LA STANZA DEI DESIDERI - Ivana Rinaldi - Majakovskij e Lili Brik, non solo una storia d’amore

 

Majakovskij e Lili Brik. Una storia d'amore e rivoluzione, Red Star Press, 2024

La storia tra Vladimir Majakovskij, uno dei più grandi poeti del Novecento, e Lili Brik è sì una storia intima e personale, ma è anche il ritratto di un’epoca dove il fervore artistico e intellettuale si fonde in maniera più o meno conflittuale con quella della Rivoluzione russa. Cos’è una rivoluzione? L’abbattimento di un ordine sociale e di un sistema di potere, o anche lo stabilirsi di nuove relazioni tra esseri umani, tra uomo e donna, come si chiedeva Alekandra Kollontay in L’Amore alato. Ci sono tanti buchi e omissioni su questo tema, eppure scriveva Bia Sarasini su Alternative per il socialismo, n. 47, c’è stata rivoluzione, cambiamento, metànoia, ovvero rivolgimento interiore che coincideva con quello sociale e viceversa. Già nel 1930, il linguista Roman Jakobson dedica a Majakovskij un bellissimo saggio, Una generazione che ha dissipato i suoi poeti, scritto a due mesi dalla morte del poeta e tradotto in Italia da Vittorio Strada nel 1975. “La nostra generazione è entrata in scena straordinariamente presto”, scrive Jacobson, e prosegue citando il manifesto futurista del 1912: “Soltanto noi siamo il volto del nostro tempo. IL corno del tempo suona attraverso di noi”.

Ci sono voluti due studiosi americani, Ann Ruth Demberg, professoressa di letteratura americana, e suo marito Samuel Charters, musicologo, per ricostruire fedelmente una storia d’amore travagliata, insieme al cammino poetico e letterario di Majakovskij, la sua poesia innovativa e spesso incompresa o ostacolata, il suo carattere impulsivo e fragile al tempo stesso. E che trovò in Lili Brik non solo la sua musa, ma colei che con la sua personalità determinata, forse dominante, seppe accompagnare Majakovskij nelle sue tempeste interiori.

Nella poesia Tu, Vladimir esprime tutta la sua fragilità, la falsa idea di mascolinità, la necessità di liberarsi dall’ideologia che vuole l’uomo forte: Poi sei venuta tu / e t’è bastata un’occhiata / per vedere dietro quel ruggito, / dietro quella corporatura / semplicemente un fanciullo. È il momento in cui il poeta si mette a nudo, e confessa il bisogno di essere visto, accolto, amato. È un gesto di disarmo in cui l’uomo nuovo sovietico doveva essere duro, razionale, votato al collettivo; è un gesto controcorrente, una dichiarazione d’amore e bisogno di umanità. Il loro rapporto è un ménage a tre, con il marito di lei, Osip, anche egli uomo di cultura, e che non lo ostacolò mai. Tutt’altro. Il salotto dei coniugi Brik divenne, dal 1915 in poi, un luogo di grande fermento culturale, dove anche i futuristi ebbero un loro spazio. Il libro, frutto di un lungo lavoro di ricerca che vede coinvolti non solo i due autori, ma anche studiosi e studiose di letteratura russa e del movimento futurista di varia nazionalità, ha dato vita e memoria al fervore che animava la Russia pre e post rivoluzionaria, fino allo stalinismo degli anni Trenta, che sarà una delle cause della morte precoce del poeta. Suicidio o omicidio politico? A questo proposito la slavista Serena Vitale ha ricostruito nel suo Il defunto odiava i pettegolezzi (Adelphi, 2015): la morte di Majakosvkij, un evento che sconvolse il regime sovietico, e ancora oggi è avvolto da un alone di mistero.

I due, Vladimir e Lili, si conobbero attraverso la sorella di lei, Elsa, successivamente compagna di vita di un altro grande poeta, il francese Louis Aragon e, nonostante l’antipatia iniziale di lei, istaurarono un rapporto d’amore e un sodalizio artistico fino alla morte di lui, avvenuta nel 1930. Oggi Majakovskij è una figura mitica nel Pantheon sovietico, mentre di Lili si sono perse le tracce. Un occultamento dovuto sia al loro ménage insolito per la morale del tempo, anche nella Russia della rivoluzione, sia per i sospetti che molti contemporanei, come Anna Achmatova, sollevarono rispetto ai coniugi Brik di usare il poeta e di vivere alle sue spalle, e forse per l’indubbia influenza manipolatoria esercitata da Lili sull’amante. Di fatto, le ragioni sono tante e il corposo volume dei Charters, offre al lettore e a chi è curioso di quella cultura, un panorama di tutto rispetto. E se le autorità sovietiche non hanno potuto eliminare Lili dalla biografia di Majakovskij è perché gran parte della sua poesia è dedicata a lei.


Se mai ho scritto qualcosa,

se mai qualcosa ho detto,

è colpa degli occhi di cielo

degli occhi

                    della mia ragazza,

dolci e bruni,

caldi più dello splendore.

(…).

(Per il XII anno della Rivoluzione)

Il lungo percorso di scrittura dei coniugi Charters, si snoda dalla Georgia, dove Vladimir nacque, fino a Mosca, là dove il poeta morì, a soli 37 anni, nel piccolo appartamento assegnatogli dal regime, vicino a quello dei Brik. Delineando non solo il percorso artistico, dal primo futurismo e dal suo esordio poetico Tu (1913), seguito da La nuvola in calzoni, (1915), capolavoro del periodo futurista, fino alle opere celebrative della Rivoluzione e a quelle più intimiste come Amo dedicata a Lili, ma anche la fervente atmosfera culturale di quegli anni che produssero Sergej Esenin – anche lui suicida-, Velimir Chlebnikov, Maskim Gorckij, Boris Pasternak, David Burljuk, Vaslisk Gnedov, Victor Slowski.

Sebbene la lettera lasciata prima di morire che si attribuisce allo stesso Majakoskij, e che in realtà sembra falsa, rimane un documento di alto valore che vale la pena ricordare:

“A tutti. Se io muoio non incolpate nessuno. E per favore niente pettegolezzi. Il defunto non li poteva sopportare. Mamma, sorelle, compagni, perdonatemi. Non è una soluzione, non la consiglio a nessuno, ma io non ho altra scelta, Lilja, amami, compagno governo, la mia famiglia e Lilja Brik, la mamma, le mie sorelle e Veronika Vitol’dovna Polanskaya (l’ultima donna amata). Se farai in modo che abbiamo un’esistenza dignitosa, ti ringraziamo (….), come si dice l’incidente è chiuso. La barca dell’amore si è spezzata contro il quotidiano. La vita e io siamo pari. Inutile elencare offese, dolori, torti reciproci. Voi che restate siate felici. (12 aprile 1930).

 

Ann e Samuel Charters, Majakovskij e Lili. Una storia d’amore e rivoluzione. Traduzione dall’inglese di Gaetano Barile, (b!) Red Star Press, in Italia Dall’Oglio, prima edizione, 1982, pp.348.

 


Commenti

  1. Grazie per la testimonianza, occorre conoscere i poeti anche sul versante oscuro della vita per evitare abbagli su quello chiaro dell'arte.

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