FIORI DI LOTO - Maddalena Carbone - ABITARE L’INADEGUATEZZA
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| Maddalena Carbone |
A lungo mi sono chiesta di cosa avrei
potuto parlare in questo mio primo contributo per Finestre lit-blog. Ho
pensato di portare delle riflessioni sulla poesia come ultimo baluardo di
bellezza e verità, ma subito mi sono sentita su un terreno scivoloso, che
attualmente non mi sento ancora pronta ad attraversare. A quel punto, mi sono
detta che avrei potuto affrontare la questione del terremoto, questa cesura
nella mia vita che ha cambiato per sempre la mia forma mentis e che ha
segnato la memoria collettiva di un’intera comunità, ad oggi desiderosa di
ripensare l’abitato in chiave simbolica e affettiva. Anche qui, però, mi sono
sentita a disagio: scrivo spesso del terremoto nelle mie poesie, è un tema a me
molto caro, ma il rischio che esso definisca la mia intera persona è dietro
l’angolo, e non voglio certo andargli incontro. Tempo, amicizia, grazia,
solidarietà… Tanti argomenti sono spuntati nella mia mente, ma nessuno mi è
sembrato davvero adatto alla persona che sono in questo preciso momento. Per
giorni, ho letto testi di svariati autori, ho guardato la natura, mi sono
confrontata con le storie di altri, cercando l’aspetto più giusto da trattare. È
stato allora, spulciando tra le pieghe della mia anima, che mi sono resa conto di
avvertire una sensazione che non mi era nuova, ma, al contrario, piuttosto
familiare: una sensazione che mi accompagna in tutte le cose che faccio, e che
percepisco anche ora. Si tratta di un persistente senso di inadeguatezza. Il
sentore di non essere mai abbastanza, di essere tarata da una grande lente di
ingrandimento, che sta lì a misurare ogni mia falla, incurante, però, dei
successi, è qualcosa che sta con me, che mi segue ovunque pungendomi continuamente
i nervi e la pelle.
Mi sveglio sempre in forma
e mi deformo attraverso gli altri.
È quanto scrive Alda Merini in un
suo celebre aforisma. Quanto può incidere su di noi, perfino sui più grandi, il
giudizio degli altri? Quanto può influenzare le nostre giornate il bisogno di
soddisfare le aspettative altrui? Ho compreso, allora, che l’inadeguatezza non
è un mio sentimento personale, retaggio del mio vissuto e della mia educazione,
ma è un’esperienza che attraversa ogni tempo. La richiesta di essere sempre
competenti, produttivi, originali, unici mi sembra una costante dell’essere
umano. Ecco perché ho scelto di parlare dell’inadeguatezza, che, in fondo,
credo sia anche un modo di abitare il mondo. Per non sentirci inadeguati,
rincorriamo il desiderio di riconoscerci nello sguardo dell’Altro, e di trovare
lì un parametro del nostro valore. Tuttavia, avvertendo la mia stessa
inquietudine nei testi degli altri, ho imparato a riconoscerla come condizione
condivisa, che crea un ponte tra noi e l’Altro, rendendolo meno temibile.
Se l’inadeguatezza stabilisce una
sorta di fratellanza, se questo comune sentimento di fallibilità ci spinge a
guardare oltre i nostri limiti, mi chiedo allora perché non dovrei abbracciare
questa sensazione. Forse è anche
per questo che scrivo: quando prendo la penna, l’inchiostro non cancella il mio
sentimento di inadeguatezza, ma gli offre una forma e mi permette di sostare nel
dubbio senza esserne travolta.
[…] e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.
Sono i versi conclusivi di Un appunto, la poesia di Wisława Szymborska contenuta nella raccolta Attimo,
e mi ricordano che, se il non sapere non è un fallimento, anche l’inadeguatezza
può essere vissuta non come resa, ma come possibilità di abitare un nuovo
spazio, ridefinirne i confini.


Un esordio magnifico di Maddalena su Finestre 🌹
RispondiElimina❤️
RispondiEliminaTema sempre più attuale e spesso nascosto dalla società. Hai dato luce ad un pensiero che sempre di più ci tocca. Grazie ❤️
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