OLTREVERSI - Silvia Rosa - VIII. Il giallo del semaforo | Valeria Di Felice
| Valeria Di Felice, "Il giallo del semaforo", Società Editrice Fiorentina 2025 1. Quali
sono le motivazioni che ti hanno spinto a scrivere questo libro e gli spunti
che ne hanno ispirato i testi? Da
sempre nutro un forte interesse per la parola poetica, attorno alla quale ho
costruito il mio percorso di ricerca umana e professionale, essendo titolare di
una casa editrice indipendente. Negli ultimi anni, avendo intensificato il
confronto con diversi poeti (soprattutto arabi e latinoamericani), ho avuto la
possibilità di relazionarmi con molti contesti socio-culturali, alcuni dei
quali particolarmente critici, e di coglierne le possibilità di riscatto o
trasformazione attraverso la poesia. Poi,
la diffusione sempre più pervasiva dell’intelligenza artificiale e dei processi
di virtualizzazione legati al metaverso ha accelerato una riflessione che era
già in essere: la rivoluzione del governo algoritmico espanderà o ridurrà le
capacità umane, la dimensione semantica dell’uomo, o alimenterà solo
l’illusione di onnipotenza per un oltreuomo che perderà la percezione della
realtà? Queste
due “spinte” mi hanno portata a scrivere Il giallo del semaforo, 43
componimenti vissuti come un’antiriva, come un “esercizio spirituale” per continuare
a sperimentare il senso dell’umano, un luogo in cui ripensare le priorità e
attrezzarsi interiormente, allenando la critica e la relazione. Il
giallo del semaforo è nato così, come una raccolta in bilico tra
poesia civile e intimistica, che tenta il recupero di cose ignorate, ai margini
dell’indifferenza e della dimenticanza. Una raccolta che preserva la sua
anima-corpo, la sua analogia con il pensiero. 2. Come
hai scelto il titolo? Il
titolo è lo stesso della prima poesia in ordine cronologico di questa raccolta.
Durante il Covid facevo un sogno ricorsivo, e per chi – come me – presta
attenzione all’interpretazione dei sogni facendo tesoro della visione
freudiana, non si poteva non soffermarsi sul suo significato più recondito. In
questo sogno appariva un semaforo lampeggiante in un incrocio desolato, di
notte, e io, nella mia macchina, ero costretta a fermarmi per guardarmi intorno
e ripensare le precedenze. È
chiaro che dietro questa sospensione ci sia stata la necessità di rallentare e
riflettere sulle mie priorità. Il semaforo che lampeggia non dà indicazioni, ma
ci esorta a interrogarci sulla strada da intraprendere. Il tutto in una
dimensione nella quale il nero della notte richiama il colore della creatività,
essendo obbligati a “vedere” attraverso il potere dell’immaginazione. 3. Quali
sono stati i passi che ti hanno portato alla sua pubblicazione, nello specifico
come ti sei orientata per la scelta della casa editrice e quali ostacoli hai
eventualmente incontrato? La raccolta ha avuto una
gestazione di cinque anni, poi mi sono messa a cercare una casa editrice. Avrei
potuto pubblicarla con la mia, la Di Felice Edizioni, ma ho preferito
confrontarmi con la visione di un altro editore o direttore di collana. Ed è
così che la raccolta ha trovato accoglienza nella collana Pasifae,
diretta dal poeta Mario Fresa per la storica Società editrice fiorentina di
Massimo Ciani. 4. Che
cosa auguri a questa tua opera in versi? Sarebbe scontato dire la
condivisione con i lettori. Credo che sia l’augurio di ogni autore, me
compresa. Oltre a ciò, spero che questa opera mi rimanga accanto. Insieme
potremmo crescere e continuare a camminare sulla stessa strada, fermandoci ogni
tanto di fronte a un semaforo giallo. Da Il giallo del semaforo
(SEF 2025) Le stelle madri Le stelle ci vedevano prima che fossimo sulla terra – anche dopo, quando eravamo
polvere sulla strada del ritorno. Abitavano le orbite estinte in silenzio, adorne del
creato. Si confondevano con gli
occhi delle madri, quando le notti erano
bambine su un letto disfatto, due pantofole nella luna
piena. I bordi del panino Amava i bordi del panino girava intorno al cuore
imbottito, la preda più comune della fame. Sentiva l’estremità delle
cose sciogliersi in bocca –
liquefarsi i confini masticandone i muri. Buttava giù – fin giù e intanto rendeva il morso
compiuto l’emarginato, l’ultimo,
l’oppresso. Ogni pezzo riacquistava
senso, ogni corpo il centro. Arrivò poi alla parte più
farcita ma la sua lotta era già
sazia: rese giustizia per un attimo ai dissapori della
periferia. Il ragno Ogni mattina entrava in
macchina e guardava lo specchietto –
se ci fosse la tela tessuta
dell’inganno. Nessun corpo impigliato – non ancora – e intanto il ragno fermo
nell’incavo a filare l’attesa del martirio. Poi un giorno – a metà
viaggio – l’insetto cadde nel raggiro
della seta e il ragno si rese vivo col
sacrificio della preda. E fu allora che si accorse – l’uomo al volante – che non basta vedere per
salvarsi la pelle. L’ostia e la città La città agglomerata ha
strappato i bulloni della terra, ne ha fatto ostie di ferro per la sua liturgia
grigio-cemento. «Fate questo in memoria di
me» e le ha ingerite come un
pozzo asciutto. Ai posteri solo il tonfo
delle sue travi. Valeria
Di Felice (Nereto 1984) fonda nel 2010 la Di Felice Edizioni. Ha
pubblicato le raccolte poetiche L’antiriva
(2014), Attese (2016), Il battente della felicità (2018, 2019)
e Il giallo del semaforo (2025). Le sue poesie sono state tradotte e pubblicate
in Marocco, negli Emirati Arabi, in Romania, Palestina e Giordania, Tunisia,
Paesi Bassi, Spagna, Perù. Nel 2016 ha curato l’antologia poetica La grande madre. Sessanta poeti
contemporanei sulla Madre, nel 2017 la miscellanea di critica e poesia Alta sui gorghi, nel 2019 il volume Antonio Camaioni. Nell’ordine del caos.
Nel 2024 ha co-curato il volume Leandro
Di Donato e il suo canto mai finito. Nel 2018 ha tradotto, in
collaborazione con Antonella Perlino, il libro di racconti della scrittrice
marocchina Fatiha Morchid, L’amore non è
abbastanza. Nel 2023, per la prima volta in Italia ha tradotto e curato le
poesie della contessa Anna De Brémont, Sonetti
e poesie d’amore. Sue
poesie sono apparse in varie antologie internazionali tra le quali La prezentul continuu. Patruzeci de poeti
italieni contemporanei (Editura Cosmopoli, Bucarest 2021) con la traduzione
di Eliza Macadan, e El pajaro de fuego.
Veintisiete poetas italianas entre dos siglos a cura di Emilio Coco (Silaba
Editores, Colombia 2024). |

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