OSSIDIANA - Olivia Balzar - A San Pietro e Paolo non ci si bagna

 

Olivia Balzar


A San Pietro e Paolo non ci si bagna che il mare ha brama di anime

e le onde si prendono i corpi,

senza sconti,

San Péu ne veu un pe lê

dice la vecchia che intesse il tombolo, tra i solchi del volto

tracce di salsedine,

nei suoi occhi la memoria dell’acqua.

Da "Storie di spazio e tempo" (Edizioni Ensemble) di Olivia Balzar

 

C’è una leggenda molto antica che resiste ancora in alcune zone del Mar Mediterraneo che vieta di fare il bagno in mare il 29 giugno, il giorno di San Pietro e Paolo. La prima volta ho sentito questa storia in Liguria, nel Golfo del Tigullio, da un’anziana signora che cuciva il tombolo.

Cuciono per strada, nei caruggi, su vecchie sedie di legno. Si siedono vicine e parlano dialetto.

Hanno le mani piccole e ossute e sono così anziane che somigliano alle Parche. Sembra che riescano a vedere oltre. Forse sono più vicine alle Parche che a noi esseri umani. Sono testimoni del tempo, custodi di un sapere che si sta diradando fino a scomparire per sempre. Nei loro occhi la memoria di un luogo che loro chiamano casa, dal quale non sono mai andate via, ma che milioni di persone ogni anno scelgono come meta per le loro vacanze. Casette color pastello, il legno delle barche, le trame del tombolo che stanno cucendo. È questa la differenza tra loro e tutte quelle persone che passano di lì, scattano foto, si spalmano costosa crema solare e vogliono vivere la loro esperienza, le loro ferie estive: costoro non conoscono il vento, non si fermano ad ascoltare la voce del mare. Si tuffano perché hanno acquistato il loro metro quadro di spiaggia, il loro fritto di totani, la loro focaccia alle cipolle. E non pensano. Non credono che fare il bagno in mare sia essere accolti dalla natura, chiedere permesso, entrare in connessione con essa. A loro tutto è dovuto in questo grande luna park che è il mondo.

Questa del 29 giugno è una leggenda tramandata soprattutto nelle zone turistiche. Se ne parla anche a Taranto e al Circeo, dove si racconta che la stagione balneare iniziava proprio il 29 giugno e da Roma si riversava una moltitudine indistinta di villeggianti che si tuffavano senza un criterio, alcuni anche senza saper nuotare. E morivano annegati.

Questa è la spiegazione più razionale, ma c’è un’altra storia più oscura che si tramanda da secoli.

In Liguria si dice San Pé u ne veu un pe lê ovvero San Pietro ne vuole uno per lui, oppure San Pé te tia pe’ i pê, San Pietro ti tira per i piedi. Sì perché è un San Pietro furioso e famelico quello descritto dalla leggenda che reclama, nel giorno della sua festa, un’anima. Un’altra versione, vede la madre di San Pietro, una donna cattiva ed arrogante che, aiutata dal figlio, fugge dall’Inferno per raggiungere il Paradiso.

Durante la fuga, mentre prende a calci le anime dannate che cercano di seguirla, si spezza la corda che l’avrebbe condotta in Paradiso e, da quel giorno, è condannata a vagare sul fondale marino. I pescatori raccontano che, il giorno di San Pietro e Paolo, le correnti cambiano direzione facilmente e il tempo è spesso instabile, soggetto a forti temporali. Si dice che sia lei a tirare per i piedi il bagnante malcapitato per tirarlo con lei sul fondale marino.

Dicono anche che si senta la sua voce nel vento, che nei tuoni risuonino le sue grida.



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