RADIO BABELE - Daniele Zanghi - 6 POESIE DI OWLLOW ORWAN
Owllow Orwan, State of mind, A2, Matite su carta
La mia vita è cominciata con
una macchia di sangue
in un fiume di pittura
tagliato di spazi e di cancellature.
Colori che mi strappano la retina.
Mangio soltanto quelli grigi che sporcano
e ispirano dei marroni sul bordo dei polmoni.
Non ho attraverso l’oceano a nuoto,
Ho rovesciato la pagina amara.
Parlo alla mia ombra
e infrango il puzzle insieme al numero.
La lingua di legno è cosa assai curiosa.
La mia fronte solo tetto.
Sballottata in queste vene nervose,
c’è una pena sola che mi erode.
Ma vie a débuté avec une tache
de sang
dans un fleuve de peinture
coupé d'espaces et de ratures.
Couleurs qui m'arrachent la rétine.
J'en mange que des grises
qui souillent
et inspirent des marrons sur le bord des poumons.
Je
n’ai pas traversé l'océan à la nage,
J'ai renversé la page amère.
Je parle à mon ombre
et fait tomber le puzzle ainsi que le nombre.
Langue de bois est chose bien curieuse.
Je n’ai que mon front comme toit.
Baladée dans ces veines nerveuses,
il n'y a qu'une peine qui me creuse.
Bisogna abituarsi alle
apparenze, ronza un Lucifero
spaventato che, sembra, subisca la mancanza.
Maledetto come un ragazzino a ogni aggancio. Egli non
scivola, i suoi artigli devono a ogni costo
acciuffare, la sua passione lo divora, c’è un
sacrificio e il corpo non è suo.
Cresciuto da ragioni quadrate, logica
matematica, davanti a degli schermi piatti sotto
una piramide di credenze, secondo diverse
logiche egli vivrà come un’enclave in un
mare di sapere fino al giorno in cui il cielo
si capovolgerà e il suo tempio coriaceo
crollerà.
Orde di cani masticano le croste
d’osso, non ne rimarrà niente
se non la rabbia nel loro pelo, e caos.
Faut s'y faire au paraître,
rode un Lucifer
effrayé qui subit le manque, il paraît.
Maudit comme un gamin à chaque prise. Il ne
glisse pas, ses griffes doivent à tout prix
épingler, sa passion le dévore, il y a un
sacrifice et le corps n'est pas sien.
Grandi par des raisons carrées, logique
mathématique, devant des écrans plats sous
une pyramide de croyances, d'après plusieurs
logiques il vivra comme une enclave dans une
mer de savoir jusqu'au jour où le ciel
chavirera et son temple bien musclé
s'effondrera.
Des hordes de chiens
mâchent les croûtes
d’os, il n’en restera rien
que la rage dans leur pelage et chaos.
Non mi hanno insegnato alcuna
religione
e non ne ho cercata alcuna per conto mio
allora prego e questo è quanto
Di pensieri perduti ne ho a schiera
e di quelli che, nella mia bocca, hanno fatto più d’un giro
Delle parole che ho soltanto udito
Quelle che circolano nei miei sogni
E coloro che le subiscono ne sanguinano
Sotto le insegne
Non guardo più il cielo
I miei occhi si rivolgono soltanto a loro
On ne m’a appris aucune
religion
et je n’ai cherché de moi même
alors je prie et c’est tout
Des pensées perdues, j’en ai des légions
Et celles, qui dans ma bouche, ont fait plus d’un tour
Des paroles que j’ai juste entendues
Celles qui circulent dans mes rêves
Et d’autres qui les subissent en saignent
Sous les enseignes
Je ne regarde plus le ciel
Mes yeux ne sont que pour elles
Butta via i tuoi colori
sporchi.
Ti porto il tocco finale
di quella tela che non hai potuto concludere
perché non sei l’autore del tuo destino.
Attraverso le palpebre.
Colori del sonnambulo del giorno.
Coloro dell’icaro.
Colori notturni per il fotografo.
Un aborto non vede nulla.
Tu che paragoni l’arancione all’inferno.
Vengono lividi agli occhi
quando di spirito si è affranti.
Tu ci vedrai un
alcol che scava.
Immolato dal
tempo, immolato dal fuoco.
Remballes
tes couleurs sales.
Je t'amène la touche finale,
de cette toile dont tu n'as jamais pu venir à la fin
car tu n'es pas l'auteur de ton destin.
Au travers des paupières.
Couleurs du somnambule du jour.
Couleurs de l'icar.
Couleurs
de nuit pour le photographe.
Un avortons ne voit guère.
Toi qui compare l'orange à l'enfer.
On a le bleu aux yeux
quand on a le moral douloureux.
Tu y
verra un alcool qui creuse.
Immolé
par le temps, immolé par le feu.
*
Ode
Hai passato il tuo coltello
sulla mia guancia
Seduta tra le mie braccia
Poi lo hai passato sulla mia trippa
Un viaggio mortale che muta in trip
Accarezzavi la mia mano al mattino
Spaccheresti i miei figli-burattino
di questa società malata
che mi conduce in passeggiata
Sentivo il tuo odore, pensavo a quest’ode,
dimenticavo gli altri, e l’ora.
Cadevo in un limbo
mettevi la sicura al furore
che ho al posto del cuore.
Non ho paura,
Quando curi le mie piaghe,
fintanto che mi piace
Aggrappato alla tua schiena
Ho ritirato le mie zanne da iena
Ti vedo in gabbia
e come te ho la rabbia
Ode
Tu
as passé ton couteau sur ma joue
Assise sur un de mes genoux
Puis sur mes tripes
Un voyage mortel qui vire au trip
Tu caressais ma main au matin
Tu casserais mes fils de pantin
de cette société malade
qui me mène en balade
Je sentais ton odeur, je pensais à cette ode,
j'oubliais les autres, et l'heure.
Je me retrouvais dans les limbes
tu mets la sécurité au flingue
que j'ai à la place du cœur.
Je n'ai pas peur,
Quand tu panses mes plaies,
tant que ça me plait
Raccroché à ton dos
J'ai rangé mes crocs
Je te vois en cage
et comme toi j'ai la rage
*
Per dei baci sotto la neve,
mi ricordo di noi abbracciati nel nostro sudore,
prima dei nostri sogni
d’oro.
All’alba bordò
delle falci di rugiada e dell’edera ghiacciata
avvinte, spargentesi
alle nostre spalle,
un sorriso caldo conservava in bocca
un gusto come di miele.
Tutti a cercare l’effetto
catarsi
per far ribollire le arterie.
È colui che coltiva l’angoscia,
che dice che bisogna essere due per formare una coppia,
che ha scelto dei pendii troppo dolci,
che parla con il cuore,
ti lascia solo per qualche minuto di paura,
impostura.
Par
des baisers sous la neige,
je me rappelle de nous entralacés dans notre sueur,
avant nos rêves
d'or.
A l'aube bordeaux
des serpes de rosée et de lierre gelés
entremêlés, jonchant
derrière nos pas,
un sourire chaud gardait en bouche
comme le goût du miel.
Tous
là, à chercher l'effet catharsis
pour faire bouillir des artères.
C'est
celui qui cultive l'angoisse,
qui dit qu'il faut être deux pour faire la paire,
qui a choisi des descentes trop lisses,
qui parle avec le coeur,
te laisse seul pour quelques minutes de peur,
factice.
La
poesia di Owllow Orwan è profondamente individualista, ma non nel senso
dello sradicamento dell’artista liberale borghese, bensì in quello di
un’anarchia espressiva che testimonia di una potente percezione vitale del
dolore e delle costrizioni rappresentate dalle norme sociali. A tratti la sua
lingua violenta e crudele (non moralmente, ma per via di un sentire che non fa
sconti alle piatte apparenze sociali) assurge a una dimensione visionaria, come
nel caso della seconda poesia qui tradotta, in cui un “Lucifero spaventato”
(vv. 1-2) educato con un sapere repressivo collassa sotto la pressione del
proprio ordine tirannico; restano solamente cani a masticarne i detriti,
trasformando la distruzione imposta dall’odio in un sentire caotico ma
naturale, dove le energie vitali diventano l’origine di una nuova possibile
creazione.
D’altronde, nella prima e nella terza poesia, Orwan afferma chiaramente
quale sia la spinta essenziale che guida la sua scrittura: la forza del caos
impressa nei pensieri e nelle sensazioni, che al contempo distrugge l’identità
del poeta e la ricrea in una forma mondata da qualsivoglia manierismo o obbedienza
a codici espressivo-comportamentali, che appaiono come meri limiti
convenzionali che non hanno minimamente la statura per ergersi a principio
apollineo. La ricerca poetica di Orwan è autonoma e indipendente: invece
di rivolgersi alla religione per dare ordine al proprio caos, il poeta esplora fino
in fondo i propri impulsi vitali, per trarne un verbo che, lungi dall’offrire
conforto, è conscio della sua potenza tanto creatrice quanto delle ferite che
può causare, in particolare nel rapporto “amoroso”.
La poesia “Ode” esprime infatti un’esperienza fisica estrema, in cui gli
amanti sono consci del male che si possono procurare a vicenda – scontro senza
il quale l’amore sarebbe una pia menzogna, come reso ancora evidente
dall’ultima poesia che, dopo aver esposto una situazione idilliaca, riflette
nel modo seguente: “Tutti a cercare l’effetto catarsi/per far ribollire le
arterie./È colui che coltiva l’angoscia,/che dice che bisogna essere due per
formare una coppia,/che ha scelto dei pendii troppo dolci,/che parla con il
cuore,/ti lascia solo per qualche minuto di paura,/impostura” (vv. 11-18).
In sintesi, l’immaginario anarchico di Orwan non lascia posto a
idealizzazioni di alcun tipo, innestando di continuo una meta-riflessione
critica sugli stessi versi che potevano in prima battuta sembrare “alti” o
concilianti. Non è “l’effetto-catarsi” a essere la vera istanza liberatoria
della scrittura, bensì la capacità di stare dentro il male e il disagio per
trovare ciò che di autentico emerge all’interno di una condizione di
lacerazione, che in fondo è quella nella quale sempre si muove l’immaginario.
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Owllow
Orwan è un artista francese nato e cresciuto a Roma. Oltre a
scrivere poesie, disegna usando varie tecniche, scrive racconti, compone musica
elettronica. Ha conseguito un diploma in tecnologie dell’arte. I testi qui
tradotti sono tratti dalla silloge inedita La
vache bleue (La mucca blu).

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