LADRO DI STELLE - Marco Brogi - Mauro Lusini: C’era un ragazzo e c’è ancora Il cantautore della Beat Generation
Le canzoni e la poesia? Se non proprio sorelle, due buone amiche. Mauro Lusini, cantautore candidato all’immortalità artistica per un brano, C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, inno pacifista purtroppo ancora attuale, i poeti e la poesia li ha frequentati e li frequenta da sempre. <Sono cresciuto leggendo i poeti della Beat Generation- racconta Lusini all’indomani dell’uscita di C’era un ragazzo…(che come me amava i Beatles i Rolling Stones), un doppio lavoro (autobiografia e disco di inediti con ospiti prestigiosi: Francesco De Gregori, Gianni Morandi, Nada, Carmen Consoli) a cui il sottoscritto ha avuto la fortuna di collaborare in qualità di poetastro- In Kerouac, Bukowski, Gregory Corso, Ginsberg, Ferlinghetti ritrovavo e ritrovo ancora oggi la mia visione del mondo, i miei sogni, i miei ideali. Adoravo anche Fernanda Pivano, la scrittrice che ha tradotto e fatto conoscere in Italia la Beat Generation. Erano anni curiosi, vivaci, le arti non avevano steccati. La cosa incredibile è che dopo averli letti, con alcuni di quei poeti ho pure fatto dei reading. Ne ricordo uno, bellissimo a pazzo, che ho fatto a Roma con Gregory Corso. Il poeta e il cantautore di protesta insieme sullo stesso palco. Ero giovanissimo, ribelle, e un futuro che mi sembrava plasmabile, maneggevole, pronto per essere riempito di bellezza, pace, diritti per tutti, armonia tra i popoli. Purtroppo non è andata così>.
E oggi che rapporto hai con la poesia?
<Continuo a leggerla. La poesia contemporanea la sento un po’ distante da me. Ero amico di Pietro Aloise, un poeta scomparso qualche anno fa. I suoi versi sono potenti, mi arrivano. Il mio poeta preferito in assoluto resta Ungaretti>.
Sei tornato sulla scena musicale dopo tanti anni. Cosa ha fatto in tutto questo tempo?
<Ho vissuto, assaporandomi la vita, facendo cose che mi piace fare, tutto sommato molto semplici; lunghe passeggiate per boschi e sentieri con i miei cani, dipingere, viaggiare, scrivere, frequentare persone e amici che stimo, che sono pochi, ma buoni. Negli ultimi anni ho pubblicato tre romanzi, editi da Bertoni, con lo pseudonimo di Dylan Rock, l’ultimo, Il Ladro di storie, che ha avuto dei bei riconoscimenti da parte della critica e dei lettori, è di due anni fa. Per quanto riguarda la musica in realtà non ho mai smesso di scrivere canzoni. Ho composto moltissime musiche per varie rubriche e testate giornalistiche televisive, tra cui il Tg2, e diversi radiogiornali, ho anche scritto canzoni per altri artisti, come Carmen Consoli e Nada. Insomma: non mi sono fatto mancare niente>
Sei nato come
cantautore arrabbiato. Lo sei ancora?
<Si, lo sono
ancora, sono arrabbiato e deluso. Come uomo e come artista. Viviamo in un mondo
disumano, dominato dall’odio, sull’orlo del baratro. Il rischio è
l’assuefazione. Siamo sempre più schiavi dell’economia, del consumismo, del
profitto. La pace è fuori moda. Ci sono ingiustizie e guerre ovunque. Il nostro
pianeta incomincia a dare segni di insofferenza. Bisogna darsi una regolata
prima che sia troppo tardi>.


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