A BACIO DI RIMA - Lina Maria Ugolini - Scavati /Affamati/Bucati
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| Abitato in cuori e bottoni, il poeta in pennello |
La fame scava, alimenta
voglie, languori da saziare, buchi nello stomaco da chiudere con il cibo.
Sarebbe bello immaginare un analogo appetito per il sapere, connesso al bisogno
di colmare vuoti dolenti e bramosi di conoscenza. Ma non è di questo che voglio
parlare. Il nostro bacio vuole masticare, ruminare, inghiottire, a ricordare
come nella vita si mangia e si è mangiati. Si colma un vuoto, questo si riempie,
si consuma, muta forma.
Si pensi alla frutta dipinta
da Caravaggio, posta in canestro per cornucopia d’abbondanza stagionale, a
mostrare esuberanza ed eleganza di colori. Si osservino le foglie maculate e
soprattutto la mela toccata dal baco, forata da una larva di farfalla, la
carpocapsa, vorace a scavare la propria galleria, a dimorare nel frutto per
nutrimento e compiere il proprio ciclo vitale.
Canestra di frutta (particolare)
Pinacoteca Ambrosiana, Milano
Da bambina scavavo il pane appena comprato e caldo di forno. Cercavo la mollica con le dita, ne saggiavo la morbidezza, la fragranza tiepida. Svuotavo la pagnotta lasciando solo la crosta leggera, non più piena. Il pane non si scava! Tuonava il babbo.
A volte però lui con poca midolla lasciata sul tavolo a fine pranzo modellava delle barchette e io piccole rose. Esercizio di poco conto, passatempo condiviso da Maurice Ravel:
«La noia per Ravel è una vecchia conoscenza: associata alla fiacca, la noia può spingerlo a giocare per ore a diabolo, a sorvegliare la crescita delle unghie, a confezionare origami o modellare anatre con la mollica di pane…» Jean Echenoz, Ravel, Adelphi, 2012.
Abita l’amore i pensieri di colui che ama, se ne ciba come pane. Essere sazi è un’illusione, la brama di sguardi fame viva. William Shakespeare nel Sonnet 75:
So are you to my thoughts as food to life,
Or as sweet-seasoned showers are to the ground;
And for the peace of you I hold such strife
As ’twixt a miser and his wealth is found;
Now proud as an enjoyer and anon
Doubting the filching age will steal his treasure,
Now counting best to be with you alone,
Then better’d that the world may see my pleasure;
Sometime all full with feasting on your sight
And by and by clean starved for a look;
Possessing or pursuing no delight,
Save what is had or must from you be took.
Thus do I pine and surfeit day by day,
Or gluttoning on all, or all away.
Il tarlo scava il legno, lo sbriciola, lascia fori. Segna a suo modo il tempo umano, invisibile e presente.
Sono cuori i frutti
a volte succede
la polpa s’incurva
il sole colora la buccia
il ventaglio breve delle foglie
poste in corona o verdi nastri.
Cuori zuccherini
feriti dal becco di ghiotte ghiandaie
scavati da bruchi affamati
in attesa del tempo alato
il tempo che trasforma
e perdona ogni passato.
E intanto il cuore si fa passito
fedele a ogni legge del creato.
[Lina Maria Ugolini, inedito per acquerello]
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Abitato in cuori e bottoni, il poeta in pennello




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