FRASEGGI DI LUCE - Annalisa Lucini - ITALIA ROMANIA, due donne allo specchio. Intervista a Violeta Anciu

 

Annalisa Lucini

un punto a dritto due a rovescio

come ti chiameresti

in una notte solitaria

se potessi rivivere all'infinito 

un momento preciso

quale sarebbe

 

cambia il luogo in cui nascondi le chiavi 

dopo aver bevuto il caffè

piega il biglietto e infilalo 

nel vuoto del petto 

finché non torneremo ad essere amici 

 

chinati ad allacciare le scarpe

un amore crudele ti lega le ossa 

in cambio 

tu scrivimi.

 

(Violeta Anciu, poesia tradotta da Lucilla Trapazzo)

Perché i poeti lavorano di notte?

Forse, come scrive Alda Merini, è “quando il tempo non urge su di loro,/quando tace il rumore della folla/e termina il linciaggio delle ore” che ci si ritrova con se stessi.

La poesia è vocazione, non c’è dubbio.

Ed è anche ricerca, studio, porte chiuse, rumore, silenzi, incontri, fatalità.

Ho conosciuto di recente Violeta Anciu, giovane poetessa di Bucarest, vice presidente di Direcţia 9, scuola di poesia e associazione romena fondata e presieduta da Adrian Suciu, poeta di grande forza espressiva ed umanità.

Siamo stati ospiti, insieme ad altri poeti nazionali ed internazionali, al Festival “Poesia in Fortezza Alta” curato da Giuseppe Vetromile e Lucilla Trapazzo.

Giorni preziosi nei quali abbiamo condiviso riflessioni e versi in un confronto, specialissimo, sull’abitare questo mondo.

 

Al di là della lingua in cui ci si esprime, la scrittura dovrebbe essere un testamento da consegnare ad altri, e l’idea di questo dialogo a due voci nasce anche da questo.

Violeta Anciu chiede “come ti saresti chiamato/in una notte solitaria/se potessi rivivere all'infinito/un momento preciso.

Per quanto mi riguarda, credo che mi sarei chiamata esattamente così come oggi.

Un nome composto che puoi pronunciare come vuoi e che racchiude stratificazioni di anni.

Un’identità, la mia, che ogni giorno viene scalfita da colpi micidiali e che, nonostante tutto, rimane lì.

Dovevo chiamarmi Chiara. Me lo disse mia madre.

Un giorno prima del parto vide una bimba vivacissima correre tra i corridoi dell’ospedale dove sono nata. Si chiamava Annalisa. A mia madre piacque di più quel nome e, dopo nove mesi di gestazione, mi chiamò così e addio Chiara.

Per non dimenticare il mio nome rivivo all’infinito quella scena.

 

A Violeta, ho chiesto di raccontarmi della sua urgenza di scrivere e perché proprio in versi.

 

I versi hanno scelto me, non viceversa. Non credo di aver mai avuto, a livello intrinseco, una vera scelta in questo senso. Ho esplorato anche altre forme, come la prosa poetica breve, un romanzo iniziato e poi abbandonato (almeno temporaneamente), ma sono sempre tornata alla poesia. Al di là della risonanza, ho scelto la poesia per tentare di avvicinarmi il più possibile alla natura fondamentale delle cose. Scrivo per impulso e bisogno, scrivo per trovare modi alternativi per affrontare la realtà quando tradisce e ferisce profondamente, quando impoverisce l’essere o, al contrario, lo eleva, persino quando avvicina la creazione alla grandezza di cui può essere capace. In altre parole, l’impulso di scrivere nasce dal vissuto. Senza vissuto non può esistere la poesia.

Siamo messaggeri di frammenti della grazia divina, la stessa che brilla in ognuno in modo diversa, ora fievole, ora intensa.

 

In quest’ultima precisazione, un’evocazione quasi epica che contiene l’essenza di uno degli scopi di fare poesia: andare oltre senza dimenticare il punto di partenza.

Dunque è stato naturale chiedere a Violeta Anciu quali sono i suoi punti di riferimento in poesia.

 

Una voce vicina alla maturità, o che vi è giunta almeno in parte, non credo abbia più punti di riferimento a livello di autori, a meno che non si parli di mentori. Credo che, da quel momento in poi, i punti di riferimento si rapportino piuttosto a sé stessi, nel senso di crescita, perfezionamento e affinamento dello stile scelto, di perfezionamento del modo di trasmettere ciò che la voce, con umiltà, si adopera a comunicare al mondo nel modo più fedele possibile.

Naturalmente, continuo a leggere con grande piacere sia poeti romeni contemporanei sia stranieri. Con grande gioia scopro costantemente persone, insieme alla loro poesia.

Alcuni poeti hanno avuto un ruolo significativo nella mia formazione, crescita e nel mio affinamento come poetessa (non parlo qui dei poeti che mi hanno segnata come lettrice, perché l’elenco è molto lungo): Daniel Vorona, Ciprian Chirvasiu e Adrian Suciu.

Sono i tre maestri che ho avuto la benedizione e l’onore di avere. Mi hanno guidata, hanno raffinato il mio lavoro, mi hanno aiutata enormemente a crescere, non solo come poetessa, ma anche come persona. Oltre a loro, i miei colleghi e fratelli di Direcția 9 sono stati e continuano a essere una fonte costante di lezioni, critica costruttiva ed evoluzione.

 

Un po’ come accade per “noi” di Finestre.

 

Da tempo sono fortemente incuriosita dai fenomeni culturali che varcano i confini italiani, ed è anche per questo che sono nate delle interessanti collaborazioni.

È bello sentire parlare di fratellanza, critica costruttiva ed evoluzione. Soprattutto in considerazione del fatto che siamo circondati da accenti puramente autoreferenziali.

 

La mia ultima domanda a Violeta è legata alla diffusione della poesia in Romania e a quali siano le modalità di fare e condividere poesia.

 

In Romania esiste un detto, essenzialmente sarcastico ma che riflette anche una realtà più o meno seria:

“il romeno è nato poeta”.

Giusto per iniziare con una nota ironica.

Viviamo una realtà paradossale: troppi scrivono o pretendono di scrivere poesia, troppo pochi la leggono e quasi nessuno acquista volumi. Gli eventi esistono in abbondanza, dai festival alle rassegne di poesia, ai ritiri poetici, ai cenacoli, ai recital e così via. Sebbene, a differenza di altri Paesi, in Romania la categoria della slam poetry e dello spoken word non sia così diffusa o popolare, esistono eventi degni di nota, tra cui il Campionato Nazionale di Slam Poetry e serate di spoken word a Brașov, organizzate con regolarità.

D’altra parte, Direcția 9, la scuola di poesia e organizzazione di cui faccio parte anch’io, organizza costantemente ed è partner in una serie di eventi che, nel tempo, hanno prodotto conseguenze significative: hanno creato ponti tra generazioni, legami stretti tra poeti romeni e stranieri e hanno costruito vere e proprie rampe di lancio per i poeti esordienti e per le nuove generazioni. Tra questi si annoverano la Tabăra Internațională de Poezie Boema 9, i Premi Nazionali per il Debutto in Poesia Traian T. Coșovei, il cenacolo Boema 9 Insurgenții, il Concorso Internazionale di Creazione CultuRO (organizzato dai nostri amici e partner del Centro Cultural de la Tierra Tracia – Asociación Romanati, guidato da Mircea Giani Florescu, leader e promotore della vita culturale della diaspora romena in Spagna), Boema TV (un programma culturale con particolare attenzione alla poesia, realizzato dal poeta e presidente di Direcția 9, Adrian Suciu, disponibile sul canale YouTube omonimo e trasmesso anche su Orizont TV), e l’elenco potrebbe continuare.

I nostri sforzi attuali si concentrano sul rafforzamento dei ponti internazionali, anche attraverso la traduzione e la pubblicazione, su riviste romene di settore, di poeti stranieri, e sulla continuazione della diffusione della poesia romena oltre i confini del Paese.

In questo senso, siamo stati e rimaniamo aperti a collaborazioni e partnership di qualità, con un impatto reale.

 

Come due donne allo specchio, io e Violeta Anciu ci siamo raccontate in poesia, con quel sano desiderio di comunicare emozioni e creare legami.

E attraverso un intreccio speciale, abbiamo scritto questi versi “a due voci”:

 

su velluto, teso

pe catifea

con mano, quel tempo

întins de mână, 

che poi ritorna.

acel timp care se tot întoarce.

 

poeti per mano

poeți de mână 

sulla cima del mondo

pe creștetul lumii

come una corona.

ca o coroană.

 

Ad Maiora!


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