FRANCIA-ITALIA: PONTI DI POESIE - Maria P. Mischitelli - Le mie Microchimere: la lingua di mia madre come ponte biologico

 

Maria P. Mischitelli

Scrivere in due lingue non è mai un semplice esercizio di stile; è un’operazione chirurgica, un viaggio a ritroso nei vasi sanguigni della memoria. Per questa nuova tappa della nostra rubrica Ponti di poesie, ho deciso di gettare un ponte verso il mio stesso laboratorio di ricerca-creazione, presentando il progetto «Microchimere» (in collaborazione tra l'Université Savoie Mont Blanc di Chambéry, Paris 8 e l'Università di Genova).

Il punto di partenza è un fatto biologico e scientifico: il microchimerismo, ovvero la presenza di cellule fetali che continuano a vivere nel corpo della madre e delle cellule della madre che vivono nel corpo dei figli, per tutta la vita. Nella mia poesia, questa realtà si trasmuta in una teoria dell'architettura intima: il mio corpo diventa una «Cattedrale della Natura» dove l'atto della scrittura si configura come un rituale di sangue e inchiostro. Scrivo con l'inchiostro nero come fosse un fluido di sostituzione, per dare un corpo-testo a queste cellule mistiche ed evitare che la ferita sanguini ancora.

Ma in questo spazio di ritiri e di ricollegamento all'origine, emerge la figura centrale di mia madre Concetta. Esiste in me una «lingua fantasma», un italiano che non è solo la lingua della letteratura ligure o pascoliana, ma una materia puramente fisiologica lasciata in eredità da lei. È una cellula-memoria radicata sotto la pelle che fa resistenza al francese. Quando la parola francese inciampa, la voce di mia madre e il suo italiano, perfino il suo dialetto pugliese, si risvegliano nelle mie cellule.

I due testi che vi propongo oggi, presentati qui nel loro «diptyque bilingue», toccano proprio questo punto di rottura e di rinascita: il momento in cui la lingua materna diventa il viatico per attraversare il dolore e riportarci alla « vita bella ».

 

1.Frammento 1: il testo fondatore (Marlhes in Alvergna)

Questo testo (tratto dalle Prémices) è ideale per aprire questa presentazione. Pone la cornice della mia doppia cultura (Francia/Italia) e lega la biologia alla poesia attraverso l'esperienza del microchimerismo:

 «Soudain, à Marlhes, le calcaire froid des pierres paléolithiques prirent le goût de la figue et du basilic du jardin de Ligurie. Sous le ciel gris d'Auvergne, mon ventre ne se tordait pas de douleur, il traduisait en silence les paroles italiennes de l'été dernier. Ses paroles de l’intime. De la connaissance qu’une mère passe à sa fille. [...] À Marlhes, ma mère n'était pas là, mais ses cellules – ou peut-être ses mots – filtraient à travers les roches karstiques pour me dire que j'étais enfin prête. « Stai diventando una signorina, te stin facen' femene ». Ce n'était plus seulement du dialecte de San Giovanni Rotondo dans un havre ligure, c'était une incantation biologique. À cet instant précis, l'encre de ma plume et le sang de mon ventre se sont mis à traduire ensemble cette prophétie maternelle. Enfin femme, moi aussi. J’étais le point de suture entre l’enfant et la femme, entre la France et l’Italie. Entre toutes les mères et toutes les filles du monde. Entre tous les êtres vivants».

Traduzione in italiano:

«All'improvviso, a Marlhes, il calcare freddo delle pietre paleolitiche prese il gusto del fico e del basilico del giardino di Liguria. Sotto il cielo grigio dell'Alvernia, il mio ventre non si stringeva per il dolore, traduceva in silenzio le parole italiane dell'estate precedente. Le sue parole dell'intimo. Della conoscenza che una madre tramanda alla propria figlia. [...] A Marlhes, mia madre non c'era, ma le sue cellule – o forse le sue parole – filtravano attraverso le rocce carsiche per dirmi che ero finalmente pronta. «Stai diventando una signorina, te stin facen' femene». Non era più soltanto il dialetto di San Giovanni Rotondo in un locus amenus ligure, era un'incantesimo biologico. In quel preciso istante, l'inchiostro della mia penna e il sangue del mio ventre si sono messi a tradurre insieme questa profezia materna. Finalmente donna, anch'io. Ero il punto di sutura tra la bambina e la donna, tra la Francia e l'Italia. Tra tutte le madri e tutte le figlie del mondo. Tra tutti gli esseri viventi».

2. La seconde Microchimère: la langue magique et l'univers des Origines

Questo testo breve (tratto dalla seconda parte) prolunga la metafora della madre maga e spiega perché questa lingua debba restare viva attraverso la mia penna.

«La langue de ma mère n’est pas une langue qui s’écrit, c’est une langue orale. La même que celle des pinsons et des merles. C’est une langue de nature. Celle des ourses et des louves qui protègent leurs petits. On ne peut enfermer ma langue maternelle dans aucun dictionnaire. Pour cela, même après sa mort, elle chante à mon oreille la musique des sources inépuisables, cascades de libellules bleues. Ma mère a une langue de magicienne. Son abracadabra m’ouvre tout un univers de souvenirs d’enfance, de transcendance depuis les origines de la vie. Elle a le pouvoir de remonter le temps, jusqu’aux savoirs ancestraux les plus reculés. Elle tient les fils entre hier, aujourd'hui et demain. Pour que ne meurent pas ma mère et le monde, je dois maintenir sa langue vivante. Plus que simple gardienne, avec ma plume je deviens – Maman – la guerrière de tes mots».

Traduzione in italiano:

2. La Seconda Microchimera (la lingua magica)

«La lingua di mia madre non è una lingua che si scrive, è una lingua orale. La stessa dei fringuelli e dei merli. È una lingua di natura. Quella delle orse e delle lupe che proteggono i loro piccoli. Non si può rinchiudere la mia lingua materna in nessun dizionario. Per questo, anche dopo la sua morte, canta al mio orecchio la musica delle sorgenti inesauribili, cascate di libellule blu. Mia madre ha una lingua da maga. Il suo abracadabra mi spalanca un intero universo di ricordi d'infanzia, di trascendenza fin dalle origini della vita. Ha il potere di risalire il tempo, fino ai saperi ancestrali più remoti. Tiene i fili tra ieri, oggi e domani. Affinché mia madre e il mondo non muoiano, devo mantenere viva la sua lingua. Più che una semplice custode, con la mia penna divento – Mamma – la guerriera delle tue parole».

 


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