INCROCI - Iolanda Cuscunà - Nel vento di Niscemi con Mario Gori. È tempo di sole.

 

Iolanda Cuscunà


L'inverno è una sentenza di dolore” scriveva il poeta Mario Gori in versi dedicati alla sua terra: Niscemi. E quasi profetico appare ora questo verso dopo la frana di poco più di un mese fa. Era gennaio quando le immagini delle case e delle macchine in bilico sul precipizio hanno iniziato a fare il giro del mondo e tutti abbiamo visto  la disperazione di chi è rimasto “nudo”, aggettivo usato in maniera estremamente precisa da uno degli anziani di Niscemi: Antonio (ottantasette anni) il cui pianto davanti alle telecamere ha reso, suo malgrado, noto.

Per chi come me abita quest’isola, e di quest’isola scrive la complessità e le contraddizioni, Niscemi rappresenta una ferita resa ancora più profonda dalla percezione che dopo la frana del 1997 poco sia stato fatto per evitare ciò che nuovamente è accaduto. L’Italia è in generale, come sappiamo, un paese geomorfologicamente fragile, ma qui la fragilità sembra avere radici più profonde della terra. Quali? Dovremmo interrogarci a lungo e a lungo ragionare, ma questo non è certamente lo spazio più adatto. Ma ciò che qui si può fare è continuare a ricordare.

 In questo “incrocio” dunque parliamo di Niscemi e di Mario Gori i cui versi continuano a dire molto sui sentimenti che il vivere in questa terra genera.

 Poeta raffinato, cultore della lingua siciliana, Mario Gori nasce a Niscemi e qui trascorrerà gran parte della sua breve vita, morirà infatti a soli quarantaquattro anni.

 “Fuggito” giovanissimo dalle strade di fango e sabbia della sua città per andare a studiare medicina in Toscana, negli anni cinquanta vi farà ritorno per richiesta della madre e per richiamo di quella terra comunque amata al di là di tutto. A Niscemi Gori si farà promotore di tante iniziative culturali e darà  definitivamente vita ad una rivista “La soffitta” ideata già durante il soggiorno a Pisa, che raccoglierà le voci di tanti intellettuali del tempo.

 Ma come arrivare a tutti gli abitanti di Niscemi? Come farsi ascoltare anche da quei contadini e braccianti che sui libri non avevano tempo e modo di stare? Con Gori la poesia si fa cosa viva, esce per le strade. È proprio il poeta a portarla in giro, fermandosi nelle piazze e leggendo ad alta voce i suoi versi. Mi piace, allora, immaginare che un Antonio bambino abbia, magari, ascoltato un giorno le parole del poeta e che queste abbiano messo radici, chissà. Forse, quell’aggettivo : “nudo” è pescato da un ricordo, da una poesia di Mario Gori che proprio questo titolo diede ad un componimento inserito nella raccolta “Germogli” del 1944.

Un tempo assai lontano, eppure è vero che ancora nei versi di un Gori trentenne sembra risuonare la voce di quell’anziano:

 

un vagabbunnu ca non po' truvari

 

nuddu cunfortu a sta malincunia.

 

(Ritornu)

 

… La vita è niura d’addiu

 

Niura e tristi, tutta chiai chiai.

 

(La mala sintenza)

 

… pi sempri si scurau e c’è

 

La notti na lu cori miu”.

 

(L’arba)

Tutto per sempre si è oscurato/ e c’è la notte nel mio cuore

Scrive così Mario Gori e lo stesso ci dicono gli occhi dell’uomo a cui non è rimasta neppure la foto della moglie defunta.

Questo fa la vera Poesia, dilata tempo e spazio e rende testimonianza delle nostre esistenze.

C’è il vento del sud nella poesia di Gori, un vento che rimane tristemente uguale a sé stesso là dove tutto SEMBRA cambiare

 

La casa è bianca.

Il vento attornia il geranio

ed il tuono che si rotola a valanghe

nell’aria caliginosa

fa tremare la catena del pozzo

dove è sepolto il silenzio.

C’era un pino una volta là,

dietro il cancello prigioniero dell’edera.

C’era un’infanzia che guardava la luna.

Avrei da raccontare un dolore,

avrei da raccontare d’una veste bambina

fuggita dietro le siepi.

Nessuno è più tornato a dirmi

perché la morte dissecca anche il rosaio.

Il vento è il solo abitante di questo deserto

dove l’autunno illividisce i carrubi.

 

Ma se il tempo muta l’aspetto delle cose ma non la loro sostanza, allora dobbiamo restare vigili. Niscemi è il luogo dei luoghi: dove la terra frana è l’Uomo stesso a rischiare di precipitare e Dio non voglia che il Poeta abbia ancora una volta ragione:

Noi custodiamo dentro gli occhi il mondo

 

con l’amore perpetuo degli illusi che

 

attendono una grazia, è così breve il

 

Misero trionfo della carne! Ecco, domani,

 

nell’oscuro e incerto presentimento

 

deponiamo un bene che ci sfugge ed è

 

forse la speranza, quest’antica pietà dei

 

nostri sogni, che ci affida alle cose che

 

saranno. La nostra sorte è solo il

 

desiderio non la certezza perché tutto è

 

vano e si fa vano dentro il nostro cuore.



Mario Gori


 

Nota: alcuni dei versi qui riportati sono ripresi dal PDF “Poesie inedite”

RILEGGENDO GORI:

SAGGI DI

GIUSEPPE BUSCEMI, SALVATORE BUSCEMI, ROSA EMMA CORVO,

PIPPO DI NOTO, ALDO GERBINO, GIUSEPPE GIUGNO, GIOVANNI OCCHIPINTI,

GISELLA PADOVANI, LUCREZIA TINNIRELLO  E ANTONIO VITELLARO

 


Commenti

  1. Grazie per aver condiviso la voce di un poeta oscuro

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  2. Grazie per questo ricordo che interpreta così bene il presente.

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  3. Grazie. E nel ricordo di Mario Gori ricordiamo anche il poeta niscemese Giovanni Parisi Avogaro scomparso da poco

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