LA LINGUA MISTERIOSA DELLA POESIA - Anna Spissu - La profezia di Celestino e quella di Montale. Storia di coincidenze. E di Destino.

Anna Spissu

 

Nel 1993 fu pubblicato in Italia un libro di enorme successo, un best seller mondiale.

L’autore era lo scrittore americano James Redfield e il romanzo si chiamava “La profezia di Celestino”. Lo lessero milioni di persone in tutto il mondo. Credo che siano pochi i lettori della mia generazione a non averlo nella libreria. D’improvviso molte persone cominciarono a pensare alle coincidenze come segni folgoranti del destino. Le librerie vendevano le agende dell’anno nuovo con uno spazio apposito per trascrivere, giorno per giorno, le coincidenze che capitavano. Il messaggio era chiaro: il Destino davanti a noi è leggibile se ci si connette con l’universo tramite i “segnali” (le coincidenze appunto).  

Per me, che per cultura familiare credo nei segni fin dall’infanzia e nel fatto che nella vita niente succede per caso, la faccenda delle coincidenze è sempre stata piuttosto naturale, ma evidentemente per moltissimi fu una folgorazione.

Per l’articolo del mese voglio partire da qui, da quello che è arrivato mentre pensavo alla scelta dell’argomento. I fatti sono questi, in ordine: al supermercato compro Donna Moderna, che compro raramente anche se spesso ha articoli interessanti e poi mi piace informarmi di moda, creme di bellezza, trucchi e cose varie femminili.

Sfoglio e trovo questo articolo: “Vediamoci in libreria”.

Riporto qui alcuni estratti dell’articolo: “dal Piemonte alla Sicilia fioccano appuntamenti di bookcoaching, reading party, silent book club e ritiri letterari”; a Milano nella neonata BookBubble in Corso Buenos Aires non si entra solo per acquistare. I titoli sono organizzati come tappe di un percorso tra diversi stati mentali e il negozio mette in programma gruppi di discussione ed eventi legati alle passioni letterarie. La letteratura diventata un rito da vivere insieme.

È bello, è liberatorio, e ciò che si portano a casa i partecipanti è la sensazione di libertà nel parlare di certi argomenti senza paura del pregiudizio.; la narrativa facilita il contatto con stati emotivi e mentali piacevoli e permette un incontro più sicuro anche con le emozioni dolorose”.

E la poesia? No dico, la poesia non facilita il contatto con stati emotivi piacevoli e non? Non è mica vero che anzi, proprio per il suo carattere di immediatezza, è più vicina al mondo dei sentimenti e delle emozioni? O forse è proprio questo suo essere così di forte impatto che spaventa e allontana? Forse non facilita ma impone il contatto con gli stati emotivi? Forse brucia? Sì, sì lo so, c’è anche il fatto della comprensibilità, ma questo per ora vorrei accantonarlo: per comprendere la Poesia a volte bisogna lasciarsi inondare più che fare l’analisi logica e capisco che magari per certi autori bisogna essere lettori già avvezzi alla poesia. Oggi come oggi, comunque, con la tensione della poesia alla prosa, molti ottimi poeti sono del tutto comprensibili; eppure nella stragrande maggioranza dei casi, almeno in Italia, le riunioni dei poeti sono frequentate da poeti. I soli lettori non ci sono, la gente “comune” non c’è. La strada per invertire la rotta è senz’altro cominciata, almeno nella consapevolezza, ma certo sarà lunga.

È sempre stato così? Senza andare nei tempi lontani millenni, quando la poesia rivestiva un carattere di sacralità, fermiamoci al novecento a un articolo di Montale. E qui siamo alla seconda “coincidenza”. L’Oscar Mondadori di Eugenio MontaleSulla Poesia” regalatomi recentemente da un’amica, è talmente voluminoso e ricco di saggi critici e di articoli che non si può leggere d’un fiato. Così lo tengo sul comodino e lo “assaggio” un po’ alla volta.

Apro e mi trovo in questo articolo apparso sul Corriere della Sera dell’11 novembre 1949 intitolato “La poesia si vende”.

Montale riferisce che molti anni prima (quindi forse parliamo degli anni trenta) in una rappresentazione della Compagniissima Galli-Guasti-Ciarli-Bracci il comico Amerigo Guasti rifiuta il dono o l’acquisto di un libro in busta chiusa dicendo: “non mi fido: potrebbero essere dei versi”. E tutta la platea scoppia in una grande risata. Mi fa un po’ male riferirlo, ma andiamo avanti. Montale scrive che il pubblico oggi (nel 1949) non riderebbe più a una simile battuta e annota che “il nostro tempo ha distrutto quanto di solenne, e perciò di possibilmente ridicolo, era insito nel concetto stesso di poesia. La poesia oggi non fa soltanto ridere e non giace invenduta nei palchetti delle librerie, la poesia anzi, si vende come e meglio degli altri generi letterari.” Se è vero che i principali clienti dei poeti sono coloro che scrivono versi, “non sono però i soli. Compra poesia (moderna) chi ama le letture fatte a spizzico, chi vuole aprire di tanto in tanto il rubinetto della così detta lirica. Se esistono amatori dei romanzi lunghi e noiosi, che vogliono affezionarsi ai personaggi e convivere lunghi mesi con essi, come non esisterebbero coloro per i quali l’arte non è che un sussulto, scossa, breve eccitazione?”

E qui evidentemente si torna alle parole dell’articolo della rivista Donna Moderna, a quel fatto che la narrativa facilita il contatto con gli stati emotivi e che invece, secondo Montale, la poesia impone il contatto con i propri stati emotivi, perché il sussulto, la scossa, la breve eccitazione sono al di fuori dell’immediato controllo razionale, la poesia “ti viene addosso”.

Detto ciò il mio pensiero è che, se all’estero ci sono poeti che riempiono i teatri (e qualche esempio lo abbiamo anche in Italia), il contatto fra il pubblico e la poesia crescerà. I poeti con un atteggiamento e una consapevolezza dei diversi bisogni del pubblico e le persone del pubblico con il rispetto e in fondo anche la gratitudine che nasce verso chi ha scritto cose che stavano anche dentro di loro senza saperle dire.

In quanto al Destino e alle coincidenze chiudo con due poesie, una di Cesare Viviani:


Non sapremo mai

se quel che abbiamo avuto

ci è stato dato,

se in tutta la vita

abbiamo conquistato

un filo d'erba,

un frutto, un sorriso.

 

E una mia, inedita:

 

E se pensi ai momenti

che sono stati destino

ti accorgi che erano

tutti gli istanti della tua vita.

In quanto al futuro

sappi che i cavalli del sogno

hanno già attraversato la prateria

e aspettano che tu scelga

a quale di loro

sciogliere la briglia

 

*

Fonti:

Donna Moderna n.13 - 2026.

Eugenio Montale “Sulla poesia” (Oscar Mondadori)

Cesare Viviani da “Osare dire” (Einaudi Edizioni)

Anna Spissu “Destino” (inedito)

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