valenti - Fame del mare, Danila Giancipoli, Neo 2026

 


Danila Giancipoli, Fame del mare, Neo,2026

《Quando ho iniziato questo libro avevo in mente solo il mare e la sua mancanza che solitamente viene a bussarmi verso marzo. Succede questa cosa, da tre anni a questa parte, il mare lo sogno. […] Nei tre mesi che ho lavorato a Fame del mare non ho mai cambiato il titolo, ma ho preso qualche treno e qualche aereo. per rendermi conto che non riesco proprio a forzare la mia scrittura in una poesia simbolista, aulica. Ho capito e deciso, soprattutto dopo aver visto l’Oceano dal Portogallo, che non voglio stupire nessuno. Da Lisbona a Sintra, da Londra alla countryside inglese. Io vivo la poesia, letteralmente. I miei versi sono il frutto di cose successe, più che di cose desiderate. Ne sono immensamente felice. Mi sono spostata sulla poesia-racconto supportata moralmente da Cesare Pavese (e i suoi Mari del Sud), e ho iniziato a sperimentare forme diaristiche per mettere in poesia gli appunti dei miei viaggi》[1]. Ecco qui, proprio per mano dell’autrice, una chiara dichiarazione della propria poetica. Così, in modo autentico e con alcun occhiolino a chi della poesia pensa che sia oscura parola e simbolo, Danila Giancipoli si consegna nuda alla lettura, in modo semplice, sincero. Che non vuole certo dire in modo meno poetico.
Leggendo Fame del mare si ha la splendida e vivificante sensazione di essere dentro una vita, tanta è la verità che se ne respira. L’opera scorre come l’acqua del mare sulla battigia, con una risacca che rimane dentro e conduce a rileggere molti dei testi che la compongono, seguendo l’andamento dell’acqua. Dall’Atlantico a Dublino, da Lisbona a Torino, questo diario di viaggio in prosa e poesia diventa con lo scorrere delle pagine una epopea del movimento, dove gli spostamenti di Giancipoli tra le città e le nazioni risentono proprio dell’andamento delle maree, che sempre mutano pur nel loro ripetersi.
È una scrittura che, mediante la poesia e l’arte, si propone, e riesce ad offrire a chi legge, una esplorazione del senso della vita, in cui viaggi, emozioni, spiritualità e identità cercano un senso di appartenenza e libertà.
Difatti se da un lato l’autrice è in continua partenza, dall’altra manifesta, nella nota malinconica che vi si scorge, un costante bisogno di casa, laddove casa può anche definirsi il luogo di volta in volta visitato.
Un’ode all’acqua, alla cultura, una dichiarazione d’amore al mare, con esergo da Pessoa a Kavanagh e citazioni di Joyce, un ringraziamento alla fame di viaggi e di letture, una esplosione di urgenti parole, quest’opera premiata l’anno scorso al Premio Neo e dalla stessa appena pubblicata.

 

Persona

 

C’era la fila per i gelati e non c’era abbastanza musica

quindi ho preso la macchina e sono andata verso Nord.

I quartieri residenziali calmano i nervi. Ci batte il sole, a me

sembrano bruciare.

Vorrei viverci, ma a me toccano i bordi

l’affitto sudato, scrivere per soldi, basta con l’amore

terra rossa sui balconi, cortili interni e folklore popolare.

Quando usciamo sembra religione:

la messa è finita ‒ Pessoa beveva troppo

andate in pace ‒ la prossima volta Saramago.

La signora col gilet rosa non sa cosa vuol dire gnostico.

Quella col caschetto biondo si è portata le fotocopie

freme dall’inizio lei ha letto Whitman.

Abitando un corpo qualunque, prendo appunti sul sangue che

è pensiero.

La poesia mi sembra tutto quello ho,

tutto quello che vale la pena possedere,

specialmente a maggio.



[1] dalla Nota dell’autrice per (e con) Fame del mare, p. 85.


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Danila Giancipoli, specializzata in analisi del film e arte contemporanea, è laureata presso l’Università di Bologna con una tesi su Pier Paolo Pasolini. Lavora come storyteller e creative strategist. Nel 2025 ha fondato il podcast The Coffee Table, di cui è voce e autrice, e il blog Tavolo n.13: spazi dove unisce la divulgazione letteraria alle storie di viaggio (personali, e non solo). Tiene sempre le poesie di Raymond Carver sul comodino, per orientarsi con le stelle. La prima silloge, Tutti i posti che ho chiamato casa (Gruppo Albatros, 2023), è pluripremiata nel 2024: Premio I Murazzi, Premio Internazionale Forma Cultura,

Premio Metropoli di Torino. Nello stesso anno pubblica Cinema all’aperto (Interno Libri). Fame del mare è la sua terza silloge poetica.


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