FRANCIA-ITALIA: PONTI DI POESIE - Maria Pia Mischitelli - «L’ultimo Fiammifero di Jacquot»
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| Maria P.Mischitelli |
Prévert. Basta il nome
perché appaia, come magia, fumo di sigarette nell’aria densa di vetri che
schioccano “À la santé!”; perché si
senta un vociare di bistrò e cada giù quella pioggia sottile che lucida i
selciati di Montparnasse sotto una luna che già, da sé, è poesia. Non è solo letteratura;
è un’inquadratura del regista Marcel Carné, è il battito di un’epoca sospesa
tra due abissi.
Immaginiamo, Jacques Prévert, detto Jacquot tra le pensioni squallide di
Clichy: lì dove l’argot non è una posa, ma la lingua viva dei vinti e
dei poeti. Spesso sono gli stessi, altre volte no. Prévert ha preso la polvere
delle strade e l'ha trasformata in polvere di stelle. È l’alchimista senza oro.
Ha camminato con i Surrealisti, ma è rimasto fedele alla strada, ai personaggi
anonimi che portano in tasca una dignità popolana e una battuta pronta.
Barbara. Dov'era
Barbara? A Brest, sotto un diluvio di ferro e cenere nazista. Mentre lei
diventava l'emblema di un amore che non torna, lui restava il cantore dello
strepito parigino. Una poetica solo «apparentemente» semplice, ma densa di
ritmi interni, di scarti psicologici, di trappole tese al conformismo.
C’è una sostanza densa nella sua aria grigia: una miscela di modernità che
danza tra le volute di fumo dei tabarins e una nostalgia feroce per
l’innocenza perduta in quella «connerie
de guerre». Per Prévert, il bambino e l’uccello sono la stessa cosa: un
grido di libertà, un rifiuto spontaneo delle istituzioni, come nei Ragazzi
che si amano.
Lui, l’avanguardista che ha democratizzato l’arte, l’ha riportata dove
l’aveva presa all’inizio, ovvero in strada. Ha strappato la poesia dai salotti
per portarla nelle sale buie del cinema, tra i dialoghi de Il porto delle
nebbie e le atmosfere di Arletty. Eppure, oggi, lo condanniamo a una
«semplicità» che sfiora il banale. Lo abbiamo dimenticato sotto l’etichetta dei
poeti per l’infanzia, dimenticando che fare della quotidianità un’opera d’arte
è la sfida suprema, un atto di ribellione politica e umana.
Prévert è una fede nella parola, unico credo contro la violenza. È una
prosa poetica che vortica nelle voragini della Senna. È l'ironia che ci salva
dall'abisso.
Parigi di notte
Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L'ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le mie braccia
***
Paris at night
Trois allumettes une à une allumées dans la nuit
La première pour voir ton visage tout entier
La
seconde pour voir tes yeux
La
dernière pour voir ta bouche
Et
l'obscurité tout entière pour me rappeler tout cela
En
te serrant dans mes bras.


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