LA STANZA DEI DESIDERI - Ivana Rinaldi - Del pensiero d’amore. Dialogare con Simone Weil

 

Bruna Stefania Massari, Del pensiero d’amore.
Dialogare con Simone Weil
, Il Poligrafo, 2024, pp. 87

Del pensiero d’amore. Dialogare con Simone Weil, è un libro molto particolare, non un vero e proprio epistolario, ma un dialogo immaginario tra Bruna Stefania Massari, suora laica, e la filosofa Simone Weil. L’autrice usa la forma confidenziale delle lettere per rispondere alle tante domande che Weil si pone, identificandosi con lei in maniera umile e originale.

La sua attenzione si muove verso i Cahiers, specialmente dove Simone si sofferma: l’appartenenza religiosa, il ruolo della Chiesa cristiana nell’etica pubblica, la necessità che il pensiero religioso dialoghi con la filosofia e soprattutto, ciò che a noi interessa, la relazione che la filosofa francese intrattiene con la poesia. Per Weil non vi può essere accesso al Vero senza il veicolo privilegiato dell’esperienza poetica: la poesia non è una fuga estetica, ma un esercizio di attenzione pura verso il divino. Se per Maria Zambrano, che più si è occupata della relazione tra filosofia e poesia, il dire e il fare poetico non è mero ornamento, bensì forma di conoscenza, come per Cassirer – la poesia è la forma più alta di conoscenza – e la ragione poetica o pensiero poetante è capace di abbracciare l’intera realtà, incluso il dolore e l’amore, un’esperienza che accoglie il vissuto, per Simone la poesia è un atto di decreazione, un modo per svuotare il proprio “io” e lasciare spazio alla realtà e a Dio.

Scrivere e leggere una poesia richiede un’attenzione immensa: “L’attenzione è la forma più rara di generosità” scrive Weil, la poesia e l’arte sono una forma di metaxù, un termine platonico che indica un intermediario o un ponte. La bellezza è dunque per Simone un riflesso dell’ordine divino nel mondo sensibile. Il poeta autentico imita Dio nel suo atto creativo. Ed è così che deve ritirarsi, affinché la verità possa splendere senza l’ostacolo della soggettività, un gesto di “decreazione” a favore dell’altro, un’esperienza mistica.

È nella poesia greca, soprattutto nell’Iliade, che Weil individua la capacità di guardare la forza e la sventura senza mentire, trasformando il dolore in una forma di conoscenza sacra. Se per Maria Zambrano, la poesia incarna il pensiero, per Simone Weil disincarna invece l’individuo portandolo sull’orlo del silenzio dove solo Dio può parlare. Sono questi i passaggi su cui l’autrice lavora di più.

Nella prefazione, Mariano Bubbico scrive che non sempre Weil ha trovato in Dio il misericordioso; ad esempio nell’Antico Testamento Weil scorge in alcuni testi (Libro dei Giudia) un Dio piuttosto vendicativo, eppure la filosofa sa vedere in ogni cultura uno sprazzo di luce divina.

Per Bruna Massari, Simone Weil è viva e presente nel nostro tempo con la sua esistenza, esempio di amore e di dono: “L’attenzione all’altro richiede di fare un passo indietro, di ritirarsi, di diminuire lo spazio del proprio io affinché l’altro possa trovarvi posto” (L’ombra e la grazia). Un atteggiamento che si può rintracciare in ogni sua esperienza esistenziale: dall’insegnamento al lavoro in fabbrica, dalla partecipazione alla guerra civile spagnola alla resistenza francese. Nei suoi Cahiers, pur in uno stile scarno e rigoroso, non vi è pagina in cui non si intraveda la parola come strumento di verità e aspirazione all’assimilazione totale tra poesia e vita, tra vita e compiutezza, tra presenza e armonia del senso. Il divino è oggetto di esperienza e la lingua è il metodo più adeguato a entrarvi.

 

  “Che il cielo puro mi mandi sul viso

   questo cielo spazzato da lunghe nubi.

   Un vento così forte,

    profumato di gioia.

    Che tutto nasca

    mondato dai sogni”

    (S. Weil, Poesie, a cura di Roberto Carifi, Mondadori, 1998, p. 35).

 

Fonti:

Bruna Stefania Massari, Del pensiero d’amore. Dialogare con Simone Weil, Prefazione di p. Mariano Bubbico, Il Poligrafo, 2024, pp. 87.

Maria Zambrano, Poesia e Filosofia, Curatore Armando Savigano, Postfazione di Massimo Cacciari, Morcelliana, 2024, pp.368.


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