UMAMI, DHARMA E BARBABIETOLE - Pietro Edoardo Mallegni - Il 2008 ( il ricordo e l’antipoesia )
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| Pietro Edoardo Mallegni |
Alcuni eventi rimangono impressi su
di noi come la matrice di una nuova fisionomia dei giorni, segnando la nostra
nitida inconsapevolezza del mondo sottolineandosi nelle nostre abitudini, come
un “ nuovo perpetuo inciampare
nella porta di casa”. Hanno sempre il chiacchiericcio addosso del
tipo “Cosa facevi tu nel mentre che…”,
colorando di eternità le nostre abitudini e i nostri minuti persi. “Che facevi
l’11 settembre quando hanno attaccato le torri?” “Te lo ricordi l’allunaggio?”
“Che dicevate quando rapirono Moro?
“Che combinavi il giorno prima del lockdown?” Inserendo note stridenti sul pentagramma
della nostra esistenza per un nuovo accordo che possa stonare
dal resto e rendere indelebili
alcune sciocchezze proprio perché sfondo di un
quadro che immortala un dato momento. Ma, devo ammetterlo, ho sentito poche volte dire “ Che facevi tu
nel 2008 ? Dov’eri quando i dipendenti della Lehman Brothers uscivano frettolosamente dagli uffici di New York
con gli scatoloni in mano?”
Settembre. Tornavo da scuola.
L’ennesima pasta al pomodoro.
Al telegiornale era comparso prepotentemente il linguaggio della finanza, dapprima
solamente relegato alla fine delle
notizie, dopo i risultati sportivi. Premessa:
volenti o nolenti in casa la finanza l’abbiamo sempre dovuta masticare
un po’. Lehman Brothers aveva fatto la sua prima comparsa al tavolo da pranzo. Io avevo
tredici anni, era il periodo delle prime
volte e l’ironia volle che ci fosse una verginità da perdere anche con la suddetta banca. Ora….
(inspirate profondamente, con pollice
e indice stringete il naso all'attaccatura della fronte, chiudete gli occhi
stropicciandoli un po’)
Dobbiamo farci del male, con un
pochino di nozioni; portate pazienza alla fine arriviamo al dunque, se, un dunque
c’è, ovviamente.
Cercherò di mettere sul semplice ciò
che è stato volutamente trasformato in complesso, specie per fare in modo che
persone come noi non facessero domande e qualora le avessimo fatte, le repliche
dovevano aprire più quesiti di quelli che sarebbero riusciti a risolvere.
Il quindici di quel settembre 2008 la
banca d'investimento di cui stiamo chiacchierando aveva già perso in preapertura
l’80% delle sue quotazioni: 600 miliardi di debito. La miccia che fece scattare la crisi globale. Le cui conseguenze
non è che ci stanno intorno, le respiriamo proprio. La crisi “SubPrime” ossia la crisi di quelle persone
che non avrebbero avuto le possibilità economiche o reddituali per accedere ad
un mutuo, ma a cui le banche decisero ugualmente di elargire denaro. Ovviamente
con un tasso d’interesse piuttosto alto per coprire i rischi. 2006: la FED (la banca centrale Americana) per
controllare la galoppante inflazione decise di innalzare i tassi d'interesse al
5,25%, trasformando le rate di quei mutui in incubi per i loro sottoscrittori,
di fatto parte di quei mutuatari divennero insolvibili. Piccola macronozione:
il “mattone” e il mercato ad esso legato erano considerati, volendo
citare alcuni degli economisti in televisione di quel settembre, “SOLIDI”.
“La casa è sempre un investimento
sicuro”. Further back: 1970. Lewis
Ranieri, presso la Salomon Brothers, decise di cartolarizzare i mutui
inventando le MBS, ossia obbligazioni garantite e formate da mutui ipotecari.
Semplifica: “I prestiti venivano
impacchettati in una busta chiamata obbligazione e a garantire quell’investimento c’erano i redditi dei contraenti e l’ipoteca sull’immobile. Le
buste erano formate da più parti: quelli
più bravi a pagare chiamati “AAA” e i
meno bravi ossia “B” e doppia “B”.
In una situazione ideale fatta di
consapevolezza sia finanziaria che dell’economia reale, persone e banche non si
prendevano il rischio di un mutuo senza le doverose accortezze. MA…. vuoi per
avidità o stupidità o tutte e due le cose o un’innata fiducia nell’avvenire, i
tempi cambiarono (perché di questo si
parla, il mercato finanziario vende fiducia, una prima grande verità). Il rischio di concedere
un mutuo a coloro che non avevano le concrete possibilità per estinguerlo fu accolto,
anzi, persino incentivato. Nell’ipotesi di un esame di coscienza collettivo, gli
istituti di credito e le agenzie di rating
avrebbero dovuto fermarsi, riconoscere il danno e dire “Salviamo il
salvabile". MA….. vi pare che se una cosa potesse essere risolta con un
pizzico di umiltà, l’essere umano non preferì infilarsi sempre più nel profondo
del suo abisso?
Nacquero i “CDO” (obbligazioni di
debito collateralizzato): tutti i mutui insolventi vennero presi e
ri-impacchettati in una nuova busta. Quindi, sul mercato comparirono prodotti
garantiti dalla fetta di interessi insistente sui singoli mutui atta ad
arginare i rischi che le accompagnavano. Ricordate: in finanza ad alti rischi
corrispondono grandi risultati, sia negativi che positivi. Non contento il
sistema generò una terza “busta”:
il CDO di CDO, un prodotto sintetico. Ossia a
loro volta senza uno schema di regole preciso, senza schemi logici precisi, i
CDO potevano formare nuovi CDO, ossia essere ri-ri-impacchettati e trasformati
in una nuova obbligazione.
Nel 2008 le quotazioni tra il mercato
reale del settore immobiliare e quello finanziario, parlavano di un rapporto di
1 a 6. Ossia se avevate comprato casa a
100 le speculazioni sul vostro prestito arrivavano a 600. Una schifosa
scommessa, che punta sull’arricchimento solo di chi vende il prodotto e non
alla tutela di chi lo acquista, ma che doveva (o avrebbe dovuto ?) basarsi sulla solvibilità del contraente e, nei i
casi “SubPrime”, era comprovata come nulla o incredibilmente schifosa. Il
sistema era divenuto truffaldino o le truffe erano divenute sistemiche,
mettetela come più vi piace.
Veniamo a noi.
Vi racconto ciò perché è bello
esorcizzare, ogni tanto. Dire la propria. Cosa si provava in un preciso momento.
Come vi ho detto la finanza la
masticavo un po’ troppo a quell’età e se avete un minimo di scaltrezza potete
anche capire che la finanza mi dava indirettamente da masticare.
L’indelebile? I dipendenti della Lehman Brothers che uscivano con i loro
scatoloni in mano dalla sede di New York, chi piangeva, chi era infuriato. Case
perse. Lavori persi. Risparmi persi. Sparirono dal mondo 50.000mila miliardi
dell’economia virtuale globale. Gli stati
costretti a impegnarsi per evitare il collasso. Il difficile o il
ridicolo, mettetevela come più vi piace, è che quei soldi concretamente non
esistevano. Denaro virtuale. Non denaro reale. Tutti strumenti finanziari
crollati come un domino. Una seconda grande verità: il mercato finanziario vende fiducia e genera
ricchezza che non esiste, ma al quale corrisponde un negativo di povertà molto
tangibile. Ciò che talvolta non esiste non può farti stare bene, ma
tecnicamente è capace di spaccarti in due l’esistenza.
Da settembre, il 2008 si pitturò
di tensioni, di centinaia di telefonate,
di stress, che si era messo a tavola con noi e di quel “del domani non c’è certezza” che lo potevi tatuare su ogni cosa che
iniziavi, mancante ovviamente della prima parte della citazione, atta a rendere meno catastrofico il futuro.
Ovvio, certe cose non le avevo capite allora, non se ne capiscono tante quando
si è piccoli, si subisce la verità aspettando che il tempo ci dia i dizionari
giusti per poterla tradurre e nel caso trasformala in una cicatrice
interessante sulla nostra pelle che cambi un po’ la nostra identità,
costringendoci a definire in nostri nuovi
“segni particolari”.
L’iniziatico 2008 mi aveva fatto capire che: per quanto possa impegnarmi,
intorno a me, esiste un mondo che non si può toccare né vedere, ma che è ben
capace di prenderti a calci nel culo, quando ha bisogno di sopravvivere. Anche
se non hai nessun debito. Anche se non ci sei mai entrato. Vendere fiducia è
una malattia: un cancro grosso come un
pancreas e, purtroppo, con il tempo gli
organi vitali del mondo hanno cominciato ad intrattenere rapporti con
esso, scambiando proteine ed enzimi e, per tanto, ora anche polmoni, stomaco e
cortecce dipendono un po’ dal suo veleno.
Il sistema della tutela è molto meno
grande del sistema della distruzione e gli interessi che motivano il secondo
sono sempre più arrivabili e tangibili degli interessi del primo.
C’è chi la fine della propria
infanzia la ricorda con una scazzottata. L’aver beccato i propri genitori a
letto. Il primo bacio. Il primo bullo. Io ricordo la Lehman Brothers, il 2008, l’antipoesia perfetta e ciò mi fa
pensare che anche io ho un mutuo, una famiglia, un lavoro e qualcuno a cui devo
un po’ di fiducia. Ogni tanto ripensando al 2008 verrebbe da mettersi lì e
dirsi fra sé “dimmi tre cose che vedi e
tre cose che senti”. Mi ricorda che la vita è tutto un susseguirsi di
scommesse e che talvolta vincere ti avvicina alla morte più di quanto lo faccia
perdere. Mi ricorda che io faccio parte di un mondo dove si muore davvero nel
mentre il mondo della finanza fa morire davvero e muore, ma solo di vergogna.


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