LA STANZA COLOR GLICINE - Simona Garbarino - "ESILIO"

 

Simona Garbarino



"L'esilio è una specie di lunga insonnia"

Victor Hugo


Forse dovrei risalire all'etimologia della parole "esilio", o meglio alla traduzione figurativa che vede "esilio" come "il tempo della vita terrena".

Allora sì, allora posso trovare qualche assonanza con questa parola che, ad oggi, avverto come "straniera".

Se penso alla vita terrena come ad una vita esiliata, una vita che ci tiene ostaggi, lontani da quella che dovrebbe essere la vita vera, la vita da celebrare, ecco che mi sento compresa. O meglio, capisco la sensazione che mi ha sempre accompagnata, fin da piccola, una sensazione di trovarmi su questa terra contro il mio volere, un po' per caso, un po' per imposizione da parte di un Qualcuno non ben definito, o definito per niente. 
Un sentire che mi ha sempre vista guardinga, fuori posto, affaticata dalle mille corse della vita, dalle imposizioni, dai doveri, dal troppo parlare, dal troppo incontrare. 
Estranea alle scorribande giornaliere pur facendone parte. 
Estranea al paese in cui pure sono cresciuta fino a una certa età, estranea alle dicerie, ai pettegolezzi, alle malevolenze. 
Estranea, in una specie di candore tutto mio fatto di arte, musica, film, giochi con pochi fidati amici che condividevano con me un appartato e fecondo modo di vivere le cose. 

Una lente non necessariamente rosea ma sicuramente fatta di stupore e ricerca: sì, ricerca, benché fossimo davvero piccoli.

L'esilio che vivevo era questo: abitare un mondo che non mi corrispondeva e che non mi ha mai corrisposto interamente. Anche adesso, alle soglie dei miei sessant'anni, mi scopro quasi vecchia senza mai aver potuto sentirmi "appartenente", appartenente a questo mondo, a quest'epoca, a questo modo di approcciare ciò che definiamo vita e ciò che definiamo morte

Forse sono solo una piccola sessantenne che continua a camminare su questa terra in attesa della terra vera, quella che Qualcuno ci ha designato...e questo è solo un passaggio, una prova che racchiude miriadi di prove, piccole e semplici, grandi e terribili.

O forse questo che ci appare come un tempo lungo è solo un balzo, al di là del quale ci attende qualcosa di intero, completo, assoluto. 

Una terra dove potrò congiungermi con le persone e gli animali che ho pianto e perduto.

Ecco allora. Giustifico così il mio sentirmi da sempre in terra di nessuno, spaesata, svincolata, straniera, ab-soluta, in buona sostanza sola: con l'unico conforto delle persone che ho amato e che mi hanno amata (una su tutte, Tu, Madre) e la presenza dell'arte in ogni sua forma.

Ecco, adesso colloco questa parola nella mia storia.

L'esilio per me significa questo: affrontare il tempo della vita terrena...o di una lunga insonnia, come sosteneva Hugo.

Commenti

  1. FUORI POSTO - Beh, spesso succede a chi ha spalle larghe - ma non tanto da reggere il peso del mondo - e nemmeno si chiama Atlante.- Eppure lo fa suo malgrado - non per bontà o per farsi vedere - ma è proprio nato così, disgraziato - e il mondo non l'ha mai nemmeno ringraziato. - O capita ad uno di guardarsi attorno - e non riconosce nessuna faccia - né capisce bene quel che si dice - e pensa che male avrebbe fatto Euridice - a tornare alla luce da un grembo più sicuro - oppure capisce di essere caduto - da un altro pianeta per distrazione - né v' è ritorno nella nota direzione.- Ci sono anime vecchie perse tra quelle immemori - e non serve abbracciare il padre, - la madre, la sorella, l' antico amore, - perché non ti riconoscono più - sono lassù e tu sei laggiù - e comprendi allora l'inferno - che è il deserto dove stai vivendo - e la stanza vuota dove aspetti - la porta aperta che è sempre serrata. - C'è qualche speranza per chi è fuori posto? - Ci sono i sogni dei paradisi perduti - e la speranza che un Dio abbia pietà - e infine la cosa più importante, la buona volontà - ché, se non cambia la situazione, - siamo noi a doverla cambiare: - continua indomito a sorridere e salutare - anche chi non sembra volerti ricambiare, - e forse un giorno qualcuno ti riconoscerà - e nel genere umano ti riporterà. - Seduto sulla sponda del grande fiume, - aspetto che passi il cadavere del mio nemico, - che ha il mio viso, ma più sereno - e mi rappacifichi finalmente - con quel me stesso tanto sofferente.

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