LA LINGUA MISTERIOSA DELLA POESIA - Anna Spissu - La poesia breve: “tutto un poema e, forse, tutta una vita” ( Parte seconda: la risposta italiana nel 900)
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| Anna Spissu |
Tra la fine dell’800 e
l’inizio del 900 l’haiku arrivò anche in Italia a seguito di un nuovo interesse
per la cultura giapponese.
Mario
Chini (1870-1959) letterato, insegnante, storico e critico d’arte, autore di
numerose traduzioni di poesie dal giapponese che pubblicò, postume nel volume
“Attimi”. Secondo la tradizione occidentale avevano un titolo. La più famosa è
questa.
L’HAIKAI
In tre
versetti
Tutto
un poema e , forse,
tutta
una vita,
Furono
poi le riviste letterarie a farsi portatrici della novità di questa forma di
poesia. L’Eco della Cultura si occupò
degli haiku a cura di Enzo Siniscalchi.
L’Università di Napoli dal 1920 al 1921 pubblicò studi sulla poesia giapponese
nella rivista Sakura avvalendosi
anche di Harukichi Shimoi
(1883-1954),
Così la rivista La ronda guidata da Vincenzo Cardarelli pubblicò una solenne stroncatura.
Stupidi
haiku
Nella
rivista rondine
Volan
via leggeri
La storia tra D’Annunzio, il Giappone, gli haiku fu invece di reciproca
fascinazione e fu fondante per
l’amicizia con Harukichi Shimoi, che partecipò con lui all’impresa di Fiume e
con il quale ci fu amicizia fraterna.
Si diceva dunque dell’amore di D’Annunzio per
il Giappone: haiku veri e propri non ne scrisse mai ma, affascinato dal mondo
giapponese, tra il 1880 e il 1885 scrisse la poesia Outa (che significa “canzoni”) occidentale
seguendo la metrica giapponese del tanka, che è un’evoluzione più lunga della metrica haiku. Di seguito alcuni versi.
Guarda
la luna
tra gli
alberi fioriti;
e par
che inviti
ad amar
sotto i miti
incanti
che ella aduna.
Di contro a questo amore, che portò D’Annunzio
anche a inserire alcune parole giapponesi nelle sue opere, va detto che in
Giappone autori importantissimi come Mori
Ogai leggevano d’Annunzio e lo traducevano (Ogai, nato nel 1862 e morto
nel 1922, scrittore, critico, medico, scienziato giapponese, uomo “pubblico” è
una delle più grandi personalità del periodo Meiji (1868/1912) e divenne
coscienza del paese in un difficile momento di transizione. Studiò in Europa e,
tornato in Giappone, si propose di fare da ponte tra le due culture e diffuse
autori come Shelley, Keats, Rossetti, Byron). D’Annunzio fu molto noto in Giappone ma lo è anche in tempi più
recenti: nel 2013 a Tokyo e Kyoto furono fatti grandi festeggiamenti per
l’anniversario dei 150 anni della sua nascita.
Ma torniamo agli haiku, andiamo avanti, arriviamo all’ermetismo, e in particolare a Ungaretti. La poesia ermetica ha versi che non hanno a che fare con la filosofia o qualunque forma di ragionamento. Fissano sulla carta emozioni, frammenti di verità derivanti dall’osservazione del reale.
Celebri e
immortali le poesie di Ungaretti riportate qui sotto. Anche qui si giunge a
qualcosa di universale partendo dal reale. Se tuttavia si capisce d’istinto la
“sorellanza o fratellanza” con il mondo degli haiku, si avverte anche qualcosa
di diverso. Intanto la presenza dei titoli: gli haiku non ne hanno perché nulla
deve interferire con quanto espresso nei versi dove c'è già tutto.
Si avverte poi
che lo spazio assume una funzione poetica e significante
diversa dagli haiku. Le parole vivono circondate da un silenzio e da
un’immensità naturali, si potrebbe dire che quasi galleggiano nel silenzio,
essendo una o due per ogni verso e riga.
Mattina (1917)
M’illumino
d’immenso
Soldati(1918)
Si sta
come
d’autunno
sugli
alberi
le
foglie
Andrea Zanzotto (1921-20119
) a metà degli anni 80 scrisse la raccolta di 91 pseudo haiku “Haiku for a seasono/Haiku per una stagione “
in inglese con traduzione italiana a fronte.
Delicato
belletto di seta
Nel
riflesso di grandi distanze
Ogni
pensiero semplice è vicino
Edoardo
Sanguineti (1930-2010)
pubblicò haiku nelle raccolte “Mikrokosmos e Poesie”.
Sessanta
lune
I
petali di un haiku
nella
tua bocca.
Concludo questa breve viaggio dell’Haiku in
Italia con Margherita Guidacci ( 1921-1992)
che dedicò agli haiku una brevissima fase del suo lavoro (“Una breve misura /
The litte measure”), ma formulò una definizione molto felice e significativa di
quello che l’esperienza haiku significò per lei ; una sorta di sauna mentale.
Treno
di notte.
Sulla
mia insonnia passano
altri
destini.
Cadon
le foglie
In
cuore si risvegliano
tutti
gli addii.
Nessun
“ragionamento” , solo un abbandono puro alle emozioni, al vissuto del momento e
forse questo è uno dei segreti della fortuna degli haiku, il pulsare del mondo
dentro di noi in poche parole. Per questo motivo gli haiku vivono anche nella
contemporaneità. Ma è cosa di cui vi racconterò in seguito.
Mario Chini “Attimi” Roma 1960 – Collana
poeti latini
Harukichi Shimoi – Poesie Giapponesi –Riccadi
ed 1971
Gabriele D’Annunzio – Isotteo- la Chimera
–poesiedi Gabriele d’Annunzio ( 1885-1888)
Giuseppe Ungaretti-L’Allegria –Mondadori ed.
collana I poeti dello Specchio
Andrea Zanzotto- Haiku for a season- Oscar Mondadori
Edoardo Sanguineti –Mikrokosmos e poesie”– ed
Feltrinelli 2004
Margherita Guidacci – Una breve misura-ed –
Vecchio faggio 1988







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