OLTREVERSI - Silvia Rosa - VII. Mani | Rossella Renzi

 

Rossella Renzi, Mani (peQuod 2025)

 

  

1.     Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a scrivere questo libro e gli spunti che ne hanno ispirato i testi?

Non ci sono in realtà motivazioni che mi spingono a scrivere un libro: scrivo per necessità, a ogni ora del giorno e della notte, in qualsiasi luogo mi trovi. Spesso sono in giro, per strada, in treno, al lavoro: prendo appunti su agende e taccuini o sullo smartphone. Ogni tanto – dopo mesi – cerco di raccogliere tutto il materiale disseminato sui vari supporti: se trovo qualcosa di organico, che tenta di prendere una forma concreta, mi metto al lavoro sulla rifinitura dei testi e poi sulla loro composizione in una raccolta. Questa è la fase più faticosa, che dura mesi, anni, ed è in continua evoluzione, perché nel frattempo continuo a scrivere. Se questo procedimento funziona, nasce una combinazione di testi che sono legati da trame, fili rossi che si richiamano, per tematiche, immagini, suoni. Così è nato Mani.

Mi rendo conto che ci sono temi portanti che attraversano le mie poesie, ma questo a posteriori. Ad esempio in questo libro è particolarmente presente il tema della guerra; non potrebbe essere diversamente, considerando quello che accade nel mondo da diversi anni. Le poesie contenute in questo volume sono state scritte dal 2022 al 2025, gli anni in cui si è verificata l’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina, tutt’ora in corso. A questa si è aggiunta la guerra in Palestina… in una delle ultime poesie scritte cito il fiume Giordano. Ciò che accade nel mondo ha una forte risonanza in quello che scrivo, anche se non è sempre così esplicito e nemmeno così chiaro a me stessa.

 

2.     Come hai scelto il titolo?

Ho scelto il titolo perché mi sono resa conto che la parola mani, insieme all’immagine delle mani, e a tutti i significati che questo termine custodisce, era ricorrente nelle poesie. Ma non solo in questa opera: anche nelle precedenti, quello delle mani, per la sua valenza nel mio immaginario, è un elemento che da sempre attraversa la mia scrittura. C’è una citazione di un poeta che stimo, Giancarlo Sissa, che ho inserito ad esergo nel mio secondo libro, che afferma: che se togli la parola mani nessun’altra ne esiste. È un verso che mi risuona nella mente da anni.

In questa ultima raccolta, il titolo ha poi un doppio significato, che in qualche modo sintetizza i diversi temi che attraversano le poesie, come spiega la citazione di Sant’Agostino che ho voluto inserire in apertura: “«[Apuleio] afferma inoltre che anche l’anima umana è un demone e che gli uomini divengono Lari se hanno fatto del bene, fantasmi o spettri se hanno fatto del male e che sono considerati dèi Mani se è incerta la loro qualificazione.» (Agostino di Ippona, La città di Dio)

Aggiungo che considero la parola mani molto evocativa, anche per il suono che produce.

 

3.                 Quali sono stati i passi che ti hanno portato alla sua pubblicazione, nello specifico come ti sei orientata per la scelta della casa editrice e quali ostacoli hai eventualmente incontrato?

Prima di decidere di pubblicare, mi sono confrontata con amici poeti e poetesse, lettori, lettrici a cui mi affido da anni: mi conoscono, mi hanno sempre aiutato e consigliato nel percorso di scrittura. Seguendo i loro consigli ho deciso di pubblicare il libro.  

Mi sono rivolta alla casa editrice con cui ho pubblicato la raccolta precedente, Disadorna, perché mi ero trovata bene e l’editore mi ha dato fiducia anche per questo nuovo lavoro. Mi sembra che il risultato sia buono, per quanto riguarda l’impaginazione, le immagini (i disegni di Daniela Romagnoli) che ho voluto inserire nel volume e la copertina, per cui ho cercato un colore particolare: Blu Bisanzio, visto che questa città ha un significato importante nel libro.


4.     Che cosa auguri a questa tua opera in versi? 

Non so che cosa augurare al mio libro, magari che possa lasciare qualcosa a chi legge: un’emozione, un’immagine, una riflessione. Che possa illuminare o scaldare la giornata di qualcuno, con le parole, l’energia, una carezza… quella che le mani come le poesie – possono donare. Sin ora ho avuto riscontri positivi e sono felice e grata nei confronti di chi ha deciso di dedicare tempo e attenzione al mio lavoro.

 

Da Mani (peQuod, 2025)

 

Tornare qui a frugare

il respiro del mare

quell’eterno venire e ripartire

dell’acqua sulla sabbia il suo sfiorare

il verso del mondo senza memoria.

La culla degli insonni

il canto degli amanti.

*

Continuo a sognare la stagione

dove tutto resta immobile

sotto un velo ghiacciato. È Natale

il calore nel petto, una voce di donna

canta nelle mattine gelate

le arance appena raccolte e spremute.

Noi bambini a spaccare nocciole

seduti, eccitati per così poco

gli occhi spalancati davanti al fuoco.

 

*

Ma dove sono le rondini?

Nel vuoto di primavera accecante

solo i corvi stridono sulle guglie

e la luce taglia la prima pagina.

Voglio svegliarmi nel giardino dei girasoli

respirare lo scarto delle stagioni

bere neve sciolta dalle mani.

 

*

Restiamo nell’abbraccio degli alberi

siamo creature del bosco

prigioniere dell’intreccio dei rami

 

del mulinare di fronde e di foglie

con la pioggia incessante

e questo grigio che prepara alla luce.

 

*

 

Ora ascolta il suono delle ossa

il passo che trascina

il battito che incide

il soffio preme, lambisce la crepa

il tacere lungo fino alla tregua

fino al fermento delle cose nude

ciò che non siamo

ciò che non sappiamo.

 

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Rossella Renzi, insegnante, saggista, poetessa, ha pubblicato I giorni dell’acqua (L’arcolaio 2009), Il seme del giorno (L’arcolaio 2015), Dare il nome alle cose (Minerva 2018), Disadorna (peQuod 2022), Mani (peQuod 2025); il saggio Dire fare sbocciare. Laboratori di poesia a scuola (Pordenonelegge 2018). Da oltre vent’anni scrive di poesia per riviste, siti e blog di letteratura. È redattrice di «Argo» e di «Poesia del nostro tempo». Per la casa editrice Argolibri dirige la collana “Territori” per cui ha curato i volumi Immaginaria (2023), Sia manifesta la tua voce. Forme di resistenza nella poesia persiana (2024 e 2025), Poesia prima persona plurale (2025) con Lorenzo Mari e Gianluca Rizzo. Ha curato, con altri critici, L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie tra Novecento e Duemila e numerosi Annuari di poesia. Ha condotto “Novissime, podcast mensile di poesia e letteratura” insieme a Lello Voce. Numerose sono le collaborazioni che ricercano il dialogo tra la poesia e le diverse forme espressive: col percussionista Mirco Mungari lavora al progetto Mousikè techne sulla contaminazione tra parola, percussioni e strumenti etnici; col polistrumentista Paolo Ravaglia lavora al progetto sperimentale ElettroPoesia (https://soundcloud.com/elettropoesia), che esplora le intersezioni tra musica elettronica, voce, suono. Ha tenuto corsi, seminari, incontri sulla poesia e laboratori di scrittura creativa. Si è laureata nel 2003 all’Alma Mater di Bologna col Prof. Alberto Bertoni, scrivendo una tesi su Eugenio Montale e la poesia del secondo Novecento.

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