NULLA DI SERIO - Danilo Lombardi - La poesia di Elina Duni (la poesia non ha paese)
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| Elina Duni, Partir, 2018 |
Per Martin Heidegger, la poesia non è un
semplice esercizio estetico o letterario, ma il modo fondamentale in cui
l'essere umano si rapporta alla verità e all'Essere.
Per il filoso tedesco la poesia, nel senso originario del
termine, che deriva dal verbo greco poiein e
significa "produrre" o "far venire alla luce", permette
all'Essere di manifestarsi.
Quindi poesia è verità. E verità è bellezza, ma non voglio
ripetermi…
Mi viene in mente che nel film “La grande scommessa” il
regista Adam McKay aveva inventato questa citazione:
"La verità è come la poesia. E alla
maggior parte della gente la poesia non piace."
La frase non è una citazione letteraria, è stata scritta
proprio da McKay per descrivere la crisi finanziaria del 2008: la verità su
come le banche stavano portando l’economia al collasso era alla portata di
tutti, ma era troppo complessa da capire. Allo stesso modo non si apprezza la
poesia perché richiede comprensione.
Konrad
Heidkamp, celebre giornalista, critico musicale e
scrittore tedesco, parlando di Elina Duni,
l’artista albanese che vorrei raccontare, scriveva “la poesia non ha paese”.
Elina
Duni non è una poetessa, scrive testi che
trasforma in musica, testi di un viaggio intimo tra esilio, identità e folklore
balcanico. Elina è nata a Tirana nel 1991, ha lasciato l’Albania nel 1992, alla
caduta del regime, e si è trasferita in Svizzera, diventata la sua seconda
patria.
Ho avuto la fortuna di ascoltarla qualche anno fa in
Chigiana (splendida istituzione musicale apprezzata più all’estero che in
Italia…) e il mio entusiasmo fu tale da indurla a regalarmi il cd che
presentava (le dissi che era brava quanto Stacey Kent, artista che ammiro,
tanto da non rimpiangere la multona inflitta da zelanti vigili milanesi, quando
parcheggiai sul marciapiede, nei pressi del Blue Note).
Per Elina, figlia della scrittrice e poetessa Bessa Myftiu, la lingua albanese è intrinsecamente legata alla sua tradizione poetica. Le parole sono radici e permettono di esplorare il senso di sradicamento e il "mal di frontiera".
Elina, che
incide per ECM, etichetta che ospita, per citare solo un artista, Keith Jarret,
fonde la tradizione orale albanese con il jazz contemporaneo. Ha musicato con grande
sensibilità e intensità le liriche di grandi poeti e autori albanesi, tra
cui Ismail Kadare (nel
brano Kristal) e Llazar
Siliqi (nel brano Erë Pranverore, Vento
di primavera).
Kristal è una delle poesie d'amore più celebri di Ismail
Kadare, parla
della difficoltà di accettare che il ricordo di una persona amata possa
sbiadire con il passare del tempo.
Non potendo
custodire questo ricordo, Kadare lo trasforma in polline, una dispersione dolce
ma inevitabile, un modo per ingannare il dolore lasciando che il ricordo si
diffonda ovunque, senza mai scomparire del tutto.
Di seguito il link per ascoltare il brano, il testo originale e la traduzione (spero attendibile, come per gli altri brani, che io sappia non esistono traduzioni ufficiali) in italiano.
Kristal
(https://youtu.be/IkOik75qDOE?si=n8wZ7Mg7ornmb38H)
Ka kohë që s'shihemi dhe ndjej
si të
harroj une dalëngadal
si vdes
tek une kujtimi yt
si
vdesin flokët dhe gjithçka.
tani
kërkoj poshtë e lartë
një
vend ku ty të të lëshoj
nje
strofë a notë, a një brilant
ku të
të lë, të puth, të shkoj.
në s'të
pranoftë asnjë varr
asnjë
mermer, a morg kristal
mos
duhet vallë prapë të të mbart
gjysëm
të vdekur, gjysëm të gjallë.
në
s'gjetsha hon ku të të hedh
do gjej
një fushë a një lulnajë
ku
butësisht porsi polen
gjithkund,
gjithkund të të shpërndajë.
të të
mashtroj ndoshta kështu
dhe të
të puth të ik pa kthim
dhe nuk
do dine as ne askush
harim
ish ky a s'ish harim.
*
È tanto
che non ci vediamo e sento
che
lentamente ti sto dimenticando,
come
muore in me il tuo ricordo,
come
muoiono i tuoi capelli e tutto di te.
Ora cerco ovunque
un posto dove lasciarti.
Un verso, un biglietto o un diamante -
dove posarti, baciarti, vederti.
E se nessuna tomba ti
accoglierà,
né marmo né sepolcro di cristallo -
dovrò forse portarti sempre con me
A metà morta e a metà viva?
Se non trovo un abisso in
cui gettarti
cercherò un prato o un campo
dove spargerti dolcemente
come polline.
Forse ti ingannerò in un
abbraccio -
e me ne andrò senza tornare
e né noi né nessuno saprà
se questo è dimenticare oppure no.
Erë
Pranverore, Vento di primavera, è tratta dallo stesso album Matanë Malit, (Al di là delle Montagne), una delle canzoni più iconiche della musica albanese, scritta dal compositore Tish
Daija con testo di Llazar Siliqi, interpretata originariamente dalla
celebre cantante Vaçe Zela, proposta per la prima volta al Festival Nazionale
d’Albania del 1962, e subito censurata per le liriche che associano libertà e
brezza primaverile. Interpretata successivamente dalla nostra Elina in una
rielaborazione in chiave jazz, che ha fatto conoscere il brano al grande
pubblico.
Di seguito trovate anche il link per ascoltare il brano.
Kur agon
më qesh fytyra
n’zemër m’len dashunia.
Me gëzu më grish natyra
çel pranverë si përherë.
Fluturon fluturon
në qiellin plot hare.
O erë pranverore
Ku jeta vlon fluturon
ku rriten pallate
madhështore
që ngrihen per ne
Në bulevardet u lulëzun mimozat
u lulëzun mimozat plot aromë.
Dashnorët presin tuj këndu
pranverën
tuj këndu pranvera ne na
fton,
Na fton, na fton plot hare.
*
Quando
arriva l'alba, il mio viso sorride
Il
mio cuore è colmo d'amore.
La
natura mi rende felice
La
primavera sboccia come sempre.
Vola,
vola
Nel
cielo pieno di gioia.
Ovunque
c’è un vento di primavera
Dove
la vita ribolle, vola
Dove
crescono magnifici palazzi
Che
si ergono per noi
Sui
viali, sotto gli alberi di mimosa
mentre
cantano,
gli
innamorati aspettano l’arrivo della primavera.
E
quando arriva, ci invita piena di gioia.
Il primo album come cantautrice di Elina è Muza è Zezë (La musa nera), dal quale ho scelto due brani, che ricordo bene perché spesso accompagnavano i miei viaggi in auto.
Il primo si chiama Shuj,
è questo è il link dove ascoltarlo:
Shuj,
shuj,
nën
qerpikët e tu flejnë shumë fjalë, shuj
dhe
buzët e tua kanë aromën e heshtjes, natës t’pafund
Shuj, shuj
se nuk du me pa at’ buzeqeshjen tande, shuj
kur nuk asht e imja, por kurvë e të gjithëve,
shuj
Kaq ishte, kaq do t’jetë,
Kaq ishte, kaq do t’jetë,
Në
prag të qytetit po rrënohem
dalngadalë
Në
prag të qytetit po shterohem
Në
prag të qytetit po rrënohem
dalngadalë
Në
prag të qytetit
A
ka nai taksi me shku
larg këtij
qielli të zbrazët
që hana ka
braktis
definitivisht,
dëshpërimisht
Shuj, shuj
Kaq ishte,
s’ka ma, shuj
Shuj, shuj
Kaq ishte,
s’ka ma, kaq.
*
Dormi, dormi,
sotto le tue ciglia tante parole, dormi, dormi
e le tue labbra hanno il profumo del silenzio, della notte infinita
Dormi, dormi
perché non voglio più vedere quel tuo sorriso, dormi
quando non è mio, ma quello di tutti, dormi
Così era, così sarà,
Così era, così sarà,
Ai margini della città sto lentamente crollando
Ai margini della città sto esaurendo le forze
Ai margini della città sto lentamente crollando
Ai margini della città
C'è un taxi che mi porti via
da questo cielo vuoto
che il sole ha abbandonato
definitivamente, disperatamente
Dormi, dormi
Così era, non c'è più, dormi
Dormi, dormi
Così era, non c'è più, è finita.
Il secondo si chiama Mos
ki frikë, Non avere paura, e questo è il link dove
ascoltarlo:
Elina Duni - Mos ki frikë (Don't you fear dear)
Mos ki frikë shpirt
ja po shkoj edhe unë,
larg teje nëpër natë.
E vetme
mes qenjve që ulërijnë
se hëna i ka marrë inat.
Më jep një puthje të fundit
dhe një drithërimë më tej.
Mbylle derën
dhe me lotët e tu
kyçe zemrën
dhe më mos më ndjej.
Ja po zhdukemi
unë dhe ëndrrat e mia
larg larg larg.
Përtej reve, maleve dhe heshtjes
Për ty do të mbetemi veç një
varg.
Mos ki frikë shpirt
se koha shëron
gjithçka
përveç budallenjve.
Sado e dhimbshme të duket sot
nesër asgjë
s’është më e pafundme.
Më jep një puthje
dhe vrapo larg meje
dhe vrapo e gjej nje mal.
Kafshoji buzët
e ngjitu sa më lart
dhe atje në majë
emrin tim fort piskat.
Dhe do shërohesh
nga unë dhe ëndrrat e mia
do na hedhësh larg.
Përtej reve, maleve dhe heshtjes
per ty do të mbetemi veç një
varg.
*
Non aver paura, cara.
Anch'io vado,
lontano da te di notte.
Solo
tra i cani che ulunano
perché la luna è arrabbiata.
Dammi un ultimo bacio.
e un altro brivido.
Chiudi la porta.
e con le tue lacrime
chiudi a chiave il tuo cuore
e non sentirmi più.
Eccoci qui.
io e i miei sogni
lontano lontano lontano.
Oltre le nuvole, le montagne e il silenzio
Per te resteremo solo un verso.
Non aver paura, cara.
il tempo guarisce
qualunque cosa
tranne gli stolti.
Non importa quanto doloroso sembri oggi
niente domani
è più infinito.
Dammi un bacio.
e scappa da me
e corri e trova una montagna.
Morditi le labbra.
Arrampicati più in alto che puoi
e lì in cima
Grida forte il mio nome.
E guarirai.
da me e dai miei sogni
Ci butterai via.
Oltre le nuvole, le montagne e il silenzio
Per te resteremo solo un verso.
Come ultimo brano-poesia
propongo Sunderland, tratto dall’album “A time to
Remember”.
Ecco il link per
ascoltarlo.
Lost
in clouds
My
memories always appear
Behind
the horizon
Bare
castles at the rear
Stolen
moments
Unspoken
moments
Soon
become clear
And rise
Like
whispers to the sun
Sunderland
Cars and
spaces
Concrete
erases my state of mind
But
somehow
The
heart is on rewind
A
premonition
Beware
and listen
Words
the sea may have said
They are
whispers
Of the
ships that sailed to the sun
Sunderland
Come sempre, spero di aver la suscitato la vostra curiosità e, a proposito: Elina Duni sarà in Italia il 26 giugno alla rassegna Paesaggi Sonori a L’Aquila e il 27 giugno al Music Festival di Lugo.
Una volta tanto, invece di accompagnare i figlioli a sentire Gazelle o Ultimo, lasciateli in pace e fate una bella gita per ascoltare un’interprete di eccellenza, in compagnia di chi vi rende felici.
Discografia di Elina Duni:
2007 - Baresha
2010 - Lume, Lume
2012 - Matanë Malit
2014 - Muza e zezë (La Musa Nera)
2015 - Dallëndyshe
2018 - Partir
2019 - Aksham
2020 - Lost ships
2023 - A Time to Remember
2026 - Reaching For The Moon


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