OLTREVERSI - Silvia Rosa - X. Insert Coin | Enzo Campi
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| Enzo Campi, Insert coin, Puntoacapo 2025 |
1. Quali
sono le motivazioni che ti hanno spinto a scrivere questo libro e gli spunti
che ne hanno ispirato i testi?
Tutto parte (o riparte) da
alcune frasi di Antonin Artaud:
“perché
se non c’era né spirito, né anima, né
coscienza,
né pensiero,
c’era
però fulminato, vulcano maturo,
pietra
da trance,
pazienza,
bubbone,
tumore
cotto,
e
escara di scorticato
[…]
chi non puzza di bomba cotta e di vertigine
compressa
non è degno di essere vivo
[…]
Il corpo sotto la pelle è una fabbrica surriscaldata,
e,
fuori,
il
malato brilla,
riluce,
da
tutti i pori scoppiati”
(Antonin Artaud, van Gogh
il suicidato della società, trad. Jean-Paul Manganaro, Adelphi, 1988).
In realtà tutte mie opere
partono da frasi disinnestate da quelli che Sonia Caporossi definisce i miei
autori-feticcio. Nello specifico Artaud, ma anche Derrida, Nancy, Deleuze e le
varie tipologie di corpo dispiegate nelle loro scritture. La poesia come
una fabbrica, come una macchina di parole. Una macchina malfunzionante. La
macchina ha un motore. Un motore necessariamente surriscaldato che ha
bisogno di un incentivo esterno per poter ripartire. Nel nostro caso specifico
una moneta o, se preferite, un dispositivo macchinico (meglio se desiderante)
che viene estroiettato dal corpo per rientrare nello stesso corpo che lo ha
generato, magari da una diversa fenditura (da una diversa feritoia). Entrare e
uscire. È questo che fa il corpo. Perché alla fine è sempre di corpo che
si tratta. Picasso, in una mia opera futura dirà Carne da prendere e carne
da rendere. E Isabella Bignozzi, in uno scambio privato di mail su Insert
Coin: “La prima osservazione, piuttosto ovvia, è la forza con cui la scrittura
si espone come corpo, come materia vibrante, questa continua oscillazione tra
voce nuda e corpo nudo, che mi pare attraversi il libro come una linea di
tensione costante”. Se a ciò aggiungiamo l’imperativo derridiano (partorito
proprio a proposito di Artaud): “se ne parla sempre per figure”, ebbene: tutte
le parole allitterate a partire dalla lettera p (la pi di pioli, la pa
di pali e paioli, la po di pozzi, la pr di prepuzi, e via
dicendo) sono le figure di quella voce nuda veicolata da quel corpo
nudo. Certo, sono tutti simboli fallici. Sono gli ingranaggi di quel motore
surriscaldato che produce e dispensa energia.
2. Come
hai scelto il titolo?
C’era un progetto denominato
Orge a canne mozze. Aveva un corpus piuttosto ampio. E infatti
dalla surdeterminazione della struttura originaria sono venuti fuori ben 3
progetti, ognuno in sé autonomo: insert coin (che è l’oggetto-soggetto
del nostro essere qui); Film, un esperimento di poesia concreta
bi-lingue rivolta a indagare i meccanismi interni di quel motore cui si
accennava poco più indietro; Etcetera (una sorta di poema-testamento).
Quindi alla fine, come spesso accade, non è rimasto nemmeno il titolo. Per
quanto riguarda Insert coin nello specifico, la scelta del titolo è
parzialmente spiegata nella nota d’autore che recita testualmente, come già
accennato: “Le macchine sono malfunzionanti. Devono essere
necessariamente malfunzionanti, pena il loro azzeramento. E ogni qualvolta si
dovesse verificare un funzionamento troppo lineare basta inserire (insert
coin) una moneta per ristabilire il malfunzionamento che garantisce la
longevità della macchina pensante”.
3. Quali
sono stati i passi che ti hanno portato alla sua pubblicazione, nello specifico
come ti sei orientato per la scelta della casa editrice e quali ostacoli hai
eventualmente incontrato?
Gli ultimi 3 libri che ho partorito,
se si escludono Sequenze per cunei e cilindri e Uno di meno o uno di
troppo. Uno di troppo o uno di meno (pubblicati rispettivamente da Progetto
Cultura e Pulcino elefante edizioni), sono stati pubblicati da Cristina Daglio
e Mauro Ferrari per puntoacapo editrice. La stessa casa editrice con la quale è
stata avviata una collaborazione che consiste nella pubblicazione dell’opera
vincitrice della Sezione B del Premio Bologna in Lettere. Scelta ovvia e
conseguenziale. Quindi nessun ostacolo.
4. Che
cosa auguri a questa tua opera in versi?
Mi auguro che i lettori
accettino di buon grado il mio ennesimo libro impossibile.
Da Insert
Coin (puntoacapo editrice 2025)
e
non andava né
restava
uscendosi a ritroso.
solo
si rovesciava nella
guaina
involtolandosi
(auto
cit.)
il
chiodo è indistruttibile
perfora
la pietra e l’
onore,
dispensa ruggine e
lucori
inaugurando la saga
dei
vetri infranti per mettere a
morte
la trasparenza
(auto
cit.)
il
vetro è fragile
non
lasciamo all’
altro l’
onore
di
piantare
il
primo
chiodo
(auto
cit.)
nessuna
virgola
sopravvive
alla
spaziatura
della
pausa
che
preannuncia
l’
intervallo
(auto
cit.)
*
la
crescita è sempre in calando
e
le cose provengono da un altrove, sono
destinate
ad altro, all’altro, gozzi come pozzi,
come
sacche, come pesi da portare e far portare,
gozzi
come punti di una linea di masse anonime
masse
di carne o carni ammassate?
(questo è il problema: to
touch or not to touch)
e
i pomodori?
sono
esclusi esplosi o
vengono
semplicemente inghiottiti?
ricorda
il punto primo
e
gli altri che lo seguono
stringendo
il diaframma
una
dispersione sediziosa slargata dilatata
nella
prima nota battuta
a
colpo duro sul tamburo
se
mai livida
se
pure areale
e
consegnata all’
oblio
[insert coin:
natalie, n’est pas?]
*
direi
cupo
o livido nella voce
chi? io?
nella
voce dei
minuti
miniati lungo i
bordi
ingrigiti delle scale che
non
portano altrove
dove? e come?
,
glei ze un fucile a canne moz ze
glottide
recisa
dal
libro delle
ore
dislargate a più non posso dal
libro
dei minuti
che
rallentano il flusso dei secondi
mimati
a piena voce
*
l’abbiamo
già detto ma bisogna ribadirlo:
una
parola, una sola parola
,
come individuarla? come assemblarla? come scandirla?
come
tradurla? come vanificarla? come inciderla sul
vetro
senza mortificare la trasparenza?
pitiérographie?
o
semplicemente pietosa
magari
incisa o punzonata in fine abrasa o scarnificata
sur
la roche che riceve le stimmate
,
ma si può sostare nella scatola di vetro e
saggiare
le pareti, si possono intravedere nella
trasparenza
i pali che svettano, i pioli abbandonati a
loro
stessi, i prepuzi destituiti, le pale che non
rigenerano
la madre terra, i pozzi senza fondo
*
Enzo Campi
vive a Reggio Emilia dal 1990. Autore e regista teatrale con le compagnie
Myosotis e Metateatro dal 1982 al 1990, con le quali ha realizzato svariati
spettacoli e performance. Ha pubblicato, da ultimi: Le nostre (de)posizioni,
scritto con Sonia Caporossi (Bonanno Editore, Acireale/Roma, 2020), Fuochi
Fatui (Oèdipus edizioni, Salerno, 2021), To touch or not to touch. La
désistance (puntoacapo Editrice, Pasturana, 2022), Sequenze per cunei e
cilindri (Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2023), Fate attenzione a non
calpesta re il testo (puntoacapo Editrice, Pasturana, 2024), Uno di meno
o uno di troppo. Uno di troppo o uno di meno (Pulcino elefante edizioni,
2024). Principali curatele: Poetarum Silva (Samiszdat, Parma, 2010), Parabol
(ich)e dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa (Dot com Press/Le Voci della
luna, Milano/Sasso Marconi, 2013), Pasolini la diversità consapevole
(Marco Saya Edizioni, Milano, 2015),) Il colpo di coda. Amelia Rosselli e la
poetica del lutto (Marco Saya Edizioni, Milano, 2016), Babel. Stati di
alterazione (Bertoni Editore, Marsciano, 2022).


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