L'INGRATO - David La Mantia - Inediti dalla raccolta "I morti che tornano dalla guerra"
Quello che fanno i morti
faranno i vivi.
Stare composti nelle bare
come tra i banchi.
*
Qualche spettro bambino
mi chiede di giocare.
Tira fuori un mazzo di carte.
Sarebbe bello farlo vincere.
*
Li vedi alla tavola,
pieni di energia.
Sono i morti micronizzati
dalle bombe. Dai droni istruiti
all'esattezza.
La loro testa esplosa
ha conservato
tutta la forza
dei giovani sguardi.
*
I giochi dei bambini morti
sono gli stessi dei tuoi bambini.
Parlano la stessa lingua
inconoscibile agli adulti.
(Gettano i giocattoli per terra,
distruggono i mobili
con i martelli dei padri).
*
Cantano la loro fine
nell'ospedale disossato.
Sono i paramedici gentili
falciati da scariche allo stomaco.
Intatta la loro voce.
Il volto quasi sorridente.
*
C'è spazio in strada per i cani
morti di fame. Da morti
si nutrono solo di polvere,
annusano l'aria
che odora di carne.
Conoscono come tutti
la strada del ritorno.
*
I morti tornano dalla guerra
ognuno portando un oggetto.
C'è chi tiene il gomitolo di filo
che ne ha ricucito le membra.
C'è chi porta il cuscino
dove aveva dormito
il giorno del compleanno.
C'è perfino chi trascina
con sé l'abito del matrimonio,
un orologio, la cover di un telefono.
Per i morti ogni cosa assume senso.
Ogni cosa è una cosa da custodire.
*
Non so più piangere - grida uno spettro
nascosto tra le macerie.
Ha più paura di me
quando si avvicina
irriconoscibile.
La paura - ecco - la paura,
l'unica cosa che dura in eterno.
*
I morti fanno promesse ogni giorno.
Promettono di non gridare troppo,
di piangere il meno possibile,
di non fare cadere le cose,
di liberarci dagli incubi.
(da "I morti che tornano dalla guerra"
raccolta inedita di DavidbLa Mantia).
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