RONDINI - Melania Valenti - PAROLE: Piaggeria o riconoscenza?

 

Ph. Melania Valenti

C’è un filo, forse troppo sottile per essere palese ai più,  tra la piaggeria e la riconoscenza. Probabilmente, accusare qualcuno di piaggeria, quando non lo è, attiene a chi ne formula l'ipotesi, se si deve dar retta a quel detto che nel mio vernacolo recita: “u lupu di mala cuscienza/zzó ccu fa, pienza”(il lupo in malafede, quello che fa, pensa).

Questa breve premessa a seguito di una offesa, per me insopportabile, mossami, su un social che frequento, da un contatto che fa l’altalena da anni tra il chiedere e togliere l’amicizia a me e a chi opera vicino a me in campo poetico. Non mi soffermo oltre, detta persona non merita altro tempo; ma ciò che mi piace è che ogni evento giunge a farmi riflettere e ciò che ne traggo magari potrebbe, in modo immeritato, fare riflettere qualcun altro. 

Ritornando alla premessa, ne sviluppo la tesi.  

Quando continuamente ci si premura ad elogiare, magnificare, incensare chiunque abbia una certa rilevanza, sol perché si ritiene possa esserci utile tenercelo buono, è pratica che purtroppo vedo attuare assai spesso. E arreca parecchio fastidio a me che sono sempre stata anche troppo diretta e spontanea nell’esprimere la mia approvazione, reputando essenziale nella vita di ogni giorno riconoscere i meriti e portarli alla luce, ma anche, al contrario, non riuscire a provare finta ammirazione per chi, a mio modo di vedere, non la merita.

Quando si ha a che fare con l’altruismo, la cultura senza fronzoli, la grandissima cultura ad ampio raggio, confesso che calo le difese e mi dono, cercando sempre di mettere in luce quelle qualità che, altrimenti, resterebbero nell’ombra. Se poi, a maggior ragione, traggo beneficio diretto, in termini di crescita personale e conoscenza, dalla vicinanza di qualcuno, reputo indispensabile essergli o esserle riconoscente e dimostrare, nei fatti, non solo a parole, il mio apprezzamento e riconoscimento, spendendomi, spesso nell’ombra, per dare il mio contributo e modesto aiuto a chi del caso.

Ecco la differenza essenziale tra lecchinaggio e riconoscenza. E non si possono confondere, se non con intenti che oltrepassano il comprensibile per scadere nella volontaria offesa personale.

E chi un tempo espresse in modo esemplare ciò che intendo per riconoscenza, se non quel magnifico maestro di Jorge Luìs Borges, con il suo componimento Otro poemas de los dones (Altra poesia dei doni) (da L'altro, lo stesso, 1964, trad. di Tommaso Scarano) ?

Di seguito, ne propongo un estratto.


Voglio rendere grazie al divino

labirinto degli effetti e delle cause

per la diversità delle creature

che compongono questo singolare universo,

per la ragione, che non cesserà di sognare

qualche tratto del labirinto,

per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,

[...]

per Schopenhauer,

che forse decifrò l’universo,

per lo splendore del fuoco

che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico,

per il mogano, il cedro e il sandalo,

per il pane e il sale,

per il mistero della rosa

che prodiga colore e non lo vede,

[...]

per l’ultima giornata di Socrate,

per le parole che in un crepuscolo furono dette

da una croce all’altra,

per quel sogno dell’Islam che abbracciò

mille e una notte,

[...]

per la spada e l’arpa dei sassoni,

per il mare, che è un deserto splendente

e una cifra di cose che noi non conosciamo,

per la musica verbale d’Inghilterra,

per la musica verbale di Germania,

[...]

per Verlaine, innocente come gli uccelli,

per il prisma di cristallo e il peso del bronzo,

per le strisce della tigre,

per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan

per il mattino in Texas,

per quel sivigliano che scrisse l’Epistola Morale

e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,

per Seneca e Lucano, di Cordova,

che prima della nascita dello spagnolo scrissero

tutta la letteratura spagnola,

per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,

[...]

 

C'è sempre tempo, fino a che siamo vivi, per imparare, conoscere, indagare e, in caso, cambiare forma mentis e opinione. Perché è segno di forza interiore, non il contrario, apprendere che spesso, nella nostra vita, sbagliamo. E che, altrettanto spesso, possiamo mutare direzione.

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