CERCANDO LE CHIAVI - Anna Segre - L’odontoiatria come metafora
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| Anna Segre |
Cosa ho imparato dall’odontoiatria.
- È bello essere dottori della restitutio ad integrum.
- È meno deprimente curare malattie non mortali. Gli oncologi dovrebbero avere una voce in più nella fattura: psicoterapia e farmaci per chi deve gestire certe notizie e certe cure.
- È più facile avere a che fare con un dolore alleviabile. Vi sfido sulla sofferenza senza uscita.
- Per ‘otturazione alta’ s’intende un micron, forse due, ed è fonte di grande fastidio e dolore, a riprova del fatto che il minuscolo non va mai sottovalutato.
- Per quanto un dente possa essere radicato nella mandibola o nella mascella, ci sarà nel terzo cassetto la giusta leva termoimbustata per estrarlo senza particolare forza. Credo nelle radici, ma conosco e temo le leve.
Cosa diciamo noi alla morte? diceva il
maestro di spada a Arya Starck: NOT TODAY!
E lo stesso fa l’odontoiatria.
- Il problema della polpa. Tu odontoiatra, quando sei nei pressi della polpa del dente, hai davanti un ordigno ticchettante, sei nel caveau della confessione, punti la spada nell’occhio di Sauron. È possibile, nel tentativo, appunto, conservativo, collaborare col paziente per capire se si può salvare il dente dalla devitalizzazione, non fare l’anestesia. Però non c’è nudità paragonabile all’arrivare, togliendo minuscole scaglie di carie, nella polpa. Per me, ‘arrivare in polpa’ è metafora di sorpresa viscerale, dolore inaspettato, come uno sparo relazionale. Essere mollati senza essersi accorti che qualcosa non andava, la morte improvvisa di qualcuno, un tradimento inspiegabile. Un grande dolore, sorprendente, come un’automobile che cade dal cielo sulla tua testa e lo chiamano incidente.
Splint, che bella parola.
E comunque Sami Modiano racconta
che, durante la marcia della morte da Auschwitz verso la Polonia e la Germania,
erano in file di cinque e lui stava per crollare. Allora quelli accanto a lui,
chissà chi erano, non si sa, lo presero per le ascelle e lo trasportarono per
lunghi tratti senza fargli nemmeno toccare terra. Ed è anche così che lui si è
salvato. Chi glielo faceva fare, a quei due? Il tikkun olam, la toppa
sui mali del mondo, ma questo è un altro discorso.
- Puoi anche fare un bloccaggio superiore allineato, un vero lavandino richard ginori di ceramica e splendore, ma la perfezione è il contrario del bene, in odontoiatria. Meglio provare a rispettare le leggere sfasature tra un dente e l’altro, il disordine umano, la naturalezza del difetto. Non è dritto, un sorriso dritto.
Potrei a lungo continuare, perché tutto, tutto per me è narrativa. Tutto è metafora. Ogni cosa mi chiama per significare altro e lo fa con prepotenza. L’odontoiatria come Sandokan, come il Gallo Sebastiano, come l’elefante Elmer, Kay Scarpetta, il viaggio a Iguazù, la fine degli amori, la morte della mamma. Ciò che mi succede è lì per essere detto, un rocchetto di filo che forma disegni nel tempo, ma mai la tela intera: quella non la vedrò mai.


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