A BACIO DI RIMA - Lina Maria Ugolini - Preghiera/Pattumiera
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| Lina Maria Ugolini |
Dedicato
alla pulizia che pulisce
alla donna inginocchiata in preghiera
davanti a una pattumiera.
[esergo al bacio]
Il bacio non è blasfemo. Occorre chiarirlo a inizio pagina in modo da non creare equivoci. La rima si lega a un’immagine osservata in un lussuoso albergo. Non serve precisare il nome o la località. Conta l’azione eseguita dalla domestica piegata sulle ginocchia, applicata nel lucidare contenitori di rifiuti sparsi agli angoli della hall, tra divani in pelle e velluto, tappeti, cristalli, specchi, marmi e rose scarlatte. Passa e ripassa il panno, composta, intenta a fare specchiare l’ottone. Più ostinata la preghiera, più brilla la pattumiera (in altri secoli anche sputacchiera).
Non c’è luogo, non c’è stagione, non c’è un solo modo di pregare.
Canta il menestrello:
Dio di misericordia
Il tuo bel Paradiso
L'hai fatto soprattutto
Per chi non ha sorriso.
Fabrizio De André, Preghiera in Gennaio
https://www.youtube.com/watch?v=iXkDQRJOYqI
Un oggetto predisposto a ricevere solo scarti, rifiuti. Cartacce, fazzoletti, immondizie indifferenziate, nella parte superiore cicche di sigarette. Se potesse parlare, cosa direbbe tale pattumiera alla cameriera che ne ha cura? Forse riderebbe d’ogni sua premura nel renderla così splendente, inutilmente profumata, vanamente coccolata. O forse denuncerebbe la propria condizione, stanca di servire e riverire il consumo compulsivo di una classe sociale sazia e agiata.
A volte i poeti ascoltano le voci di tutte le cose prive di bellezza, gettate, collocate tra case dimenticate.
Questa è la periferia
Antenne storte sui balconi
rotte le lampade dei lampioni.
Parabole avvitate a grate di squallore
appese tra lenzuola senza candore.
Nomi alle strade di gente sconosciuta
a illudere di poco una vita vissuta.
Vetri infranti, rifiuti accumulati
nel verde che vorrebbe essere prato.
La porta di una rete a ricevere un pallone
tirato a calci di rabbia, polvere e sabbia
tra fili d’erba senza domani.
Questa è la periferia
asciutti i carmi, aridi d’allegria.
Lina Maria Ugolini, Tutti poeti i bambini brioscia, Nous (2024)
Dare lacrime alle spazzature del mondo, ad attrezzi che scavano, scartano, demoliscono, erigono il nuovo senza che vero nuovo ci sia. «Solo l’amare, solo il conoscere conta, non l’aver amato, l’aver conosciuto». Immagini di macchinari gridano accanto a coloro che sudano. Recitano i loro rosari i calli sulla pelle degli operai.
Pier Paolo Pasolini da Il pianto della scavatrice:
[…] A gridare è, straziata
da mesi e anni di mattutini
sudori – accompagnata
dal muto stuolo dei suoi scalpellini,
la vecchia scavatrice: ma, insieme, il fresco
sterro sconvolto, o, nel breve confine
dell’orizzonte novecentesco,
tutto il quartiere… È la città,
sprofondata in un chiarore di festa,
– è il mondo. Piange ciò che ha
fine e ricomincia. Ciò che era
area erbosa, aperto spiazzo, e si fa
cortile, bianco come cera,
chiuso in un decoro ch’è rancore;
ciò che era quasi una vecchia fiera
di freschi intonachi sghembi al sole,
e si fa nuovo isolato, brulicante
in un ordine ch’è spento dolore.
Piange ciò che muta, anche
per farsi migliore. La luce
del futuro non cessa un solo istante
di ferirci: è qui, che brucia
in ogni nostro atto quotidiano,
angoscia anche nella fiducia
che ci dà vita, nell’impeto gobettiano
verso questi operai, che muti innalzano,
nel rione dell’altro fronte umano,
il loro rosso straccio di speranza.
In Le ceneri di Gramsci (1957)
Basta inginocchiarsi per pregare? La posizione dimezza ogni altezza del corpo. Nel pregare giova comunque il panno dell’umiltà.
Si cancellano in silenzio le sozzure del mondo e degli uomini.
Non c’è nessuno che vede veramente.
Per caso oggi capita a questa penna che in rima trova la ragione di un bacio.


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