RONDINI - Melania Valenti su IL CASTELLO DI CARTE di Giovanna Albi
Il castello di carte (Di Felice Edizioni, 2025), romanzo di Giovanna Albi proposto di recente al Premio Strega 2026, è opera dalla scrittura densa e percorsa da una continua introspezione psicologica, che utilizza la figura di Chiara, avvocatessa colta, sportiva e schiva, per esplorare la fragilità delle costruzioni mentali umane, cui l'autrice introduce sin dal titolo. La narrazione -anche se forse di narrazione vera e propria non si può parlare, quanto di una serie di flash, di visioni oniriche che si intrecciano- ruota attorno alla metafora del castello, di carte appunto, ovvero quell'impalcatura di illusioni e figure idealizzate che ogni individuo edifica per proteggersi e su cui spesso costruisce la propria esistenza. È un "castello in aria", dove Chiara "aveva sistemato dame e damerini, trini e lustrini", in un equilibrio tanto illusiorio quanto fragile, destinato a crollare sotto il peso della realtà, lasciando la protagonista a confrontarsi con le proprie macerie interiori.
È una continua tensione psicologica e filosofica, a reggere le fila del racconto, sempre cercando di destreggiarsi tra il limite e l'equilibrio, tra tutto ciò che tiene in piedi l'impalcatura della vita della protagonista e ciò che potrebbe farla precipitare. Chiara è "disarmata e tagliente", definita da un fulminante aforisma che ne racchiude l'essenza: "ha un segreto che nemmeno Chiara sa". Lungo l’intero dipanarsi degli eventi, la protagonista cerca di decodificare la propria esistenza attraverso un rapporto conflittuale con la psicoanalisi e il suo rifiuto del dogmatismo freudiano, culminato nel gesto catartico di "dare alle fiamme il ritratto di Freud e i suoi scritti" dopo dieci anni di terapia "quasi asintomatica", segna il passaggio verso una visione più vitale e junghiana, dove il corpo, il nuoto, la ginnastica diventano strumenti di resistenza contro la debilitazione dell'anima.
Il percorso di Chiara è costellato di incontri decisivi, come quello con Federico, che incarna la concretezza di un amore naturale e il cui profumo di "bambino piccolo" attraversa l'intero libro, o quello con Francesca, figura necessaria per sciogliere i nodi di un passato distorto. Sotto il profilo stilistico, il testo, come già rilevato, è un mosaico di riflessioni filosofiche e piccoli saggi che spaziano da Platone a Sant'Agostino, testimonianza del grande bagaglio culturale e filosofico dell'autrice, pur mantenendo una voce che Filippo La Porta, autore della puntuale prefazione, descrive come una letteratura "svagata ma profondissima", capace di essere al contempo divertita e commovente.
In questo scenario, Chiara intesse un dialogo costante con i grandi poeti del passato, identificandosi visceralmente con Antonia Pozzi, della quale condivide la "vita sognata" e la sensibilità tragica, o proponendosi come una controparte femminile di Giacomo Leopardi, di cui accetta il pessimismo ma recupera la forza simbolica della ginestra come resistenza vitale. Sono di certo poeti, questi, che permeano profondamente la vita e la formazione di Albi, dei quali si rinviene l'eco lungo l’arco narrativo. I richiami a Cesare Pavese e alla Monaca di Monza manzoniana arricchiscono ulteriormente la trama, delineando un'opera che è al contempo un grido di libertà e una celebrazione della "furia di vivere", e che trova nella parola scritta l'unico strumento capace di ricomporre l'identità frammentata.
Nulla è aprioristicamente conoscibile, tutto è potenzialmente presumibile, sembra sussurrarci Giovanna Albi dalle sue pagine, mentre ci ricorda che "nessuno può sapere come finisca la storia di Chiara, se non dopo la sua morte".
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Giovanna Albi, teramana, ospite di Perugia, ma spesso in viaggio, libera docente soprattutto di greco e filosofia, scrive libri, ma non si definisce scrittrice. Nota critica letteraria, redattrice di Satisfiction, Letteratitudine e Finestre lit-blog con relative rubriche, ospite di Rassegne letterarie e filosofiche, coniuga Antico e Contemporaneo. Per lei la cultura non dovrebbe essere divisiva, ma mare navigabile. Ultima opera “Il Castello di Carte” Di Felice Edizioni 2025. In preparazione il saggio “La vera Antonia Pozzi”, indagine poetica e psicofilosofica.


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