A PROPOSITO DI LUCCIOLE - Francesca Romana Rotella - Quel sogno di fine secolo, intervista a Enza Li Gioi
![]() |
| Enza Li Gioi |
La scrittrice e commediografa goriziana Enza Li Gioi è colei che, insieme al disegnatore Riccardo Mannelli, fondò nel 1999 Lettere Caffè, un locale nato a Trastevere per accogliere avventori e ogni forma di espressione artistica: concerti jazz, poesia, teatro, stand up comedy, mostre d’arte, presentazione di libri e il Poetry Slam di Claudia d’Angelo.
Ho avuto il desiderio di intervistare Enza Li Gioi perché volevo capire come fosse nata in lei l’idea un po’ folle di aprire un locale come Lettere Caffè, che per me rappresenta la forma più coraggiosa di resistenza culturale presente a Roma.
Ci diamo appuntamento al locale, quando arrivo trovo Enza Li Gioi seduta a un tavolino mentre chiacchiera con delle signore, tra le quali riconosco una regista teatrale, frequentatrice abituale. Enza Li Gioi è una bellissima donna, elegante, intelligente ed estremamente ironica, nonostante il suo sguardo malinconico, quando le ho proposto l’intervista ha accettato di buon grado.
Buonasera Enza, eccoci qui, veniamo subito al sodo, come è nato tutto ciò?
Forse tutto è nato da una rivista mensile chiamata Lettere - il mensile dell’Italia che scrive, uscita per oltre due anni in edicola con la grafica di Riccardo Mannelli per l’editore Pineider, siamo a fine anni Novanta. Io all’epoca lavoravo per Pineider e collaboravo anche con la Zecca dello Stato, ero il Direttore editoriale della rivista.
Cosa pubblicavate esattamente?
La rivista conteneva lettere di tutti i tipi che ricevevamo dal pubblico (lettere d’odio, d’amore, di rancore, di nostalgia e molte altre), avevamo un comitato scientifico di tutto rispetto, ricco di nomi importanti del mondo della cultura dell’epoca, come: Giorgio Albertazzi, Maurizio Costanzo, Dario Fo, Margherita Hack, Mario Monicelli, Vitorio Sgarbi, Elio Toaff, Monica Vitti e molti altri. Ecco, te ne mostro una copia.
![]() |
Nella foto il numero 0 della
rivista Lettere – il mensile dell’Italia che scrive
Cosa
successe poi?
Beh,
la rivista poi chiuse, io all’epoca già scrivevo ma avevo anche un altro sogno
e per quel sogno feci una pazzia: diedi le dimissioni e spesi l’intera liquidazione
per aprire il mio caffè letterario a Trastevere che decisi di chiamare Lettere
Caffè (proprio come la rivista). Coinvolsi nell’avventura Riccardo Mannelli
che fu socio per circa due anni, questo accadde nel 1999. Gli interni del locale, che ancora puoi
vedere, sono frutto di un progetto di un architetto israeliano, mi piacque
subito e non badai a spese, investii tutto ciò che avevo per la realizzazione.
Immagino
che fu abbastanza difficile all’inizio
Mah,
fin da subito l’apertura del locale fu ben accolta e piano piano divenne un
punto di incontro importante per la vita culturale romana, però, anche nei
periodi migliori, si galleggia, a livello economico non ci sono grandi
guadagni, come puoi immaginare, abbiamo sempre cercato di mantenere i prezzi più
bassi possibile.
Toglimi
una curiosità, tra i frequentatori storici del locale quali sono le personalità
più note?
Tra
i poeti direi Antonio Veneziani, ma sono stati frequentatori assidui anche
altre personalità come Stefano Rosso, Moni Ovadia, Lidia Ravera, Saverio Tutino
e molti altri. Ricordo che una sera venne, con degli amici, Francesco De
Gregori e cantò tutta la serata, ma non canzoni sue, fu bellissimo, proprio lui
che non andava mai in TV, nonostante i continui inviti, trascorse un’intera
serata qui con noi.
Oggi
è considerato un locale storico che ospita diversi eventi, letture di poesie,
Jam session Jazz, presentazioni di libri, spettacoli di stand-up comedy, il
salotto di Olivia Balzar e il noto Poetry slam di Claudia D’Angelo. A
proposito, come nacque il Poetry slam di Lettere Caffè?
Era
il 2001, all’epoca già si svolgevano qui delle serate di poesia dove alcuni
poeti e avventori del locale componevano all’impronta, oppure declamavano
poesie di poeti noti; mi ricordo che il poeta e attore Matteo Capogna,
fedelissimo del locale, organizzava qui queste serate poetiche, che chiamava Soirées
Décadence. Poi, un giorno lessi su un giornale un articolo in cui si
parlava di queste gare di poesia orale che andavano avanti per tutta la notte,
nate a Chicago a metà degli anni 80, e pensai: perché no? Coinvolsi Matteo
Capogna per lanciare il Poetry slam di Lettere Caffè; l’idea era quella di
creare delle competizioni poetiche dove il pubblico avrebbe decretato il
vincitore ad alzata di mano, in palio una buona bottiglia di vino. Ricordo che
all’epoca il Lettere Caffè si avvalorava della Direzione artistica del
cantautore Davide Trebbi. Purtroppo, però, il lancio del Poetry slam non fu
entusiasmante e avevamo sempre poco pubblico, venivano soltanto i poeti, mi venne
così in mente di lanciare una proposta, una vera provocazione: contattai
Riccardo Schicchi (che in passato aveva accettato di scrivere un articolo per
la rivista) proponendogli di far venire da noi due sue modelle completamente
nude per declamare poesie di Emily Dickinson e di Anna Achmatova. Riccardo
Schicchi accettò e organizzammo così l’evento, che chiamai Nuda Poesia. Fu un
successo straordinario, una fila lunghissima di giornalisti e di pubblico
invase l’intera via di San Francesco a Ripa, dovemmo mettere un servizio
d’ordine per gestire la folla esagerata, decidemmo di non far entrare il
pubblico, bensì soltanto i giornalisti. Il Maurizio Costanzo show ci dedicò un intero
servizio e ne parlarono moltissimi giornali, apparve un articolo persino su France
Soir, da lì in poi fu un continuo successo di pubblico.
Dal
2003 sarà poi Claudia D’Angelo a condurre il Poetry Slam
Sì,
all’epoca Claudia si era appena laureata e lavorava qui da noi come cameriera; decidemmo di proporle la conduzione del Poetry slam in programma tutti i lunedì
sera e fu un grande successo.
Da
un po’ di tempo siete tu e tua figlia Costanza Dragotta a gestire il locale e
so che è stato fatto anche un documentario su Lettere Caffè
Sì,
è vero. Il titolo del docufilm è Lettere Caffè. Un sogno di fine secolo,
l’ho scritto insieme a Fabio Luigi Lionello (figlio del grande Oreste Lionello)
che ne ha curato la regia; la fotografia, invece, è di Roberto Huner e le
musiche sono di Adriano Dragotta. Il docufilm ha come protagonisti tutti gli
artisti e i personaggi storici che frequentano abitualmente il locale, è stato
proiettato in anteprima nazionale al cinema Farnese nel 2022.
Grazie
infinite Enza Li Gioi, per me è stato un vero piacere e anche un onore
Piacere
mio.
Alcune foto scattate durante
l’inaugurazione della rivista Lettere – il
mensile dell’Italia che scrive






Commenti
Posta un commento