LADRO DI STELLE – Marco Brogi - Un’antologia di Spoon River dei nostri anni

 

Marco Brogi



Questa è la storia di un libro introvabile. L’editore fallì, e così quella creaturina di carta, tirata su con amore, quintali di entusiasmo e anche un bel po’ di fatica, non uscì quasi mai di casa.  Gianni Mura, che aveva scritto la prefazione, l’aveva definita (con generosità) una “Antologia di Spoon River dei nostri anni”. E in effetti ‘Sorella Toscana’, questo il titolo del libro, ricalcava un po’ nell’architettura l’indimenticabile (e irraggiungibile) opera di Lee Maester. Ma c’era una differenza sostanziale: nella mia antologia a parlare erano persone ancora in vita: in questo caso un centinaio di abitanti di Buonconvento, il mio paese. Ognuno di loro (dal negoziante al benzinaio, dalla ragazza madre alla badante, dal calciatore che ce l’ha fatta a quello rimasto nelle serie dilettantistiche, dal disertore al bugiardo per vocazione), parla in prima persona, dice la sua sulla vita, su un amore andato bene o male, su una speranza che si è concretizzata o è rimasta tale. L’idea di ritrarre in versi gli abitanti del mio paese la cullavo da qualche anno. Si trattava per lo più di persone che conoscevo e quindi non avevo avuto eccessive difficoltà a fermarle su un foglio. Le incontravo tutti i giorni al bar, per strada, in pizzeria. Le loro storie le avevo già dentro da tempo. Si sono scritte da sole. Sono confessioni senza il prete; ognuna di queste persone racconta senza ipocrisie la sua vita, le sue paure, i suoi desideri, la sua visione delle cose. Ne era uscita una galleria di dolori, emozioni, rimpianti, desideri, che alla fine aveva stupito anche me. A distanza di tanti anni, mi sono detto: <Perché non restituire la voce, se non a tutti, almeno a qualcuno di quei personaggi che non sono riuscito a strappare all’oblio?>. Lo faccio qui, nel nostro blog, il posto ideale dove mandare le idee a passeggiare.

 

Solo una domanda

Rino Benedetti, elettricista.

 

Quando è chiaro che il buio è in maggioranza

puoi negare l’evidenza, innamorarti,

fare impianti elettrici.

Ho scritto lettere d’amore

portato luce nelle case

al cimitero

nelle feste di paese.

Rimpianti no.

Casomai un dubbio:

chi è che spegne la luce?

 

 

Pane e salame

Otello Rossi, commerciante e cacciatore.

  

Invecchiavo piano correndo

dietro voli di fagiani

cartucce e bestemmie in canna.

Con la vespa mi fermai su un fiore,

mia moglie.

Nella bottega di caccia e pesca

la saracinesca su teneva su anche me.

Al suo posto c’è un generi alimentari.

Mi conforta. Il ricordo di me mangia

pane e salame non dimagrirà

 


La mia macchina

Oscar Ardenghi, detto Oscarino, meccanico innamorato di una 500 blu

 

 Giri su giri

senza troppo allontanarci

da Fiorentina, l’Unità in tasca

la domenica mattina.

Il giro più lungo

un film di Villaggio

girato da comparsa

per le strade di Bibbiano.

Subentrava la gelosia

un benzinaio scic

ti regalava Arbre Magique

facendo apprezzamenti

sulla tua carrozzeria.

Amore stellare, infinito

perché non hai investito

chi rideva di me?

  

Dalla neve

Daniele Nucci, l’arte dell’adozione.

 

Facevo l’autostop alle nuvole.

Una mi ha portato qui

dove il sereno ha l’ovale

di mia figlia.

I figli si imparano

vengano da uteri conosciuti

o dalla pancia di una terra

mai vista.

 

 Due

Giovanni, detto Nannino, e Floriana Marini, un forno e una famiglia.

 

Il forno che diventa pasticceria

che diventa industria che diventa marchio

noto in mezzo mondo.

Provate a pensare che tutto questo

lo abbiamo tirato su in due

scansando i sassi

insegnando alla panna a non smontarsi

di fronte alle difficoltà.

Provate a pensare anche che uno dei due se ne va.

Chi rimane è come se non ci fosse.

Gioca la carta di un gelato

i aggrappa al vento per rialzarsi.

Provate a pensare agli spazzolini da denti

per quarant’anni nello stesso recipiente

o al punto esatto in cui le braccia

confluiscono nel braccetto la domenica pomeriggio.

Provate a pensare un finale diverso.


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