POETICO ACCESSORIO - Claudia Olivero – DELLA NATURA E DI ALTRI PENSIERI
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| Claudia Olivero |
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole
e foglie
lontane[1].
Rovisto un po’ nella mia vita, cercando tra le cose
belle, e trovo una passeggiata in progetto da qualche tempo, in mezzo agli
alberi del Parco Leopardi, che si arrampica su per la collina torinese,
tra il quartiere di S. Salvario e il Colle della Maddalena.
È un parco storico, nel quale convivono esemplari di
alberi autoctoni, come platani dalle dimensioni ragguardevoli o conifere di vario genere, e altri più
sorprendenti, a queste latitudini, come le sequoie.
Il terreno, che si estende per 70mila metri
quadrati, era un tempo parte di un’antica costruzione settecentesca: Villa
Sanseverino. Fu una delle famiglie proprietarie della villa, a piantare le
molte specie esotiche che si trovano ancora oggi all’interno del parco. Qui si
può seguire la strada (quasi tutta) asfaltata, per arrivare a una bellissima
spianata con spettacolare vista sulla città, oppure ci si può addentrare per
sentieri più selvaggi, e nascondersi nella natura. In questo periodo, poi, le
primule gialle e le violette, contrastano con il fogliame marrone caduto in
autunno, che ancora ricopre gran parte del terreno e ogni settimana si notano
cambiamenti, sempre più repentini, man mano che si avvicina la primavera. Oggi
ho scorto le prime gemme su un ippocastano e, poco distante, un gruppo di
sgargianti narcisi gialli, portati quassù da chissà quale vento.
I wandered
lonely as a cloud
That
floats on high o'er vales and hills,
When all
at once I saw a crowd,
A host, of
golden daffodils[2]
Eppure, come dice Tiziano Fratus, «Non c’è spazio nella poesia per la voce degli alberi,/ ogni volta
che vedete un albero in versi c’è un uomo/ accanto, piccolo-piccolo, diremmo
nascosto, celato/ (meglio) che sussurra qualcosa, è questo qualcosa/ che si
rafferma sulla pagina, è questo qualcosa/ sussurrato che arriva sensibilmente
al lettore./ Il lettore di poesia non conosce la voce degli alberi,/ il lettore
di poesia conosce la voce che un uomo/ piccolo-piccolo sussurra al suo fianco,
prendendone/ il posto, facendosi credere, travestendosi da arboribonzo,/ da
mendicante dei boschi, da abitante ramingo in foresta.»[3]
Nella poesia manca spazio per tante cose, è vero, ma
tante altre se ne trovano, inaspettate. Questo fa parte della sua bellezza e
della sua straordinarietà. Di questo la poesia non ci fa stancare mai.
E di bellezza agreste è Mary Oliver una
maestra, lei di alberi parla, ma concordo con Fratus: in generale se ne
scrive troppo poco.
Quando sono tra gli alberi,
soprattutto i salici e le acacie spinose,
e poi i faggi, le querce, i grandi pini,
da loro si leva un respiro di gioia.
Quasi direi che mi salvano, ogni giorno.
Sono così lontana dalla migliore parte di me,
quella che sa essere buona, che sa vedere,
che non attraversa il mondo in fretta,
ma avanza piano, e spesso si inchina.
Attorno a me gli alberi muovono le foglie,
e mi sussurrano: “Rimani ancora.”
La luce cola morbida dai loro rami.
E ancora mi chiamano: “È semplice”, dicono,
“sei venuta al mondo anche tu per questo:
procedere lieve, farti colmare di luce,
e risplendere.”[4]
Che bellissimo augurio, quello di Mary Oliver:
farci colmare di luce, risplendere! Anche noi siamo venuti al mondo per questo.
Veramente? E allora sì, in questi tempi di guerra e di devastazione, qualcosa
con questa poesia dobbiamo pur fare, e con questa natura.
Voglio concludere con qualcosa che sa di dolcezza e
di leggerezza, qualcosa che assomiglia molto alla primavera, quella che la
natura si sta preparando a regalarci, quella che speriamo sbocci davvero dopo
il buio dell’inverno.
FINESTRE APERTE
occhi al cielo.
Il profumo dell’erba tagliata,
il ricordo di quando sapevo
non pensare,
dimenticando il mondo
ai piedi di un ciliegio.
I ricordi indossano
abiti leggeri.[5]
[3]T. Fratus, Poesia con alberi rigogliosi
[4]M. Oliver, Quando sono tra gli alberi, trad. V. Meloni
[5]D. Bellomusto, A corpo libero, esercizi di poesia, Le pecore nere 2024


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