LADRO DI STELLE - Marco Brogi - Francesco Ficorella, il poeta incontrato in via Facebook
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| Marco Brogi |
In via Facebook ho incontrato tanti poeti di vaglia. Dove sta scritto che la buona poesia abita solo al Premio Strega, nelle grandi case editrici, nei luoghi canonici della poesia imbalsamati impolverati inamidati incensati? A me piace vagabondare in via Facebook e andando a zonzo per i versi di poeti non noti (ma è un limite? Mica ci giurerei) e quindi non strombazzati, ci siamo incrociati con Francesco Ficorella, che ho scoperto uscire dal ventre ruspante di Bellegra, piccolo paese a sud di Roma, dove vive tutt’ora.
“Addetto alla sorveglianza e alle pulizie” in un istituto comprensivo della zona, Francesco mesce (del resto è nato in una casa che all’epoca era anche osteria) versi sorvegliati eppure caldi, amari eppure musicali, vivi anche quando odorano di morte, disincanto, consapevolezza.
Francesco, dopo qualche messaggio che ci siamo scambiati, mi ha spedito tre sue raccolte che mi hanno incantato: Ritratti, Il ritorno, A ridosso della vita (Gattomerlino, 2025). Ritratti è una Spoon River del suo quartiere, vite scolpite con pochi versi essenziali, come quella di Pino, che “vide una schiera piombargli addosso/di giorni/giorni/e ancora giorni. Tutti i /domani/là/ a spaventarlo./ E fece/quel che fece.” Come quella di Emilio che chiede “come sarebbe/ a dire/che dopo tot di anni/ sulla terra/ si debba morire”. Come quella della signora Rosa che lascia il cibo ai gatti e se non li vede “bisbiglia piano/i loro nomi.” Storie di vite in penombra a cui Francesca, per dirla con De Andrè, dona una goccia di splendore. La prima parola della raccolta è “ghiaia” e forse non è un caso. La ghiaia abita al piano terra, è quella che calpestiamo camminando.
E Francesco ama chi sta in
basso, “chi ha perso/ e non sta li a mostrare/ la piaga purulenta, la
sconfitta”. Ama “le bestie/, a perdonare/ogni misfatto compiuto da ragazzo”. Ne Il Ritorno Francesco abbraccia con il corpo della parola l’assenza del padre (a
cui la silloge è dedicata), morto quando lui ha 5 anni, lo fa rivivere. Ecco
allora che il padre ride, guarda il fiume con lui ragazzino, si cambia l’abito.
Potere della poesia, quella vera: “Lo so sei morto a trentanove anni/ma questo
è un gioco/che si può imbrogliare dove mentire è cosa senza peso”. La terza raccolta, A ridosso della vita, non è da meno delle
altre due. Le poesie di Francesco bisognerebbe attaccarle agli alberi delle
città e dei paesi.


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